Nasce Slow Medicine. Gardini: “Fare di più non vuol dire fare meglio”

Nasce Slow Medicine. Gardini: “Fare di più non vuol dire fare meglio”

Nasce Slow Medicine. Gardini: “Fare di più non vuol dire fare meglio”
Sobrietà, rispetto e qualità. Sono queste le tre parole d’ordine del neonato movimento che debutta oggi a Ferrara. Fondato da medici, direttori sanitari, psicologi e psicoterapeuti italiani punta a una medicina prudente, condivisa e su misura del paziente. Quotidiano Sanità ne ha parlato con uno dei sedici medici fondatori di Slow Medicine, Andrea Gardini, direttore sanitario dell’azienda ospedaliero universitaria di Ferrara.

Sobrietà, agendo con moderazione, gradualità, essenzialità e utilizzando  in modo appropriato e senza sprechi le risorse disponibili. Ancora, rispetto, ascolto, capacità di comunicare perché valori, aspettative e desideri delle persone sono diversi e inviolabili. Fermarsi a pensare, perché una medicina sempre più tecnologica e che deve rispondere a  regole di budget, dove conta fare in fretta e soprattutto fare tutto ciò che è possibile, senza mai arrendersi anche all’inevitabile non è detto che produca qualità. Perché  fare di più non vuol dire fare meglio. Sono questi i pilastri del neonato movimento Slow Medicine, al suo debutto ufficiale, oggi, al Castello Estense a Ferrara. Un movimento di medici che ha raccolto in un manifesto la sua filosofia per diffondere negli ospedali e negli ambulatori la cultura della medicina “sobria, rispettosa e giusta”. Quotidiano Sanità ne ha parlato con Andrea Gardini, uno dei sedici medici fondatori, direttore sanitario dell’azienda ospedaliero universitaria di Ferrara.
 


Dottor Gardini, la vostra iniziativa ha suscitato un grande attenzione da parte del mondo medico e non solo. Proviamo a tracciare un profilo di Slow Medicine?
Siamo una rete di idee in movimento. Una rete di medici senza gerarchie che, dopo numerosi anni di onorato lavoro, si sono interrogati chiedendosi se fossero contenti di quanto realizzato. E la risposta è stata “no”. Per questo abbiamo deciso di mettere insieme il nostro bagaglio di esperienze  maturato nel campo della società italiana della qualità e dell’assistenza e dell’accreditamento per dare vita a un confronto tra persone che si riconoscono in una medicina più sobria, più rispettosa e più giusta.Tre aggettivi che sono l’evoluzione delle parole efficienza, qualità ed efficacia. Parole precedute da altre due senza le quali nulla è possibile, ossia intelligenza e onestà. In sostanza, se non fai le cose con intelligenza e onestà non puoi essere sobrio, rispettoso e neppure giusto.
 


Oggi ci sarà il debutto ufficiale del movimento a cui avete dato vita. A cosa puntate?
Ci confronteremo su cinque grandi temi, ossia prevenzione e promozione della salute; la comunicazione nella relazione di cura; il bambino e la donna; gli anziani, fra acuzie e cronicità; e la cura dei malati e delle malattie. Cercheremo quindi di raccogliere delle parole chiave sulle quali costruire ulteriori momenti di studio e confronto per capire che cosa ci infastidisce e può essere “fast”. E questo è soltanto il primo passo verso la costituzione di una rete di persone, gruppi, associazioni culturali, società scientifiche, che, ognuno nell’ambito delle proprie specializzazioni, diventeranno altrettanti punti rete per diffondere idee, progetti, iniziative nella direzione di una cura più “slow”.
 


Parlare di medicina slow è sicuramente essenziale, ma occorre fare i conti anche con una crisi economica che ha ricadute pesanti sul sistema sanitario. Vi confronterete anche su questo tema?
In un momento di crisi economica è essenziale cercare di capire come portare avanti il Ssn senza sprechi. Lo scorso anno, nel corso di un convegno organizzato a Grado, ci siamo interrogati su cosa vuol dire sostenibilità in sanità. È dimostrato con evidenze scientifiche che la qualità riduce i costi. Fare qualità conviene, così come conviene fare sicurezza. In uno scenario dove la coperta economica è corta e si operano tagli indiscriminati, riattivare una politica della qualità, a tutti i livelli, è essenziale. A partire dai professionisti che lavorano e hanno sempre provato a portare avanti queste politiche di qualità e di sostenibilità del Ssn con lotte sindacali. Non dimentichiamo che non stiamo inventando nulla. Tutto è già contenuto nel nostro codice deontologico, in quello degli infermieri e delle regole consolidate della clinica.
 


Insomma agire con lentezza per ottenere qualità?
Certamente. Le faccio un esempio: cosa può capire un medico che effettua una visita ginecologica in dieci minuti? Che soddisfazione ne può ottenere? Inoltre è una prestazione che viene pagata con i soldi del contribuente. Fare di più non vuol dire necessariamente fare meglio.
Noi abbiamo un’organizzazione che ci spinge verso la produttività. Ma  la produttività può benissimo essere raggiunta  trattando bene i pazienti, con una buona qualità, monitorando i dati per capire cosa funziona.
 


Mi spieghi.
Noi mettiamo in dubbio che la velocità sia un fattore di benessere per l’organizzazione e per le persone. E le evidenze scientifiche lo confermano. Pensiamo che riflettere con calma possa aiutare i pazienti soprattutto nei casi in cui la fretta è cattiva consigliera. E non solo, la fretta fa spendere di più, perché fai più esami anche perché sei sempre più esposto a problemi medico legali e via dicendo. Già da tempo i medici chiedono di poter far bene il proprio lavoro, ecco perché non bisogna tagliare gli organici, ma aumentarli se c’è bisogno. E distribuire onestamente i carichi di lavoro tra medicine di primo livello e attività specialistiche.
Questo non significa che noi siamo contrari alle tecnologie: sono uno strumento fantastico. Ma le nuove tecnologie vanno usate bene, secondo i criteri di buona qualità. Tirando le somme Slow Medicine è ascoltare le persone nei loro bisogni, sviluppare una metodologia clinica appropriata per indagarne le condizioni con il loro consenso veramente informato, applicare il meglio dei trattamenti appropriati e dimostrare la propria efficacia monitorando nel tempo gli esiti delle proprie azioni e non solamente le prestazioni a scopo di pagamento.
E.M.

29 Giugno 2011

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