Fimmg, Fimp e Sumai contro le Regioni: “Nel loro documento nessun aiuto per la convenzionata, il territorio è abbandonato”

Fimmg, Fimp e Sumai contro le Regioni: “Nel loro documento nessun aiuto per la convenzionata, il territorio è abbandonato”

Fimmg, Fimp e Sumai contro le Regioni: “Nel loro documento nessun aiuto per la convenzionata, il territorio è abbandonato”

Le organizzazioni sindacali protestano contro il documento delle Regioni per rilanciare il Ssn, accusandolo di escluderli da ogni misura straordinaria nonostante la crisi di attrattività e l'emorragia di professionisti che colpisce anche il territorio.

Rabbia e delusione. È il sentimento espresso con forza dalle tre principali organizzazioni sindacali della medicina convenzionata – Fimmg, Fimp e Sumai – in reazione al documento di proposte approvato dalla Conferenza delle Regioni per rafforzare l’attrattività del Servizio sanitario nazionale, frenare la fuga dei professionisti verso il privato e l’estero e rendere esigibili le tutele contrattuali del personale dipendente.

“Non perché questi obiettivi non siano legittimi e prioritari – spiegano i segretari nazionali Silvestro Scotti (Fimmg), Antonio D’Avino (Fimp) e Antonio Magi (Sumai) – ma perché non c’è una sola proposta, né un documento affine, né persino una citazione dedicata alla medicina convenzionata”. Un’assenza giudicata «incredibile», come se i medici di famiglia, i pediatri di libera scelta e gli specialisti ambulatoriali non soffrissero degli stessi problemi: abbandono della professione, calo di attrattività e uno sfasamento allarmante tra nuovi ingressi e pensionamenti.

Il documento regionale, che verrà proposto al Governo come base per interventi straordinari, viene accusato di escludere dal proprio perimetro proprio i medici che operano in convenzione, definiti “pilastri dell’assistenza territoriale e primo punto di accesso al sistema per milioni di cittadini”. Per le OO.SS., si tratta di “sforzi inutili” che tradiscono la “centralità del territorio”, troppo spesso evocata solo a parole.

“La convenzionata vive una crisi strutturale analoga, se non più grave, a quella del personale dipendente – avvertono i tre leader –. Senza un investimento straordinario dello stesso tipo, ogni strategia rischia di non incidere sulla qualità e sostenibilità del sistema”. Investire sui medici convenzionati con la stessa determinazione prevista per i dipendenti sarebbe “prioritario”, sottolineano, soprattutto considerando che questi professionisti sostengono in prima persona ogni costo della propria attività (studio, attrezzature, personale).

Le richieste storiche della categoria vengono ribadite con urgenza: defiscalizzazione del reddito legata a obiettivi strategici per il Ssn; revisione della quota capitaria e oraria, adeguata ai carichi assistenziali reali e alle nuove funzioni; risorse aggiuntive e dedicate, non sottratte ad altri comparti.

“Non si tratta di contrapporre medici convenzionati e dipendenti – precisano Scotti, D’Avino e Magi – ma di riconoscere che senza un sistema territoriale forte e attrattivo non esiste un Ssn realmente universale. La medicina convenzionata è una leva strategica per la riforma, non un capitolo residuale”.

Le organizzazioni confermano la disponibilità al confronto, ma sottolineano l’urgenza di giungere all’Atto di indirizzo per l’Accordo Collettivo Nazionale 2025-2027, passo necessario per avviare il negoziato e definirlo entro giugno 2026. Pur riconoscendo il merito dell’interlocuzione che ha portato alla chiusura dell’Acn 2022-2024, le sigle sindacali concludono con un monito netto: “Il Ssn non si salva solo con una parte del personale, ma con tutti gli attori coinvolti. Chiediamo che la medicina convenzionata sia parte di quel documento, per diritti e considerazione”.

10 Febbraio 2026

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