Medici di famiglia. Scotti (Fimmg): “Contro la crisi non servono riforme pastrocchio”

Medici di famiglia. Scotti (Fimmg): “Contro la crisi non servono riforme pastrocchio”

Medici di famiglia. Scotti (Fimmg): “Contro la crisi non servono riforme pastrocchio”
"Non servono riforme pasticciate, ma più risorse e borse di studio per rendere attrattiva la medicina generale". Il segretario critica la trasformazione dei medici di famiglia in dipendenti del Ssn, temendo la perdita del dialogo con i pazienti e il rischio di abbandono della formazione da parte dei giovani. "Serve un piano serio per affrontare la crisi delle vocazioni e la carenza di medici”.

La medicina generale in Italia è nel pieno di una crisi profonda, caratterizzata da un crescente disinteresse da parte dei giovani. “A fronte di questa carenza di vocazione non servono riforme pasticciate, ma più risorse da investire per rendere più attrattiva la specializzazione”.

Il segretario della Federazione Italiana dei Medici di Famiglia (Fimmg), Silvestro Scotti, risponde al ministro della Salute Orazio Schillaci, tornando a criticare la trasformazione del rapporto dei medici di base con il Servizio Sanitario Nazionale da ‘convenzionati’ a ‘dipendenti’. La riforma, ben vista in modo trasversale da alcune forze politiche e governatori di regione nasce dall’esigenza di dare attuazione al Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. Ma incontra l’opposizione del principale sindacato di categoria.

“Siamo disposti a sederci a un tavolo – afferma Scotti – e a portare il nostro contributo per le Case di Comunità ma non troviamo benefici nel passaggio alla dipendenza, anche qualora si configurasse come volontario”. Secondo Scotti, i primi a pagarne il prezzo sarebbero i cittadini: “In Spagna e Portogallo – spiega – esiste un sistema di cure primarie con medici dipendenti. Per prenotare un consulto si passa da una piattaforma ed è venuto meno il dialogo diretto tra medico e paziente. Il medico lavora su turni, rispetta orari di servizio, e fuori da quelli non risponde al telefono”.

Inoltre, il passaggio alla dipendenza potrebbe ridurre ancor di più il già scarno esercito dei medici di base. Un sondaggio condotto su 3.000 medici in formazione ha rilevato che oltre il 40% abbandonerebbe il corso nel caso in cui venisse introdotta. Questo andrebbe a pesare su numeri già ridotti all’osso: mancano 5.500 medici di famiglia, e si prevede che altri 7.300 lasceranno il lavoro entro il 2027 per raggiunti limiti di età. Il vero problema, conclude Scotti, è un altro: “Il numero annuale di borse di studio per la formazione in medicina generale è poco più di duemila, ma spesso non vengono neppure assegnate. Il motivo è che questi studenti ricevono 900 euro mensili, contro i quasi 2.000 previsti per le altre scuole di specializzazione”.

30 Maggio 2025

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