Decreto Opg. Tecnici di riabilitazione psichiatrica: “Non sia ennesima proroga a chiusura”

Decreto Opg. Tecnici di riabilitazione psichiatrica: “Non sia ennesima proroga a chiusura”

Decreto Opg. Tecnici di riabilitazione psichiatrica: “Non sia ennesima proroga a chiusura”
L’Associazione italiana tecnici della riabilitazione psichiatrica (Aiterp) auspica che gli Opg “il prossimo anno vengano definitivamente chiusi e che nessun ulteriore rinvio sia necessario. Questo anno di proroga non sia il primo di una lunga serie”.

I tecnici della riabilitazione Psichiatrica dell’Aiterp esprimono “grande preoccupazione per il Decreto del Ministero della Salute con cui si è rinviata di un anno la chiusura degli Ospedali Psichiatrici Giudiziari. Ciò avviene dopo l’eccellente lavoro svolto dalla Commissione Parlamentare d’inchiesta sull’efficacia e l’efficienza del Servizio Sanitario Nazionale presieduta dal Senatore Marino e dopo le pubbliche denunce che hanno scandalizzato l’opinione pubblica, mostrando a tutti senza alcun dubbio che queste strutture “manicomiali” non hanno niente a che fare con la salute, né con la presa in carico terapeutico riabilitativa delle persone con patologie psichiatriche che hanno commesso un reato”.
 
“Per il nostro Paese – specifica l’Associazione in una nota – , all’avanguardia nel campo della legislazione e dell’assistenza psichiatrica, questo rappresenta certamente un lato oscuro rispetto al Sistema Sanitario, nonché rispetto alla salvaguardia dei diritti umani ed alla garanzia dell’acquisizione e dell’esercizio dei diritti di cittadinanza da parte di tutti i cittadini, ancor di più per quelli malati e più svantaggiati. È ampiamente dimostrato che il manicomio, a prescindere dalla “forma” e dal nome assunti – non escludendo dunque quelli “Giudiziari” ovvero gli OPG – è soprattutto luogo di detenzione, non certo di cura, capace anzi di aggiungere patologia a chi vi è rinchiuso: ci riferiamo alla cosiddetta ‘sindrome da istituzionalizzazione’”.
 
“Dopo i reportage televisivi – prosegue il comunicato – che hanno lasciato senza parole anche gli stessi operatori del settore, che sono a contatto quotidianamente con tali realtà, ci saremmo aspettati la più celere applicazione della legge che chiude definitivamente tali istituzioni per offrire a queste persone gravemente malate sia servizi diversificati per obiettivi e specificità sia strutture che rispondano a criteri di appropriatezza clinica, servizi sanitari in grado di garantire Prese in Carico terapeutiche, caratterizzate da percorsi riabilitativi individualizzati. Verosimilmente le carenze strutturali-organizzative del sistema sanitario insieme alla scarsa disponibilità di risorse in termini di professionisti “pronti” ad occuparsi del trattamento dei pazienti autori di reato, con pluriennale storia di istituzionalizzazione, ha reso impossibile rispettare i termini previsti per la definitiva chiusure dei ‘Manicomi Giudiziari’”.
 
In questo senso l’Aiterp si augura che “questo anno di proroga non sia il primo di una lunga serie ed auspica che chi ha il dovere di adottare tutte le iniziative necessarie al compimento di questa civile, oltre che doverosa, Riforma si adoperi nel più breve tempo possibile per portarla a compimento. Una Riforma che in primis garantisca, alle persone affette da patologia mentale che hanno commesso un reato, il diritto alla salute e quindi ad essere curati in modo appropriato, unitamente all’osservanza delle misure di sicurezza previste dalla Magistratura di Sorveglianza, in luoghi di cura adeguatamente strutturati e organizzati. Tali luoghi erano del resto previsti dalla legge sulla chiusura degli OPG che stanziava, come evidenziato dallo stesso Senatore Marino, 272 milioni di euro per la loro realizzazione”.
 
Inoltre l’Associazione sottolinea anche “l’urgenza di dedicare a tali persone percorsi terapeutico riabilitativi mirati ed attuati da personale con specifica formazione in ambito riabilitativo psichiatrico e tra questi, ovviamente, i Tecnici della Riabilitazione Psichiatrica (ricordando altresì che la medesima legge prevedeva di stanziare 55 milioni di euro ogni anno per il personale medico e tecnico). Non solo, riconoscendo l’esigenza di implementare con programmi specifici la formazione specialistica degli operatori della salute mentale, Aiterp si mette a disposizione delle istituzioni pubbliche per definire protocolli di trattamento riabilitativo e percorsi di reinserimento sociale e lavorativo rivolti ai pazienti, nonché programmi psicoeducativi rivolti sia alle famiglie che alla comunità in generale, certamente impreparate a “pensare all’esterno” quelli che a tutt’oggi vengono ancora indicati come “internati”, così da contrastare lo stigma sociale che accompagna tali pazienti, favorendone l’accettazione e l’integrazione nel territorio. Ricordiamo che la sentenza della Corte Costituzionale n. 139-1982 ha stabilito che la pericolosità sociale non può essere definita come se fosse un attributo naturale di una persona e di una malattia. Deve essere invece messa in relazione ai contesti, alla presenza di opportunità di cure e di emancipazione relative alla disponibilità di risorse e di servizi”.
 
Pur comprendendo le difficoltà implicite al cambiamento richiesto e le difficoltà specifiche che i DSM ed i servizi di salute mentale dovranno affrontare, Aiterp auspica che tali “luoghi il prossimo anno vengano definitivamente chiusi e che nessun ulteriore rinvio sia necessario; che l’assistenza e la riabilitazione territoriale vengano potenziate, compresa quella carceraria, anche grazie agli stanziamenti previsti e alla possibilità di assumere quindi personale qualificato; che si investa maggiormente sul personale riabilitativo di area psichiatrica, sia in termini di formazione che di assunzioni, come principale e concreta possibilità per ridare una speranza di emancipazione a queste persone. Riteniamo infatti che tali stanziamenti e provvedimenti non possano attendere oltre e che debbano essere impiegati da subito per le finalità di legge e che le complessità economico-finanziarie che il Paese sta attraversando non debbano pesare su chi è già ultimo tra gli ultimi”.

15 Aprile 2013

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