Lo spot delle polemiche “assolto” dall’Istituto di autodisciplina pubblicitaria. Gli autori: “Confermata nostra correttezza”

Lo spot delle polemiche “assolto” dall’Istituto di autodisciplina pubblicitaria. Gli autori: “Confermata nostra correttezza”

Lo spot delle polemiche “assolto” dall’Istituto di autodisciplina pubblicitaria. Gli autori: “Confermata nostra correttezza”
Per l’Istituto dell’autodisciplina pubblicitaria lo spot di Obiettivo Risarcimento con protagonista Enrica Bonaccorti non contiene messaggi ingannevoli o distorsivi a danno dei consumatori. Per la società legale "si riabilita il diritto di migliaia di cittadini-pazienti ad essere comunque informati".

Il contestato spot di Obiettivo Risarcimento, nel quale Enrica Bonaccorti invita a chiedere risarcimenti per vicende di malasanità, non poteva essere censurato in quanto non in contrasto con le norme a tutela dei consumatori. A dirlo è l'Istituto dell’autodisciplina pubblicitaria (Iap), organo garante dei cittadini e dei consumatori in ambito di etica pubblicitaria.

A darne notizia è lo stesso Obiettivo Risarcimento, società di tutoring attiva nel settore delle lesioni alla persona, in relazione allo spot televisivo sospeso da Rai e Mediaset che lo Iap, con una comunicazione, ha ritenuto non in contrasto con il Codice di Autodisciplina della Comunicazione Commerciale.
 
"Si riabilita – evidenzia la società – il diritto di migliaia di cittadini-pazienti ad essere comunque informati. Sono molti i cittadini, da tutta Italia, che ci contattano per segnalarci che prima dello spot nulla sapevano in relazione al diritto ad un giusto risarcimento dopo una lesione in ambito sanitario: gli stessi quindi chiedono più informazione per una maggiore consapevolezza; Obiettivo Risarcimento propone la nascita del modello di 'constatazione amichevole' anche in ambito sanitario. Al Governo invece sollecitiamo i decreti attuativi della Legge Gelli fermi da oltre 500 giorni".
 
Contattati telefonicamente dalla redazione di Quotidiano Sanità, dall'Istituto dell’autodisciplina pubblicitaria hanno spiegato che la loro decisione non riguarda la presunta lesa onorabilità della categoria medica, in quanto le loro pronunce riguardano unicamente l'interesse dei consumatori: "Non è stato ritenuto ingannevole o distorsivo il messaggio dello spot per i cittadini, il nostro giudizio si è limitato unicamente a questo".

10 Gennaio 2019

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