Infermieri. Andreula (Fials): “Bozza ministero-regioni buona base per migliorare qualità assistenza”

Infermieri. Andreula (Fials): “Bozza ministero-regioni buona base per migliorare qualità assistenza”

Infermieri. Andreula (Fials): “Bozza ministero-regioni buona base per migliorare qualità assistenza”
Per il sindacalista della Fiasl, che è anche presidente del Collegio Ipasvi di Bari, il confronto deve continuare "nell’interesse della buona pratica sanitaria”. Governo e Regioni “disponibili”. Ma la mancanza di risorse potrebbe essere un problema.

“Bisogna portare avanti il dialogo. Anche serrato e forte, ma si deve continuare a parlare”. L’oggetto è il documento proposto dal tavolo tecnico ministero-regioni per ridefinire le competenze infermieristiche e a pensarla così è Saverio Andreula, sindacalista della Fiasl che è anche presidente del Collegio Ipasvi di Bari e coordinatore dei Collegi Ipasvi della Puglia.
 
Andreula era presente lo scorso 26 aprile all’incontro convocato al ministero con le organizzazioni sindacali di categoria per un primo confronto sulla bozza preceduto da un incontro tra i tecnici e la Federazione dei Collegi Ipasvi, che ha manifestato diverse perplessità verso la proposta del tavolo ministero-Regioni. Ma Andreula non è dello stesso parere. "Il documento – dice – non dovrebbe essere contestato”. Anzi, rappresenta “un buona buona base di partenza, anche se dovrà essere approfondito”. Ridefinire le competenze degli infermieri è infatti, secondo il sindacalista della Fials, un passo che va compiuto, "nell’interesse della buona pratica sanitaria, per garantire cure adeguate, continue ed uniformi su tutto il territorio italiano”. Il sistema sanitario, spiega, ha bisogno che“l’integrazione dei modelli organizzativi con il profilo infermieristico abbia linee uniformi su tutto il Paese”. Ma serve anche ridefinire il percorso formativo e il ruolo degli infermieri per dare risposte appropriate ai bisogni di salute. “L’assistenza sanitaria e il rapporto tra la sanità e il cittadino è molto cambiato negli anni. Oggi il cittadino chiede cure adeguate e a bisogni specifici sempre più complessi. Di conseguenza la sanità, e i professionisti che vi operano, devono essere preparati per dare risposte specifiche. Prendiamo l’esempio dei pazienti stomatizzati:sono costretti ad usare ausili esterni che l’infermiere deve essere in grado di gestire. Ma oggi le Università non danno le conoscenze tecnico-scientifiche per affrontare questa problematica”.

La prima criticità a cui rispondere, per il sindacalista della Fiasl, è dunque quella della formazione universitaria, perché “i programmi didattici dei corsi infermieristici – spiega Andreula – sono in grave ritardo rispetto alle evoluzioni scientifiche. I due elementi, che dovrebbero camminare insieme, si rincorrono con ritardi abissali. Il risultato è che lo studente in Infermieristica esce dall’Università senza le necessarie conoscenze tecniche e scientifiche per rispondere ai bisogni dei cittadini”. Ma la formazione universitaria non basta. “Le tecniche e presidi sono in costante aggiornamento. I professionisti hanno bisogno di tenersi aggiornati, che è anche un obbligo deontologico”.

La seconda criticità da affrontare è quella organizzativa. “Si sono sviluppati modelli regionali diversi che vanno in qualche modo ricongiunti a un livello di uniformità nazionale” e questo “non sarà facile, visto che viviamo in uno Paese dove c’è concorrenza tra Stato e Regioni”. Il nodo, però, deve essere affrontato, secondo Andreula, perché in alcune Regioni “si sono sviluppati modelli organizzativi che invece di tenere conto dei problemi specifici della popolazione emersi dagli studi epidemiologici, hanno risposto alle logiche politiche e ai poteri di categoria. Modelli che, insomma, si sono sviluppati intorno alla categoria più forte, sfruttando i conflitti interni esistenti”, come “quello tra medici e infermieri”.

Conflitto che, secondo Andreula, è “più politico che reale”. E questo “è questo uno dei problemi che il documento dovrebbe affrontare”. I medici, secondo il sindacalista della Fials, “non sembrano disposti a volor cedere molto spazio e rivendicato la loro leadership nell’ambito del governo complessivo delle prestazioni assistenziali. Ma gli infermieri non hanno alcun interesse a rivendicare un ruolo diverso da quello a cui l’infermieristica è deputata: il medico fa la diagnosi e la prescrizione, gli mettono in atto la terapia. Non abbiamo mai voluto arrogarci la prescrizione”, sottolinea Andreula. Secondo il quale si tratta comunque di “un falso problema”. “Nella mia esperienza lavorativa – spiega – nella realtà delle cose c’è collaborazione e interdipendenza tra le due categorie professionali. Ove vi fossero problematiche di questo tipo, credo che potrebbero facilmente essere risolte per singola unità operativa e area di competenza, semplicemente definendo protocolli e procedure chiare e precise su chi fa che cosa”.

Non sarà semplice, perché oltre alla questione medici-infermieri, occorre ricordare che “c’è un’incredibile parcellizzazione delle prestazioni dal momento che esistono ben 22 profili di professioni sanitarie. A cui il tavolo ha assicurato di volere lavorare affrontando man mano tutti i profili”. A questo si aggiunge, secondo Andreula, “il problema degli operatori socio sanitari, creati per sopperire alla carenza di personale infermieristico ma che possono rappresentare un fenomeno inquietante, non solo in termini di rischio di abusivismo della professione infermieristica, ma anzitutto di integrazione di questa figura nell’ambito sanitario”.

Secondo Andreula, comunque, il tavolo è deciso ad affrontare queste problematiche e nell’incontro del 26 aprile è stato evidente quanto “le Regioni chiedevano con forza una ridefinzione dei diversi profili, perché si tratta di un’esigenza concreta e sentita anzitutto da chi è responsabile dell’organizzazione sanitaria”.

Andreula ha assicurato l’impegno della Fials a chiudere con successo il capitolo degli infermieri nel termine di 6/7 mesi, “come richiesto dal tavolo”. Ma uno degli ostacoli più difficili da superare potrebbe essere quello delle risorse. “L’intenzioni dei proponenti, regioni e governo, è quella di definire nel più breve arco temporale con un accordo senza mettere in campo risorse, che certamente sono esigue. È evidente che questo sarà un problema. Ma ci è stato assicurato che anche questo punto sarà approfondito”.
 

30 Aprile 2012

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