Parto fisiologico. Aio: “In Italia mancano ostetriche. Troppo poche per garantire assistenza come in altri Paesi Europei”

Parto fisiologico. Aio: “In Italia mancano ostetriche. Troppo poche per garantire assistenza come in altri Paesi Europei”

Parto fisiologico. Aio: “In Italia mancano ostetriche. Troppo poche per garantire assistenza come in altri Paesi Europei”
Questa la denuncia della presidente dell'Associazione italiana di ostetricia, Antonella Marchi, a seguito dell'audizione in commissione Affari Sociali in merito ai ddl sul parto fisiologico. "Devono essere previsti piani di assunzioni in tutto il paese, negli ospedali e nei consultori e dove non si trovano ostetriche, aprire convenzioni con le libere professioniste". 

"In seguito alla nostra audizione avvenuta ieri presso la Commissione Affari Sociali della Camera in merito ai disegni di legge sul parto fisiologico, abbiamo sottolineato che per costruire e migliorare i servizi alla Maternità ed alla Paternità, è necessario assumere ostetriche negli ospedali e nei consultori che sono al collasso. Le ostetriche fanno turni incredibili, saltano riposi, rientrano dalle ferie ma questo non basta a creare la continuità assistenziale e soprattutto la sicurezza della nascita. Nelle numerose proposte di legge sul parto fisiologico, leggiamo la volontà di affidare i servizi alle ostetriche e siamo ben felici di farcene carico, noi Ostetriche lavoriamo con il cuore oltre che con professionalità, ma affinché tutto non resti solo sulla carta, devono essere previsti piani di assunzioni in tutto il paese, negli ospedali e nei consultori e dove non si trovano ostetriche, aprire convenzioni con le libere professioniste. Questo è quello che noi chiamiamo 'rispetto per le donne e per le famiglie'”. Queste le parole di Antonella Marchi, presidente dell'Associazione italiana di ostetricia (Aio).

"Per favorire il parto fisiologico e promuovere la continuità assistenziale chiediamo di applicare il modello Midwife-Mother Relationship (che favorisce nella donna la capacità di saper prendere decisioni e quindi l’empowerment) attraverso l’assistenza alla gravidanza da parte dell’ostetrica con lo scopo di mantenere la fisiologia dell’evento, un’attenta valutazione del rischio con scelta appropriata del luogo del parto, un’assistenza ostetrica one-to-one al travaglio e al parto, dimissione a 6 ore dal parto da parte dell’ostetrica e subito presa in carico nel territorio della puerpera da parte dell’ostetrica del consultorio o dove non possibile, aprire convenzioni con ostetriche libere professioniste. In Toscana, che in questi giorni ha emanato le Linee di indirizzo regionale con azioni per il miglioramento della qualità e la sicurezza delle cure nel percorso nascita sul modello Intrapartum care-quality standard del Nice Dicembre 2015, abbiamo l’esperienza dell’Ospedale San Giovanni di Dio a Firenze", spiega Marchi.

"Ma qualità e sicurezza delle cure non può essere questione di una regione, deve essere questione che riguarda le donne e le famiglie di tutto il paese! Avere più ostetriche nei servizi diviene fondamentale per garantire il rapporto 'uno a uno' con la partoriente, per fare in modo che i genitori possano chiedere alla struttura dove partoriranno di veder rispettate le loro esigenze circa la nascita con lo sviluppo del Birth Plan richiamato da vari ddl sul parto, da condividere con l’ostetrica ed il ginecologo; inoltre siamo d’accordo sul parto spontaneo dopo taglio cesareo (VBAC) ma assolutamente seguendo le Linee Guida e con parto in ospedale e non a casa. Non siamo d’accordo sul BabyBirth proposto nel ddl Binetti poiché se l’OMS dichiara la Kristeller manovra da abbandonare, non comprendiamo perché dovremmo sostituirla con una fascia che ha simili funzioni", prosegue la presidente Aio.

"Vorremmo invece che venisse seriamente presa in considerazione dagli onorevoli firmatari dei ddl sul parto fisiologico, la nostra proposta di introdurre l’accompagnamento della partoriente in ospedale da parte dell'ostetrica di fiducia poiché attualmente assistiamo ad episodi vergognosi di personale che si permette di non far entrare in sala travaglio l’ostetrica che fino a quel momento ha assistito la donna senza che vi sia una legge a tal riguardo. E in ultima analisi – conclude – che le regioni e le usl attuino una revisione annuale dei requisiti dei professionisti della sanità attraverso un portfolio delle competenze e delle performance professionali, affinché ogni famiglia riceva l’assistenza di personale altamente qualificato".

28 Luglio 2016

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