“Il 13 maggio non dimettiamo i pazienti”. È la protesta dei Medici accusati ingiustamente

“Il 13 maggio non dimettiamo i pazienti”. È la protesta dei Medici accusati ingiustamente

“Il 13 maggio non dimettiamo i pazienti”. È la protesta dei Medici accusati ingiustamente
L’hanno chiamato il No D-Day, e quella D sta per “dimissioni”. È l’iniziativa promossa dall’Amami (l’Associazione dei medici accusati ingiustamente di malpractice), che il 13 maggio invita i medici a non dimettere i pazienti dagli ospedali come segno di protesta contro “la situazione che opprime la professione medica, schiacciata tra il martello della Magistratura e l’incudine del contenimento della spesa sanitaria”.

“Per reagire alla situazione che opprime la professione medica, schiacciata tra il martello della Magistratura e l’incudine del contenimento della spesa sanitaria il giorno 13 maggio daremo vita al No D-Day: nessun paziente sarà dimesso da strutture sanitarie italiane”. L’annuncio arriva da una nota a firma di Maurizio Maggiorotti, presidente di Amami, l’Associazione dei medici accusati ingiustamente di malpractice che, lo stesso giorno, inaugurerà la secondo edizione del “Corso di Sopravvivenza per medici accusati ingiustamente”. Due giornate con lezioni e interventi di professionisti per fornire ai medici le armi indispensabili a difendersi dall'accusa infondata di malpractice che vedrà, tra i docenti, anche Vincenzo Carbone, primo presidente emerito della Corte di Cassazione.

“Ogni giorno Amami riceve richieste d’aiuto dai medici di tutta Italia: schiacciati tra le esigenze della politica dei costi e le recenti sentenze della Cassazione, i sanitari sono sempre più in difficoltà nel rapporto con i pazienti”, spiega la nota dell’Amami motivando le due iniziative e ricordando che, “nelle cause civili, il tentativo di conciliazione è divenuto obbligatorio anche in campo sanitario. Evidentemente al legislatore è sfuggito che questa norma, senza le necessarie profonde modifiche e nell’attuale contesto, risulta di fatto inapplicabile. Oltre ad essere estremamente dannosa per le più ovvie ragioni, come l’aumento del contenzioso a basso costo, la preferenza dello strumento penale da parte di alcuni avvocati, l’impossibilità di qualunque decisione del medico in assenza dell'Assicurazione, la mancanza di consulenti esperti, le posizioni diverse per l'Azienda ed i singoli professionisti, etc”.
 

10 Maggio 2011

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