Il convegno di Terni. “Relazione medico e paziente come risorsa per la sostenibilità del sistema”

Il convegno di Terni. “Relazione medico e paziente come risorsa per la sostenibilità del sistema”

Il convegno di Terni. “Relazione medico e paziente come risorsa per la sostenibilità del sistema”
Valorizzare e responsabilizzare le risorse professionali, anziché ridurle a “fattori di produzione”. È questa la strada indicata dal Convegno organizzato a Terni dagli Ordini dei medici. Gli interventi di Paci, Bianco, Paglia, Cavicchi, Moccia e Spandonaro.

Terni è città importante nella riflessione del mondo medico. Proprio in questa città si elaborò dieci anni fa il documento Fnomceo dedicato alle medicine non convenzionali, si presentò il nuovo Codice di Deontologia Medica del 1997 (poi rivisto nel 2006) e si discusse, nel 2009, intorno ad un tema importante e delicato come quello delle “dichiarazioni anticipate di volontà”.

Altrettanto importante il tema affrontato nel Convegno che si è tenuto a Terni sabato scorso, in occasione della nuova sede dell’Ordine provinciale e dedicato a Le nuove frontiere del pensiero medico: dal binomio medico-paziente alle nuove tecnologie, organizzato dalla Federazione nazionale degli Ordini dei medici Chirurghi e Odontoiatri in collaborazione con il locale Ordine.
Introdotto da una lectio magistralis del filosofo tedesco Dietrich von Engelhardt, il Convegno è stato l’occasione di una riflessione sul ruolo del medico, incalzato e messo in discussione dallo spazio crescente delle tecnologie, dal protagonismo dei cittadini-pazienti e anche dalle logiche economiche del sistema sanitario.
 
In sintesi, come ha detto Aristide Paci, presidente dell’Omceo di Terni, nel suo intervento: “Tra la figura del medico e quella del suo assistito si è oggi prepotentemente inserita una sorta di interfaccia tecnologica. Il che ha sicuramente agevolato la soluzione dei problemi ma ha, nel contempo, reso più fragile il contatto fra due persone, facendo divenire il processo diagnostico-terapeutico una procedura a volte arida ed impersonale mentre il ruolo della macchina ha assunto un peso sempre più significativo- E il rischio è quello di relegare in un secondo piano l’approccio diretto fra medico e paziente”.
Ed invece, ha poi aggiunto monsignor Vincenzo Paglia, vescovo di Terni e autorevole personalità del mondo cattolico, proprio le criticità del presente, invitano, sulla scorta della parabola evangelica del buon samaritano, a orientarsi verso “un nuovo umanesimo, fondato sul rapporto tra le persone”.
Proprio la relazione, secondo il sociologo Ivan Cavicchi, diventa lo strumento chiave per affrontare la complessità del mondo della medicina. In particolare, la relazione agita dal medico modifica il modo in cui il medico conosce il malato e la malattia, il modo in cui agisce come professionista (in relazione ad altri e in sviluppo costante delle conoscenze) e la stessa organizzazione della sanità, superando una visione dell’organizzazione del lavoro parcellizzata.
 
Che la relazione tra medico e paziente sia un elemento sensibile è stato confermato da Francesca Moccia, coordinatrice nazionale del Tdm-Cittadinanzattiva, che ha indicato come nell’annuale rapporto Pit, che raccoglie le segnalazioni degli utenti della sanità, si registrino molte carenze riconducibili alla mancata “umanizzazione” delle cure: difficoltà di dialogo con i sanitari, sottovalutazione del dolore e mancata terapia adeguata, cattivo consenso informato con conseguente crescita della conflittualità legale. E accanto a questo, nell’ultimo anno sono raddoppiate le segnalazioni di difficoltà di accesso ai servizi sanitari, da mettere in relazione on le crescenti difficoltà economiche del sistema.
Difficoltà economiche che, come ha sottolineato Federico Spandonaro del Ceis, sono sotto gli occhi di tutti e ineludibili, ma che non devono spingere a smantellare il Ssn. Piuttosto, ha detto Spandonaro citando molti dati contenuti nel Rapporto Ceis appena pubblicato, occorre intervenire nelle situazioni di maggiore difficoltà, lì dove le famiglie scendono al di sotto della soglia di povertà per affrontare spese sanitarie, e ridistribuire il carico economico verso chi è in grado di sostenerlo, anche eliminando alcune esenzioni per patologia, non necessarie a chi ha redditi sostanziosi. In sostanza, per Spandonaro occorre puntare ad un “sistema più flessibile, non guidato dai tecnocrati”, capace di reggere anche all’inevitabile contrazione delle risorse pubbliche.
 
E parlando di risorse, il presidente della Fnomceo Amedeo Bianco ha sintetizzato la discussione indicando come “la buona relazione medico-paziente può essere una risorsa per un sistema che fatica a reggersi”. Superare il modello aziendalista, puntando alla creazione di organizzazioni “capaci di valorizzare i saperi professionali”, attraverso i quali è possibile arrivare ad un utilizzo appropriato e non ridondante di farmaci e tecnologie.
 

18 Giugno 2012

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