Fisioterapia. Aifi: “In Italia la durata della formazione è insufficiente”

Fisioterapia. Aifi: “In Italia la durata della formazione è insufficiente”

Fisioterapia. Aifi: “In Italia la durata della formazione è insufficiente”
Durata e qualità del percorso formativo, insegnamento della fisioterapia e ricerca scientifica, sono stati i punti cardine della giornata dedicata alla formazione di sabato scorso dell'Associazione italiana fisiotarapisti. Il presidente Mauro Tavarnelli: "Come associazione abbiamo collaborato alla costruzione di un progetto di legge per l’istituzione della Laurea Magistrale a ciclo unico di durata quinquennale”.

I dati presentati non lasciano dubbi: la durata della formazione in Italia è insufficiente per costruire le competenze del fisioterapista richiesto dagli attuali bisogni del nostro sistema-salute. È una delle considerazioni emerse nel convegno organizzato dall’Associazione italiana fisioterapisti (Aifi), in collaborazione con Sif (Società italiana di fisioterapia) e Sifir (Società italiana di fisioterapia e riabilitazione).
 
Anche l’Europa, nella persona di David Gorria, Segretario Generale della Regione Europea della Word Confederation of PhysicalTherapy (WCPT), è a favore di una formazione più lunga e di qualità. Gorria ha fatto una ricca descrizione del fisioterapista “europeo”. Un professionista sanitario autonomo, indipendente, titolare dell’ambito del movimento umano, le cui competenze non possono che essere formate in un percorso di laurea che in Europa si attesta fra i 4 ed i 5 anni.
 
“Per questo – aggiunge Mauro Tavarnelli, Presidente dell’Aifi – come associazione abbiamo collaborato alla costruzione di un progetto di legge per l’istituzione della Laurea Magistrale a ciclo unico di durata quinquennale che è all’attenzione dei parlamentari”.
 
“Una formazione adeguata al professionista di oggi – afferma Roberto Marcovich, Responsabile Aifi della formazione Universitaria – è condizione essenziale per ottenere risultati di salute individuali ma soprattutto a favore del sistema, oggi in difficoltà nelle risposte ai nuovi bisogni di salute della collettività”.
 
Per garantire la ricaduta che ci si aspetta sul sistema-salute la formazione universitaria del fisioterapista deve superare un’altra grave criticità, “paradossale e tipicamente italiana", come la definisce Roberto Gatti, Presidente della Società Italiana di Fisioterapia che afferma: “I fisioterapisti quasi non possono, concretamente, accedere al ruolo di professore. Il sistema del reclutamento dei professori universitari è da sovvertire completamente. Le attuali regole e procedure per conseguire l’abilitazione nazionale e essere professori, praticamente non consentono ai fisioterapisti di diventarlo nel proprio settore scientifico-disciplinare. Per effetto di questo sistema i professori universitari che dovrebbero insegnare fisioterapia quasi mai sono fisioterapisti. Questo è semplicemente assurdo”.
 
Per lo stesso motivo si fa fatica a fare ricerca in fisioterapia. Connie Calabrese, Presidente Società Italiana Fisioterapia e Riabilitazione, dichiara: “il numero di fisioterapisti ricercatori e dottori di ricerca in Italia è risibile e questo non consente alla ricerca in fisioterapia di offrire il proprio contributo e avere le necessarie ricadute in termini di miglioramento degli interventi sanitari, anche finalizzati alla riduzione degli sprechi. Le tesi di laurea dei nostri studenti sono fantastiche e lo abbiamo visto anche oggi, ma spesso non riescono a mettere insieme un campione ampio, perché non ci sono abbastanza ricercatori che coordinano progetti di ricerca di più grande respiro”.

11 Aprile 2016

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