Gli infermieri e la politica. Motivati ma delusi

Gli infermieri e la politica. Motivati ma delusi

Gli infermieri e la politica. Motivati ma delusi
È quanto emerso da uno studio condotto dal Nursind in collaborazione con il Cergas Bocconi. Viene considerato insufficiente il riconoscimento sociale e lo status della professione. Gli infermieri risultano  essere inoltre preoccupati per l’aumento del carico di lavoro fisico e delle responsabilità.

Infermieri motivati ma delusi dagli scarsi riconoscimenti e dal silenzio della politica. Questo l’esito dell’indagine sulla professione infermieristica svolta da Nursind in collaborazione con il Cergas Bocconi, a seguito di una identica iniziativa presentata dalla Cesi (Confederazione europea dei sindacati indipendenti) lo scorso ottobre in Lussemburgo. L’analisi ha quindi beneficiato della comparazione con Germania e Paesi Bassi, grazie ai dati presentati proprio ad ottobre dello scorso anno in occasione dell’incontro annuale del settore sanità della Cesi.

In estrema sintesi il confronto presente nello studio ha mostrato come gli infermieri italiani:
– siano orgogliosi del proprio essere infermieri e si identifichino con la professione;
– considerino molto insufficiente il riconoscimento sociale e lo status della professione ma riconoscano un recupero e un miglioramento dell’immagine professionale nel corso degli ultimi anni;
– considerino non brillanti le condizioni di lavoro, ma ne diano un giudizio meno negativo che i colleghi olandesi o tedeschi;
– considerino mediamente buona e in miglioramento la qualità dell’assistenza ospedaliera fornita ai pazienti e agli utenti;
– come già osservato, si dicano convinti della scelta di fare l’infermiere, scelta che confermerebbero ancora oggi.
 
In complesso dunque la situazione italiana appare senz’altro positiva, pur in un confronto con due sistemi sanitari – quelli di Paesi Bassi e Germania – che da sempre hanno investito sulla professione infermieristica.
Più specificamente, la professione infermieristica italiana appare molto più sicura di sé e più motivata rispetto a quella in Germania dove, al contrario, la percezione resa dai dati è di una professione in profonda crisi, che percepisce pressioni crescenti sul proprio operato e vive negativamente le evoluzioni del sistema sanitari.

Molto più positivo in quanto a status professionale e condizioni di lavoro il quadro relativo agli infermieri olandesi, che ottengono i risultati migliori
Questi risultati potrebbero apparire inaspettati a molti osservatori, abituati come sono a considerare deboli le condizioni della professione nel nostro Paese e carenti le condizioni di lavoro. Il merito dell’indagine sta quindi proprio qui: mettere a confronto le percezioni relative alla professione infermieristica in più Paesi europei e, al contempo, spingere a riflettere – e auspicabilmente intervenire – sulle aree che si sono dimostrate più deboli o caratterizzate da giudizi molto diversi tra i rispondenti.
 
“Se pur ci conforta il dato dell’orgoglio di appartenere ad una professione così fondamentale e difficile – ha affermato Donato Carrara del Centro Studi Nursind – siamo preoccupati per la conferma dell’aumento del carico di lavoro fisico e delle responsabilità collegate alla complessità dei nostri assistiti. Ciò stride con gli orientamenti normativi dell’ultimo periodo per cui con la spending review si diminuiscono le risorse umane e materiali e con la riforma delle pensioni si trattiene il personale più a lungo in servizio con il reale rischio di trovarsi nel sistema dei professionisti sempre più usurati e sempre meno valorizzati”.
“Per tale motivo come sindacato infermieristico – ha concluso Carrara – abbiamo avanzato in sede istituzionale la proposta di una “staffetta generazionale” che consenta di avere le stesse condizioni di pensionamento delle forze di polizia e dia la possibilità ai giovani infermieri presenti in gran numero nel mercato di lavoro di entrare nel sistema e favorire la graduale fuoriuscita degli infermieri più anziani”.

23 Settembre 2013

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