Scrivevamo bene qui il 27 maggio scorso sui dubbi palesi del trattamento assicurato dai decisori regionali e aziendali della “Città della Salute”, una delle sedicenti 27 AOU. Emergenti, sin da allora, i falsi in bilancio a cura della Procura della Repubblica. Meno, i macroscopici difetti procedurali e contabili delle numerosi fusioni intervenute, non ritenute necessarie dalla governance complessiva regionale per inventarsi l’AOU, ad oggi inesistente sul piano giuridico ed economico per l’assenza del DPCM, indispensabile per consacrarne il diritto ad essere tale.
Ebbene, stanno via via emergendo manipolazioni contabili per far quadrare i bilanci, false rappresentazioni contabili e manovre giuridiche azzardate, ancora da accertare prima e a seguito delle fusioni effettuate con un fantasioso ricorso a procedure fuori norma. In una tale situazione, piuttosto che regolarizzare il tutto secundum legem, si è ricorso da tempo alle toppe quelle che solitamente sono peggio dei buchi. Solo a Torino? Affatto. Ivi sono venute fuori grazie all’attenzione rivolta al tema da due bravi PM, Mario Bendoni e Giulia Rizzo, richiedenti al Gup un rinvio a processo per diversi manager. Cosa che è prontamente avvenuta. Ovviamente non in relazione alle intervenute consistenti fusioni e ai loro esiti, che sono tutte ancora da indagare, a cominciare da quelle del 2012 riferite a tre importanti ospedali torinesi: Molinette, OIRM-S. Anna e CTO-Maria Adelaide.
Si diceva degli esiti dell’intervento della GUP, Valentina Rattazzo, che ha ritenuto corretta l’istanza dei due PM, rinviando a giudizio 16 persone nell’ambito dell’inchiesta della quale ci siamo occupati tempestivamente nella trascorsa primavera, presagendo un siffatto prosieguo. Truffa e falso ideologico riconducibili alla gestione finanziaria dell’Alpi (Attività libero professionale intramoenia), i reati per il momento eccepiti, riferiti ai bilanci di esercizio 2021 e 2022. Ciò nell’ambito degli accaduti riguardanti limitatamente, il biennio esaminato, e non già dalla nascita e dalla vita trascorsa della sedicente AOU torinese, che di “guai” giuridico-contabili ne ha combinati diversi e verosimilmente più gravi.
E’ da rilevare, come opzione interessante, la costituzione parte civile anche i sindacati dei medici Anaoo Assomed, Aaroi e Cimo. Un qualche sgomento invece provoca quella della Regione Piemonte e della molto presunta AOU “Città della salute”, attesa la presenza nei loro armadi di qualche scheletro che racconta delle responsabilità pregresse a attuali riferite soprattutto all’esercizio “abusivo” di Azienda Ospedaliera Universitaria, senza tuttavia averne titolo. Senza dimenticare gli OK concretizzati nella ripetuta mega fusione, della quale occorrerebbe vederci chiaro.
Ettore Jorio