Estate: in ospedale aumenta del 20% la carenza di medici. E uno su 5 deve rinunciare a ferie

Estate: in ospedale aumenta del 20% la carenza di medici. E uno su 5 deve rinunciare a ferie

Estate: in ospedale aumenta del 20% la carenza di medici. E uno su 5 deve rinunciare a ferie

Di Silverio (Anaao): “Già nell'ordinario mancano 10mila camici bianchi”. Quici (Cimo): “Decine di segnalazioni di colleghi che non riescono a godere di un periodo di riposo”.

Estate difficile per chi lavora in ospedale, non solo per le ondate di calore. Il mix tra la mancanza di operatori, ormai cronica, e le ferie è esplosivo. In questo periodo “aumenta del 20% la carenza di medici. L’assenza di personale si percepisce soprattutto nei pronto soccorso. Ma il problema è evidente in tutti i reparti che, ricordo, ‘viaggiano’ ancora oggi con una carenza che ammonta a circa 10.000 medici”. Lo spiega all’Adnkronos Salute Pierino Di Silverio, segretario generale dell’Anaao Assomed secondo il quale, oggi, “la carenza di personale ha una faccia diversa. Non più e non solo quella del blocco di assunzioni, ma quella della rinuncia al lavoro in ospedale, luogo che attrae sempre meno i profesiionisti. Questo incide inevitabilmente sulle ferie”. E così “non tutti i medici possono permettersele a causa della mancanza di colleghi: un medico su 5 rinuncia o è costretto a posticiparle”.

Sono decine, interviene Guido Quici, presidente Cimo-Fesmed “le segnalazioni che riceviamo da medici di tutta Italia che denunciano le enormi difficoltà nel riuscire a programmare e a godere delle proprie ferie. I reparti, già alle prese con organici insufficienti, rischiano infatti di svuotarsi ulteriormente durante il periodo estivo. Poiché i servizi non possono essere sospesi, le ferie vengono spesso concesse a singhiozzo, ridotte a pochi giorni per volta, comunicate all’ultimo momento o, in alcuni casi, addirittura negate. Una situazione che priva i colleghi della possibilità di organizzare una vacanza o semplicemente di programmare il proprio tempo con la famiglia”.

Si tratta di un problema, continua Quici, “che si ripresenta puntualmente ogni anno e che non può più essere liquidato come un’emergenza stagionale. L’emergenza è ormai strutturale: sono più di 20 anni che vige il blocco alla spesa per il personale sanitario che impedisce le assunzioni e la valorizzazione dei professionisti. Così da una parte le assunzioni vengono autorizzate con il contagocce e, talvolta, bloccate improvvisamente per il rischio di superare i tetti di spesa, come è accaduto recentemente in Piemonte; dall’altra, – concluce – quei pochi concorsi che vengono banditi vanno spesso deserti perché nessun medico è più disposto ad accettare le condizioni di lavoro offerte dalla sanità pubblica. E poi non meravigliamoci se l’unico modo per non chiudere i servizi è ricorrere ai gettonisti o ai medici stranieri”.

10 Luglio 2026

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