Infermieri. “Italia sempre più indietro, verso il tracollo del sistema sanitario”. L’allarme del Nursing Up

Infermieri. “Italia sempre più indietro, verso il tracollo del sistema sanitario”. L’allarme del Nursing Up

Infermieri. “Italia sempre più indietro, verso il tracollo del sistema sanitario”. L’allarme del Nursing Up
Il nuovo rapporto Agenas conferma il divario con l’Europa: 6,8 infermieri ogni mille abitanti contro una media di 8,2. In arrivo 78 mila pensionamenti entro il 2035, iscrizioni in calo del 52% e oltre 6 mila professionisti l’anno in fuga all’estero. De Palma: “Servono interventi strutturali e stipendi europei, prima che sia troppo tardi”.

“Il nuovo rapporto Agenas fotografa esattamente ciò che come sindacato denunciamo da anni attraverso le nostre battaglie: l’Italia continua a essere fanalino di coda in Europa per il numero di infermieri. I dati confermano che oggi abbiamo 6,86 professionisti ogni mille abitanti, contro una media europea di 8,26. Un divario che non si riduce affatto, ma che rischia di aggravarsi con i circa 66 mila pensionamenti attesi (leggi nostro recente report) entro il 2030, e 78 mila entro il 2035 (secondo quanto riporta Agenas), quindi in piena sintonia con il nostro report più recente). Sono numeri che coincidono, e che certificano la gravità della situazione”.

Così Antonio De Palma, presidente del Nursing Up che denuncia un calo drammatico di iscrizioni e una fuga senza precedenti: “Dobbiamo riavvicinare i giovani alla professione – continua De Palma –. Come noto, dal 2010 al 2024 le iscrizioni ai corsi di laurea in infermieristica sono diminuite di oltre il 52%, fino ad arrivare nel 2025 a un drammatico -11,3%. A questo si aggiunge l’emorragia della fuga all’estero, con una media di 6 mila infermieri che ogni anno lasciano l’Italia, e le dimissioni a raffica dalla sanità pubblica, che solo nel 2024 ha perso circa 20 mila professionisti dell’assistenza. Di fronte a questi numeri, il futuro della sanità pubblica è più che mai seriamente a rischio”.

Il nodo degli stipendi e delle condizioni di lavoro “Non possiamo continuare a ignorare la distanza retributiva che separa l’Italia dal resto d’Europa. Occorre equiparare gli stipendi agli standard europei (si vada a guardare come paesi quali Germania, Olanda e Regno Unito hanno rivisto al rialzo le retribuzioni) e ridefinire un contratto che restituisca dignità e prospettive di crescita ai nostri infermieri. Senza una risposta strutturale, non riusciremo a fermare l’esodo, né a garantire l’indispensabile ricambio generazionale”.

Gli investimenti del Governo, sui quali proporremo approfondimenti con le istituzioni interessate, potranno essere utili solo se uniti ad un reale cambio di passo: “Accogliamo positivamente il piano del Ministero della Salute legato a nuovi investimenti e la previsione di una spesa sanitaria che, secondo il Dpfp, arriverà al 6,5% del Pil entro il 2026 – prosegue – ma ricordiamo che siamo di fronte a una emorragia lasciata senza cure per troppo tempo, frutto di politiche sanitarie fallimentari e all’insegna dell’immobilismo. Se non diamo impulso alla considerazione contrattuale e di ruolo della base professionale infermieristica, ed a seguire dell’ intera compagine delle varie categorie professionali interessate, rischiamo di arrivare tardi. La realtà sanitaria attuale è infatti come una partita di calcio, dall’esito fondamentale, giunta però ormai ai supplementari e con un gap di 3 reti da recuperare. Gli sforzi del ministro Schillaci vanno nella giusta direzione, è innegabile, e si potrebbe dire quindi meglio tardi che mai, ma potrebbero alla fine non bastare: il gap con l’Europa che corre veloce verso una sanità più solida e a misura di paziente resta davvero abissale”, conclude De Palma.

06 Ottobre 2025

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