Disabilità. L’associazione nazionale Fisiatri propone la revision dell’elenco di prestazioni garantite dal Ssn

Disabilità. L’associazione nazionale Fisiatri propone la revision dell’elenco di prestazioni garantite dal Ssn

Disabilità. L’associazione nazionale Fisiatri propone la revision dell’elenco di prestazioni garantite dal Ssn
“Uliano (ANF): “A livello regionale o delle varie ASL è necessario definire Percorsi riabilitativi di cura che prevedano la sinergica collaborazione tra medici o pediatri di famiglia e strutture della Rete ambulatoriale di medicina fisica e riabilitazione, al fine di fornire l’accesso e l’erogazione congrua ed appropriata dell’assistenza, in rapporto soprattutto alle prevalenti problematiche delle fasce di popolazione più fragile o più anziana”.

La gestione sul territorio dei pazienti disabili ha necessità di essere implementata con iniziative che tengano conto della riprogettazione razionale, ma anche etica, delle elencazioni di prestazioni garantite dal SSN, a partire dall’apertura delle Case di Comunità. A proporlo e cercare la condivisione di tali intenti anche tra le segreterie FIMMG regionali ed ordine dei Medici è l’associazione nazionale dei Fisiatri (ANF).

“Fondamentale – spiega a Quotidiano Sanità il fisiatra Domenico Uliano, membro ANF – è la capacità del sistema di farsi carico adeguatamente delle situazioni di fragilità sociale, negli ultimi anni in considerevole aumento, garantendo gli indispensabili rapporti per l’integrazione socio-sanitaria, al fine di contenere le aree di domanda sanitaria inappropriata ed al contempo evitare di vanificare i risultati ottenuti nella fase dell’emergenza/acuzie ospedaliera per l’assenza di una continuità assistenziale con il territorio”.

“Ragion per cui – prosegue il fisiatra – l’ elencazione delle prestazioni di cui i pazienti si avvalgono attraverso il SSN devono potersi fondare sostanzialmente su criteri di priorità di intervento che risultino da una analisi del bisogno sanitario che deve poter essere soddisfatto secondo criteri di appropriatezza, continuità e congruità del processo sanitario posto in atto. In questo contesto, per la riabilitazione, il problema di riorganizzare i servizi territoriali diventa ancora più urgente e radicale: si tratta di organizzare in modo razionale ma anche etico le risposte a disabilità di origine non solo muscoloscheletrica (in realtà solo una parte del fabbisogno) ma anche neurologica, respiratoria e cardiologica, spesso compresenti in un quadro unico, di comorbidità e di cronicità ad andamento progressivo”.

“Allo stato attuale il fisiatra può prescrivere direttamente tutte le indagini ritenute necessarie per la risposta al quesito dei medici di medicina generale o al pediatra di libera scelta e, infine, suggerisce a questi ultimi le terapie ritenute opportune. Questa procedura, nella pratica quotidiana, si è rivelata in molti casi indaginosa e disagevole per l’utente, costretto ad un andirivieni tra i vari medici, fino a rendere difficoltosa la stessa fruizione dei servizi. È inoltre la causa principale della non-appropriatezza delle prescrizioni e delle aree di inefficacia conseguenti”.

“Il Consiglio di Stato ha da tempo affermato a chiare lettere, con la pronuncia n.3471 del 4.04.2023, richiamandosi al Piano di indirizzo per la riabilitazione del 2011, che “non vi è dubbio che le suddette linee di indirizzo, pur facendo salva l’autonomia delle regioni e delle province autonome nell’adottare le soluzioni organizzative più idonee in relazione alle esigenze della propria programmazione’, avvalorino a posteriori la scelta regionale di adeguare l’offerta assistenziale riabilitativa a più evoluti modelli erogativi, funzionali all’esigenza di garantire il recupero sociale e familiare del disabile attraverso la più completa ed appropriata individuazione del setting assistenziale adeguato alle sue specifiche necessità di cura”. Questi presupposti conducono alla necessità di strutturare tutta l’attività (organizzativamente ma anche finanziariamente) a ‘Progetto’ e non più a prestazione, quindi ad un sistema di valorizzazione sintetico di interventi terapeutici”.

“Ossia, occorre passare da un servizio visto come erogatore di prestazioni (il medico di medicina generale che invia al fisiatra che prescrive ‘cicli’ riabilitativi, come previsto dal recente nomenclatore tariffario) ad un processo basato sulla presa in carico del paziente con individuazione di precisi outcome funzionali o di qualità di vita raggiungibili realisticamente, specificatamente adeguati al bisogno di ogni singolo paziente, da perseguire in modo snello e efficace. Solo in questo modo si alleggerisce il carico crescente di lavoro dei medici di medicina generale e dei pediatri di libera scelta, mantenendo sempre con loro stretto contatto e collaborazione, di fronte al crescente aumento di richieste legate alla cronicità della popolazione e alla riduzione delle risorse ospedaliere”.

“Le innovazioni oramai effettive nella nuova organizzazione di tutela del diritto alla salute nel territorio e nella vita delle persone con disabilità (Case ed ospedali di Comunità, nuova normativa per il riconoscimento della disabilità, appropriatezza dei ricoveri ospedalieri di riabilitazione) pur rappresentando un passo significativo verso la riorganizzazione della rete sanitaria territoriale, non riescono a risolvere in modo adeguato alcune delle principali lacune riguardanti la presa in carico riabilitativa alle persone con disabilità. Il DM 77, infatti, pur prevedendo innovazioni organizzative, continua a mancare di una visione globale e integrata che possa rispondere efficacemente alle necessità dei pazienti aventi diritto, soprattutto in relazione alla medicina fisica e riabilitativa, prevedendo ancora un approccio frammentato e la mancanza di un sistema integrato di cura, non definendo chiaramente una metodologia strutturata per l’integrazione delle terapie riabilitative all’interno del sistema di cura territoriale. In particolare, l’approccio rimane ancora molto settoriale e non prevede un sistema di collaborazione strutturato tra le varie figure professionali, come i medici di medicina generale, i fisiatri – che addirittura non vengono considerati – e i professionisti della riabilitazione, tutti essenziali per costruire un percorso di cura integrato”.

“Andrebbe invece applicata, finalmente e sempre, la metodologia del Progetto riabilitativo in tutto il percorso di cura ed assistenza. Questa è la soluzione necessaria, che coinvolge in prima persona tutti gli specialisti in medicina fisica e riabilitativa, la cui attività si caratterizza non tanto per il numero o la tipologia frazionata della singola prestazione, quanto per la efficace ed efficiente generazione di un processo di diagnosi e cura di problematiche sanitarie che potranno avere priorità differenti nel contesto organizzativo generale, con pari attenzione sia che si riferiscano a prestazioni a bassa priorità ma ad elevata incidenza, piuttosto che ad elevata complessità e alta priorità e relativamente bassa incidenza. La centralità del cittadino viene salvaguardata solo dal Progetto individuale personalizzato e dal conseguente percorso assistenziale e riabilitativo, nonché dalla continuità del progetto riabilitativo individuale nei vari contesti e setting assistenziali”.

“In conclusione, anche alla luce delle indicazioni contenute nel DPCM sui LEA, noi proponiamo che ciascuna delle Regioni debba poter determinare contenuti terapeutici, modalità, procedure ed investimenti correlati all’attività ambulatoriali di medicina fisica e riabilitazione che siano di reale supporto per la medicina territoriale, in stretta collaborazione coi medici di medicina generale e i pediatri di libera scelta e nella massima efficienza possibile e al passo con le acquisizioni scientifiche. Questa proposta si offre alle Regioni come piattaforma unitaria, validata e complessiva, a livello nazionale, per impostare e qualificare questa impegnativa e delicatissima opera di progettazione delle Case di Comunità e di tutta la politica sanitaria territoriale”.

“Tale processo potrà consolidare l’integrazione tra strutture pubbliche e private accreditate in una sorta di contrattualizzazione finalizzata alla costruzione di una vera Rete dei Servizi Territoriali offerti alla popolazione disabile, fondata sulla base di chiare indicazioni di evidenza, efficacia ed adeguatezza clinica ed organizzativa. Inoltre, a livello regionale e/o livello delle varie ASL potranno essere definiti, sulla base dei principi di questi Percorsi riabilitativi, dei meccanismi di stretta e sinergica collaborazione tra medici di medicina generale e strutture della Rete ambulatoriale di medicina fisica e riabilitazione allo scopo di fornire l’accesso e l’erogazione dell’assistenza, nel rispetto sempre dei criteri fondamentali di congruità, appropriatezza ed evidenza, in rapporto soprattutto alle problematiche a maggiore prevalenza nelle fasce di popolazione più fragile o più anziana” – termina Uliano.

Elisabetta Caredda

Elisabetta Caredda 

08 Luglio 2025

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