In Italia solo il 34% delle donne sono impegnate nelle discipline Steam (Scienza, Tecnologia, Ingegneria, Arte e Matematica) ma addirittura una percentuale ancora più esigua, il 26%, svolge attività direttamente legate all’utilizzo dell’intelligenza artificiale.
La conferma viene da un’indagine dell’Unesco a sottolineare quanto ancora sia forte il divario da colmare per giungere ad una parità di genere.
Come da tradizione, in occasione della Giornata Internazionale delle donne e delle ragazze nella scienza che si celebra oggi in tutto il pianeta, la Società Italiana di Radiologia Medica e Interventistica (Sirm), ha promosso al Centro Diagnostico Italiano a Milano in collaborazione con Fondazione Bracco, l’edizione 2026 su“Intelligenza Artificiale: conoscenza, responsabilità e partecipazione”. Un divario che riguarda anche la radiologia, settore in cui l’IA sta già trasformando profondamente la pratica clinica.
“Si tratta di un appuntamento ormai tradizionale per Sirm – spiega Nicoletta Gandolfo, Presidente Nazionale e Direttore del Dipartimento Immagini dell’Azienda Metropolitana Ospedaliera di Genova – ogni 11 febbraio, su proposta dalla nostra Commissione DEI (Diversità, Equità e Inclusione) per porre l’accento su un tema di cui si parla ancora poco, ma di grande attualità. L’intelligenza artificiale sta aprendo scenari affascinanti anche in radiologia ma la scarsa presenza femminile impone una riflessione profonda e un deciso cambio culturale, a tutto vantaggio dei pazienti. L’applicazione dell’IA alle apparecchiature radiologiche consente oggi di ottimizzare la performance diagnostica a livelli mai raggiunti, personalizzando il settaggio delle macchine sul singolo paziente. Questo si traduce in maggiore accuratezza diagnostica, riduzione dei tempi di esecuzione, minore dose di esposizione alle radiazioni ionizzanti e un supporto avanzato alla diagnosi. L’intelligenza artificiale, infatti, rappresenta un valido ausilio sia nell’identificazione di lesioni difficilmente visibili all’occhio umano, sia nella fase di interpretazione delle immagini, contribuendo a una caratterizzazione più corretta e accurata delle alterazioni riscontrate, sempre sotto il controllo e la responsabilità del medico”.
“Non c’è dubbio che ormai l’intelligenza artificiale si ponga come strumento di ausilio accanto all’insostituibile figura del radiologo medico – aggiunge Luca Brunese, Presidente eletto di Sirm –. È un mezzo anche per esplorare una nuova frontiera della diagnostica radiologica fatta non solo più di immagine ma proiettata all’interpretazione dei dati numerici legati all’immagine, a supporto del radiologo. Una radiologia che evolve: grazie all’intelligenza artificiale l’immagine diventa anche dato quantitativo, aprendo nuove possibilità in termini di diagnosi precoce, stratificazione del rischio e medicina di precisione”.
“Una rivoluzione però che va governata e gestita al meglio – spiega Stefania Montemezzi, Presidente della Commissione DEI –. Per questo dobbiamo incrementare il ruolo delle donne nelle aree Steam con un cambio di punto di vista e un maggiore impegno verso l’inclusione, come viene ribadito nel convegno di oggi al centro diagnostico. L’Italia, si sa, è un paese che storicamente ha spinto meno le donne verso gli studi e le professioni scientifiche. Per fortuna stiamo assistendo ad una inversione di tendenza, anche nelle posizioni apicali”.
“Finalmente, non solo in radiologia ma in tutta la medicina, oncologia compresa, si sta prendendo piena consapevolezza di quanto sia indispensabile anche lo sguardo femminile, capace di portare punti di vista differenti e di rinnovare linguaggi e approcci in ogni contesto professionale – sottolinea Rossana Berardi, Presidente eletto di Aiom – la sottorappresentazione femminile, in particolare nei settori ad alto contenuto tecnologico come l’intelligenza artificiale e nelle posizioni apicali, non è un dato neutro: è il risultato di scelte culturali e organizzative che vanno corrette. La strada da percorrere è ancora lunga, ma il cambiamento è avviato e non può essere affidato alla buona volontà dei singoli, ma deve diventare una priorità politica e istituzionale. Le società scientifiche hanno il dovere di guidare questa trasformazione, promuovendo inclusione, accesso alle competenze e pari opportunità, come dimostrano l’impegno concreto di Aiom e di Sirm. L’intelligenza artificiale rappresenta una grande opportunità e può svilupparsi in piena e virtuosa sinergia con i medici e con tutti i professionisti della sanità, valorizzando pienamente il contributo delle donne”.
“Perché questa rivoluzione sia davvero etica, responsabile e partecipata – conclude la Presidente Sirm – è indispensabile promuovere una maggiore inclusione delle donne nei processi di sviluppo, ricerca e applicazione dell’IA. Colmare questa lacuna non è solo una questione di equità, ma di qualità dell’assistenza e di progresso scientifico”.