Enpaf. Le proposte dei farmacisti non titolari per una riforma che “tuteli tutti”

Enpaf. Le proposte dei farmacisti non titolari per una riforma che “tuteli tutti”

Enpaf. Le proposte dei farmacisti non titolari per una riforma che “tuteli tutti”
Per Conasfa, Fiafant e Sinafo la proposta di riforma dell'Ente previdenziale dei farmacisti, prima tra tutte l’innalzamento dell’età pensionabile, "non solo acuisce ulteriormente la già difficile situazione dei farmacisti collaboratori dipendenti, ma rischia di vanificare le se pur minime possibilità di carriera”.

“Preoccupazione e disappunto” da parte dei farmacisti non titolari alla decisione del Consiglio di Amministrazione dell'Enpaf di innalzare il limite dell’età pensionabile per tutti gli iscritti agli Ordini professionali dei farmacisti. Timori che sono già stati espressi da Conasfa, Fiafant e Sinafo nel corso di un incontro promosso il 24 maggio scorso con il presidente della Fofi, Andrea Mandelli, e il direttore generale della Fofi, Antonio Mastroianni, nel corso del quale i farmacisti non titolari hanno presentato anche alcune loro proposte per far sì che eventuali modifiche del regolamento Enpaf vadano “finalmente incontro alle esigenze ed alle necessità di tutti i professionisti iscritti a questo ente previdenziale”.

In particolare, Conasfa, Fiafant e Sinafo chiedono che:

1) il contributo di solidarietà diventi contributo a quota fissa comprendente solo l’assistenza e la maternità e quindi ridotto a 44 € in modo da tutelare i nuovi iscritti. Si chiede inoltre che vengano rese note nel dettaglio le spese effettuate dall'Ente per assistenza e maternità;

2) se l’innalzamento dell'età pensionabile, prima da 65 a 68 anni e poi sulla base dell’aspettativa media di vita, è considerato la soluzione per garantire la copertura finanziaria per i prossimi 50anni, come prescritto dal comma 24 dell’articolo 24 del Decreto Legge n. 201 del 06/12/2011 “Salva Italia”, non dimentichi l'Enpaf che il contributo pagato dalla maggioranza degli iscritti è un doppio contributo che si affianca a quello dell'Inps. Bisogna quindi prevedere un innalzamento graduale e la possibilità che l'iscritto che abbia raggiunto l'età per la pensione Inps/Inpdap ed abbia versato correttamente e compiutamente i contributi Enpaf possa acquisire comunque il diritto alla pensione all'età pensionabile della sua cassa previdenziale.

3) in una progettualità dell'Ente si debba prevedere un cambiamento profondo sia strutturale sia di rappresentatività dell'ente stesso. Si ritiene fondamentale a questo proposito che l'elezione del consiglio di amministrazione dell'Ente venga effettuato per elezione diretta da tutti i farmacisti obbligati a pagare l'Enpaf. Questo permetterebbe agli iscritti di sentirsi parte attiva dell'Ente dal quale verrebbero finalmente resi protagonisti attivi.

4) Conasfa, Fiafant e Sinafo chiedono che si ricerchino tutte le soluzioni possibili per ridurre l’aggravio economico ai colleghi con retribuzioni economiche limitate (disoccupazione involontaria, part- time, contratti atipici, borse di studio ecc.).

“Grazie alla disponibilità del presidente Mandelli” è stato possibile avere un primo “confronto costruttivo sull'argomento”, spiegano Conasfa, Fiafant e Sinafo in una nota, in cui si chiede alla Fofi “di attivarsi per organizzare in tutti gli Ordini una consultazione degli iscritti sui quattro punti sopra esposti al fine di coinvolgere la totalità dei colleghi nelle scelte dell’Ente previdenziale che, ci permettiamo di ripeterlo in questa sede, il più delle volte non sembrano rappresentare la stragrande maggioranza degli iscritti ma che malgrado ciò sono costretti a subirle”.

Le rappresentanze dei farmacisti non titolari si dicono consapevoli “delle esigenze di bilancio che stanno spingendo l'Ente a trovare soluzioni rapide”, tuttavia ritengono che “proprio in questo difficile momento si debba avere particolare attenzione per le necessità oggettive di tutti i farmacisti”. Per questo chiedono di rivedere i contenuti della riforma finora proposti dall’Enpaf che “non solo acuisce ulteriormente la già difficile situazione dei farmacisti collaboratori dipendenti, ma rischia di vanificare le se pur minime possibilità di carriera offerte dall’obbligo, per i titolari di farmacia, di nominare un direttore, al raggiungimento dell’età pensionabile”.
 

05 Giugno 2012

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