Infermieri. “Carenze fino al 30% nei reparti critici e nelle emergenze urgenze: rientro post-maternità è fase critica”. L’alert del Nursing Up

Infermieri. “Carenze fino al 30% nei reparti critici e nelle emergenze urgenze: rientro post-maternità è fase critica”. L’alert del Nursing Up

Infermieri. “Carenze fino al 30% nei reparti critici e nelle emergenze urgenze: rientro post-maternità è fase critica”. L’alert del Nursing Up

“Diritti per le neo mamme esistono, ma senza turnover rischiano di diventare troppo fragili. In Europa sostituzioni e turn over maggiormente strutturati, in Italia luci e ombre” spiega il presidente nazionale De Palma

“Il rientro al lavoro dopo la maternità per le infermiere avviene in Italia in un contesto decisamente disomogeneo. Le tutele normative sono presenti, ma la loro reale applicazione dipende dalla tenuta degli organici, oggi messi notevolmente sotto pressione da una carenza di personale stimata tra il 20% e il 30% nei reparti di emergenza-urgenza, terapie intensive e rianimazioni”.

A lanciare l’allarme il Nursing Up. Secondo una revisione internazionale pubblicata sulla rivista scientifica BMC Nursing, ricorda una nota, il rientro al lavoro dopo il congedo di maternità rappresenta per le infermiere una fase particolarmente critica, associata a difficoltà nella gestione dei turni, aumento del conflitto lavoro-famiglia e maggiore rischio di riduzione dell’orario o di abbandono professionale (studio BMC Nursing, 2024). Evidenze analoghe emergono da uno studio pubblicato su Women’s Studies International Forum, che documenta come, dopo la maternità, una quota rilevante di infermiere sperimenti problemi concreti nella conciliazione tra responsabilità familiari e lavoro assistenziale ad alta intensità (Women’s Studies International Forum, 2024).

In questo quadro, stime coerenti con i dati europei e con analisi sindacali di settore indicano che circa il 40% delle infermiere segnala difficoltà concrete al rientro post-maternità, in particolare nella gestione dei turni, soprattutto nei contesti ad alta intensità assistenziale. Sul piano sindacale europeo, analisi e rapporti della European Federation of Public Service Unions (EPSU), in collaborazione con l’agenzia UE Eurofound, evidenziano come la carenza di personale e l’assenza di sostituzioni strutturate rendano fragile la conciliazione vita-lavoro dopo periodi di congedo per maternità (EPSU–Eurofound, 2022–2023).

“Va detto con chiarezza: le infermiere madri non vengono mandate allo sbaraglio. Le tutele esistono, dall’allattamento all’esonero dalle notti fino ai tre anni del bambino – afferma Antonio De Palma, presidente nazionale Nursing Up – il nodo nasce quando questi diritti si innestano su reparti con organici ridotti all’osso e nel nostro sistema sanitario queste realtà sono all’ordine del giorno da Nord a Sud”.

Italia a due velocità: dove l’organizzazione regge, la conciliazione funziona In alcune regioni virtuose del Centro-Nord, comunque non esenti da altre importanti problematiche, come Emilia-Romagna, Toscana e Trentino-Alto Adige, prosegue il Nursing up, una maggiore dotazione di personale consente percorsi di rientro graduali e una gestione più equilibrata dei turni. In altre aree, soprattutto dove le carenze sono più accentuate, le stesse tutele diventano difficili da realizzare in serenità, a causa dello stress dovuto alle peripezie organizzative e al disagio professionale correlato. “Quando in un reparto manca fino a un infermiere su tre, ogni assenza pesa – sottolinea De Palma – ed è lì che la maternità rischia di essere vissuta come un problema gestionale, invece che come una fase normale della vita”.

Le criticità non si esauriscono con il periodo protetto. Oltre il 65% delle infermiere con figli in età scolare segnala problemi persistenti nella gestione di notti e festivi, una volta cessate le tutele specifiche. In un sistema con carenze strutturali e scarsa programmazione, la pressione ricade soprattutto sulle donne, che rappresentano circa il 75% della forza lavoro infermieristica. “Il vero problema emerge dopo la maternità –  osserva De Palma – quando finiscono i benefici, ma restano responsabilità familiari e turni pesanti. Senza assunzioni e turnover, il sistema diventa esplosivo”.

Nel confronto europeo il divario è evidente. L’Italia conta circa 6,3 infermieri ogni 1.000 abitanti, contro oltre 8 nella media UE. In Paesi come Germania, Belgio, Olanda e Nord Europa, alle tutele di maternità si affiancano meccanismi strutturati di sostituzione automatica, che riducono l’impatto delle assenze sui reparti. “In Europa la maternità è un dato strutturale della gestione del personale – conclude De Palma – in Italia è ancora trattata come un’eccezione. Senza piani di assunzione reali e permanenti, continueremo a perdere professioniste esperte e a indebolire il sistema sanitario”.

02 Febbraio 2026

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