Equo compenso. Anelli (Fnomceo) e Senna (Cao): “Estendere la Legge a tutti i medici e odontoiatri, per tutelare la Salute pubblica”

Equo compenso. Anelli (Fnomceo) e Senna (Cao): “Estendere la Legge a tutti i medici e odontoiatri, per tutelare la Salute pubblica”

Equo compenso. Anelli (Fnomceo) e Senna (Cao): “Estendere la Legge a tutti i medici e odontoiatri, per tutelare la Salute pubblica”
L’appello rivolto al Ministro della Salute Orazio Schillaci e al Sottosegretario alla Salute Marcello Gemmato. “Il ribasso indiscriminato delle tariffe può compromettere la qualità delle cure e la sicurezza dei cittadini, come dimostrano i recenti fatti di cronaca”.

Estendere a tutti i medici chirurghi e a tutti gli odontoiatri la normativa sull’equo compenso, la Legge 49 del 2023, che riguarda oggi una minoranza di iscritti a questi albi. Non solo: rendere la stessa legge applicabile sin da subito almeno alla platea degli attuali destinatari, definendo, tramite un decreto attuativo che sinora non è stato emanato, i parametri per la liquidazione in sede giurisdizionale dei compensi per i medici e gli odontoiatri. E, a tal fine, predisporre un Tavolo tecnico che coinvolga i rappresentanti ordinistici delle due Professioni.

A chiederlo sono i Presidenti della Fnomceo, la Federazione nazionale degli Ordini dei Medici, Filippo Anelli, e della Commissione nazionale Albo Odontoiatri, Andrea Senna. Che insieme – alla luce anche dei recenti fatti di cronaca – hanno firmato una nota rivolta al Ministro della Salute, Orazio Schillaci, e al Sottosegretario Marcello Gemmato, per sensibilizzarli sulla materia. Una materia che può sembrare solo tecnica, ma che ha serie e concrete ripercussioni sulla salute pubblica e sulla sicurezza delle cure, messe a rischio da un ribasso indiscriminato delle tariffe.

“Il campo di applicazione della Legge sull’Equo compenso – evidenziano ora Anelli e Senna, a commento della lettera – è oggi limitato ai rapporti con i grandi committenti, escludendo, di fatto, la maggioranza dei medici e degli odontoiatri. Vengono infatti regolamentati solo i contratti tra i professionisti, anche in forma associata e societaria, da una parte, e, dall’altra, le banche e le assicurazioni, le loro società controllate, le loro mandatarie e le grandi imprese, con più di 50 lavoratori e ricavi annui superiori a 10 milioni di euro. La Legge, in buona sostanza, esclude dal principio dell’equo compenso tutte le prestazioni rese nei confronti di soggetti diversi dalle grandi imprese, tagliando fuori i medici e gli odontoiatri che svolgono la propria attività nei confronti di persone fisiche. Quindi, pur riconoscendo, in astratto, il diritto del professionista a percepire un compenso proporzionato alla qualità della prestazione resa, rende di fatto tale diritto inesigibile nella gran parte dei casi”.

“La normativa potrebbe applicarsi – continuano – a una ristretta platea di medici e odontoiatri, tra i quali, ad esempio, i liberi professionisti che svolgano le loro attività all’interno di strutture gestite da imprese commerciali, come le catene odontoiatriche, o i medici competenti, spesso destinatari di incarichi con aggiudicazione mediante il criterio del “massimo ribasso” o dell’offerta economicamente più vantaggiosa”.

Ma, anche qui, bisogna usare il condizionale: in un quadro giuridico nel quale sono state abrogate le tariffe, minime e massime, per le professioni regolamentate, la Legge 49/2023 rimanda la determinazione dei parametri per la liquidazione da parte del Giudice competente dei compensi per i medici e gli Odontoiatri – e dunque la stessa definizione di equo compenso – a un Decreto attuativo. Decreto che, però, non è mai stato emanato.

Altro aspetto controverso è il sistema sanzionatorio, blando nei confronti dei committenti inadempienti e severo nei confronti dei professionisti. Sarebbero questi ultimi, infatti, a doversi “autodenunciare”, per impugnare in sede di giudizio il contratto o la convenzione iniqua, ma questo potrebbe comportare l’apertura di un procedimento disciplinare da parte dell’Ordine.

“Pur rappresentando questa Legge un indubbio passo avanti – commentano Anelli e Senna –riteniamo necessari dei miglioramenti nell’articolato normativo, per bilanciare il rapporto tra professionisti e committenti, condizione, questa, necessaria anche per la libera concorrenza”.

“Intendiamo, soprattutto, ribadire con forza – sottolineano i due Presidenti– il diritto di tutti i medici e gli odontoiatri all’equo compenso, per la sempre più frequente problematica legata alla selvaggia e incontrollata oscillazione dei prezzi delle prestazioni. Il ribasso indiscriminato delle tariffe professionali non solo ha finito per compromettere la dignità dei professionisti ma può anche determinare una minore qualità delle cure e mettere a rischio la sicurezza dei cittadini, come purtroppo dimostrano anche alcuni recenti fatti di cronaca”.

“Riteniamo necessario – concludono Anelli e Senna – definire il carattere dell’equità del compenso, ossia determinare, con il coinvolgimento degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri e delle Commissioni di Albo nazionali quei parametri congrui che pongano un limite quantomeno minimo alle oscillazioni delle tariffe. Stabilire dei limiti minimi per le prestazioni sanitarie significa tutelare il decoro e la dignità delle nostre Professioni e preservare il bene primario della salute dei cittadini. E questo in virtù di quei principi etici e deontologici su cui si basa l’esercizio delle Professioni medica e Odontoiatrica, nonché per il ruolo della Fnomceo quale Ente sussidiario dello Stato, tenuto a dare esecutività ai principi normativi e costituzionali e a raggiungere obiettivi di interesse generale, tramite la garanzia del corretto esercizio professionale”.

19 Giugno 2025

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