Decreto Lavoro. Fp Cgil, Cisl Fp e Uil Fp: “Emendamento inaccettabile: si penalizzano lavoratori del sociosanitario accreditato”

Decreto Lavoro. Fp Cgil, Cisl Fp e Uil Fp: “Emendamento inaccettabile: si penalizzano lavoratori del sociosanitario accreditato”

Decreto Lavoro. Fp Cgil, Cisl Fp e Uil Fp: “Emendamento inaccettabile: si penalizzano lavoratori del sociosanitario accreditato”

Fp Cgil, Cisl Fp e Uil Fp insorgono contro l'emendamento al Decreto Lavoro: "Deroga pesantissima per il sociosanitario accreditato. Chiediamo il ritiro immediato e le stesse tutele di tutti gli altri lavoratori".

“L’emendamento di maggioranza al Decreto Lavoro rappresenta un nuovo e gravissimo arretramento per le lavoratrici e i lavoratori del settore sociosanitario e delle strutture accreditate che operano per conto e a carico del Servizio sanitario nazionale. Il testo prevede, al comma 2, che in caso di mancato rinnovo dei contratti collettivi entro nove mesi dalla loro naturale scadenza, le retribuzioni siano automaticamente adeguate, a titolo di anticipazione, in misura pari al 50% della variazione dell’indicatore IPCA-NEI. Si tratta di un meccanismo minimo di tutela economica, pensato per evitare che il ritardo nei rinnovi contrattuali ricada interamente sulle lavoratrici e sui lavoratori. Ma il comma 3 introduce una deroga pesantissima proprio per alcuni settori, tra cui quelli in cui operano i soggetti erogatori di prestazioni sanitarie e sociosanitarie per conto e a carico del SSN. Per queste lavoratrici e questi lavoratori l’adeguamento non scatterebbe automaticamente, ma verrebbe rimesso alla contrattazione collettiva, sulla base di indicatori economici settoriali, con il solo limite massimo della percentuale prevista dal comma 2. È una scelta inaccettabile”.

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Lo si legge in una nota diffusa da Fp Cgil, Cisl Fp e Uil Fp.

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“Ancora una volta, chi lavora nelle strutture sociosanitarie accreditate viene trattato come una categoria di serie B. Parliamo di lavoratrici e lavoratori che garantiscono ogni giorno servizi essenziali, assistenza, cura e continuità delle prestazioni a persone fragili, anziane, non autosufficienti, spesso in condizioni di lavoro già segnate da bassi salari, carichi pesanti e contratti rinnovati con ritardi insostenibili”.

“Con questa norma – proseguono – mentre per la generalità dei lavoratori si introduce un meccanismo automatico di parziale tutela in caso di mancato rinnovo contrattuale, per il sociosanitario accreditato si sceglie di non garantire nemmeno quella soglia minima. Il messaggio è chiarissimo: il diritto alla tutela economica può valere per tutti, tranne che per chi lavora in un settore già fragile, sottopagato e troppo spesso lasciato ai margini delle politiche pubbliche. Il rinvio alla contrattazione, in questo caso, non è una garanzia: è un regalo esplicito alle controparti datoriali e a quei soggetti sindacali disponibili a firmare contratti al ribasso”.

“Gli stessi – proseguono i sindacati – che in questi anni hanno accettato condizioni economiche insufficienti non avranno difficoltà a concedere ulteriori sconti, scaricando ancora una volta il peso del mancato rinnovo sulle buste paga di lavoratrici e lavoratori. Non si può continuare a finanziare il sistema sociosanitario accreditato comprimendo il costo del lavoro. Non si può chiedere qualità dell’assistenza, continuità dei servizi e presa in carico delle persone fragili, mentre si negano tutele salariali minime a chi quei servizi li rende possibili”.

“Chiediamo il ritiro immediato di questa previsione e l’estensione piena e automatica del meccanismo di adeguamento economico anche alle lavoratrici e ai lavoratori delle strutture sanitarie e sociosanitarie accreditate. Il lavoro di cura non può essere il luogo in cui si sperimentano deroghe peggiorative. Chi lavora per garantire il diritto alla salute deve avere gli stessi diritti, le stesse tutele e lo stesso riconoscimento economico di tutte le altre lavoratrici e lavoratori”, conclude la nota.

10 Giugno 2026

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