Malattie renali. Dietisti: “Corretta alimentazione può ritardare la dialisi di oltre un anno”

Malattie renali. Dietisti: “Corretta alimentazione può ritardare la dialisi di oltre un anno”

Malattie renali. Dietisti: “Corretta alimentazione può ritardare la dialisi di oltre un anno”
No a fosforo, sale e a diete iperproteiche. Per l’Associazione nazionale dietisti (Andid), riuniti a Firenze in occasione del 25° congresso nazionale, un piano dietetico può ritardare l’ingresso alla dialisi dei pazienti con insufficienza renale cronica e migliorare radicalmente la loro qualità di vita

Maledetto fosforo, e latte e latticini che lo contengono. Utilissimo per denti e ossa e per il buon funzionamento delle nostre cellule, può essere invece molto pericoloso per chi soffre di insufficienza renale cronica, così come una dieta troppo ricca di sale, cui si aggiungono fattori di rischio cardiovascolare quali pressione arteriosa sistolica, fumo di sigaretta e diabete.
 
Quello della dieta è un punto fondamentale per la cura delle malattie renali. Un tema sotto i riflettori dei dietisti dell’Associazione Nazionale Dietisti (Andid), riuniti a Firenze in occasione del 25° Congresso nazionale.
 
In Italia oltre 6 milioni di persone già soffrono di una patologia dell’organo, più di 50 mila sono i pazienti in dialisi ed oltre il 10% della popolazione adulta presenta tutte le condizioni per sviluppare in futuro una malattia renale cronica. Eppure il 60% non sa che fra le prime cause ci sono proprio malattie note, come il diabete e l’ipertensione.
Fondamentale è quindi il ruolo del dietista nella valutazione delle abitudini alimentari del paziente, del suo stile di vita e nella costruzione di un piano dietetico personalizzato in relazione alla situazione clinica (stato di malattia, possibili complicanze).
 
“Una dieta ipoproteica e senza fosforo – ha spiegato Anna Laura Fantuzzi, segretario nazionale dell’Andid, coordinatrice e referente dell’Ambulatorio di Malattie Renali presso l’Unità Operativa di Scienza dell’Alimentazione e Dietetica del Nuovo Ospedale Estense di Modena – svolge una funzione protettiva fondamentale contro quella che in letteratura viene definita la ‘morte renale’, prolungando la stabilizzazione della malattia e allontanando il momento della dialisi di oltre un anno, e quindi dell’eventuale trapianto. Un aiuto importante, oltre al controllo di diabete e pressione arteriosa, proviene, quindi, proprio da un corretto piano dietetico. Nel trattamento, nella cura e nella gestione delle eventuali complicanze dell’insufficienza renale cronica – continua  Fantuzzi – non è, infatti, sufficiente predisporre una terapia dietetica a basso contenuto di proteine e sale, ma occorre anche prevedere e prevenire l’eccessivo accumulo di fosforo, che costituisce un fattore di rischio importante nella progressione delle malattie renali”.
 
Quando il rene è danneggiato, come avviene nei pazienti con insufficienza renale cronica non è più in grado di eliminare il fosforo. In questi casi, precisa Giovanna Cecchetto, presidente nazionale Andid,è necessario monitorarne minuziosamente il quantitativo introdotto con la dieta, specie attraverso latte e latticini. “L’iperfosfatemia nel paziente con insufficienza cronica – ha sottolineato Cecchetto – è molto pericolosa poiché non solo aumenta di molto il rischio cardiovascolare, ma porta anche allo sviluppo di iperparatiroidismo secondario, ad alterazioni del metabolismo osseo e all’aumento di calcio e fosforo. Sono proprio le concentrazione eccessive nel sangue di questi due ultimi elementi a preoccupare perché possono provocare la formazione di piccoli depositi di minerali in vari organi e tessuti che a loro volta ingenerano calcificazioni a livello cardiovascolare”.
 
È dunque indispensabile prevenire questo evento con una dieta adeguata, poiché anche con la dialisi non è possibile eliminare completamente tutto il fosforo in eccesso. “Inoltre non va sottovalutato il fatto che una dieta ipoproteica gestita da un dietista con il supporto di un team motivato – conclude Fantuzzi – è in grado di ritardare l’accesso in dialisi di circa un anno e questo va a vantaggio sia di una migliore qualità di vita del paziente, che non deve essere schiavo di una macchina che aiuti la funzionalità renale, che di un notevole risparmio per il sistema sanitario, nel rispetto della farmaco-economia”.

19 Maggio 2013

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