Remunerazione farmacie. Federfarma Servizi: “Bozza decreto disallineata a criteri di legge”

Remunerazione farmacie. Federfarma Servizi: “Bozza decreto disallineata a criteri di legge”

Remunerazione farmacie. Federfarma Servizi: “Bozza decreto disallineata a criteri di legge”
L’associazione della distribuzione intermedia conferma la sua disponibilità a ridiscutere l'accordo per “dare forma e concretezza alle intenzioni, purtroppo disattese, del legislatore di stabilizzare la spesa farmaceutica”, ma boccia nettamente la proposta di Balduzzi, “sia in termini di legittimità che di merito”.

Bocciatura da parte di Federfarma Servizi alla bozza di decreto sulla nuova remunerazione della filiera del farmaco che il ministero della Salute ha fatto recapitare alle Regioni e sulla quale il ministro Renato Balduzzi ha comunque espresso disponibilità al confronto per apportare eventuali modifiche.

I punti di “forte criticità” nell’ipotesi di Balduzzi, secondo Federfarma Servizi, sarebbero almeno 3 e riguarderebbero sia “termini di legittimità sia di merito”.

“Sul piano della legittimità – spiega l’associazione della distribuzione intermedia del farmaco in una nota – il decreto interviene sebbene ci sia stato un accordo firmato il 16 ottobre 2012 dalle Associazioni di categoria maggiormente rappresentative del settore e dall’AIFA. I tempi previsti, i soggetti attivi e i criteri dell’accordo erano esattamente quelli previsti dalla Legge 95/2012. Nonostante ciò i Ministri della salute e dell’economia e delle finanze hanno ritenuto di dover procedere in assoluta autonomia alla definizione del nuovo modello, comportandosi come se un accordo non fosse mai stato siglato. Nell’urgenza di scrivere in solitudine il decreto, i Ministeri non hanno neanche trovato il tempo di incontrare i firmatari dell’accordo, come ammesso dallo stesso Ministro Balduzzi, sebbene Federfarma Servizi e le altre Associazioni di categoria avessero richiesto più volte di sedersi ad un unico tavolo di discussione”.

“La volontà della filiera distributiva – prosegue la nota  – era di arrivare ad una concreta definizione della nuova remunerazione condivisa con i soggetti istituzionali chiamati a decidere in modo definitivo (tra i quali l’AIFA, per sua stessa ammissione, non poteva rientrare) purtroppo ciò non è stato possibile e non per nostra responsabilità”.
   
Nel merito, inoltre, secondo Federfama Servizi “il decreto contrasta con i criteri dettati dalla Legge 122/2010, i cui due pilastri per la nuova remunerazione sarebbero dovuti essere: il modello misto, ossia prestazione fissa e ridotta percentuale sul prezzo, e l’estensione degli strumenti di tracciabilità e controllo. A dispetto di quanto previsto dalla legge e anche dall’accordo siglato il 16 ottobre, il decreto ha completamente invertito il rapporto tra quota fissa e quota percentuale: ora la seconda prevale sulla prima e risulta tutt’altro che marginale, come invece voleva la Legge 122/2010. L’effetto sarà che grossisti e farmacie resteranno pesantemente esposti all’inevitabile discesa dei prezzi: si perderà completamente sia l’effetto di stabilizzazione, indispensabile per consentire  alle imprese la pianificazione a medio termine funzionale al raggiungimento di quel “ragionevole margine di utile” che le norme costituzionali rendono un vincolo inderogabile nella disciplina dei prezzi amministrati”.

Secondo Federfarma Servizi è poi da aggiungere che “i criteri di remunerazione proposti sclerotizzano del tutto la libertà di mercato. Anche sul piano dell’estensione del monitoraggio di tutta la spesa farmaceutica nulla di fatto perché il decreto non ne fa alcuna menzione, sottraendo di fatto la possibilità di ricondurre nel canale farmaceutico i medicinali distribuiti direttamente e/o impiegati in ambito ospedaliero. A tutto ciò va aggiunto che il decreto ha introdotto un elemento del tutto nuovo, ossia che le quote della filiera distributiva del farmaco debbano intendersi comprensiva di Iva”.

Infine, un rilievo sul meccanismo del payback: “La filiera non si sottrae ai sacrifici per il recupero degli sfondamenti del tetto, ma questi dovranno essere equamente distribuiti su tutte le parti interessate. Sarebbe quindi doveroso, in un contesto in cui la sanità gratuita per tutti non è più sostenibile, che al ripianamento concorressero anche idonee misure di revisione delle quote a carico dei cittadini più abbienti: grazie al nuovo “riccometro” sarà ancora più facile assicurare la totale gratuità delle cure, anche farmaceutiche, alle fasce più deboli e più meritevoli della popolazione, addossando invece  parte dei costi ai ‘furbetti delle esenzioni’ che l’hanno fatta franca fino ad oggi”.

In altri termini, secondo Federfarma Servizi, “a nulla sono valsi i tavoli tecnici durati mesi, le osservazioni inviate, i dati presentati ai Ministeri a dimostrazione della grave sofferenza economica vissuta dalla distribuzione intermedia. Si continua a tagliare trasversalmente, senza alcuna premura verso un settore nevralgico per la tutela della salute della collettività tutta”.

Federfarma Servizi conferma comunque la sua disponibilità a ridiscutere la nuova remunerazione, con l’obiettivo, però, di “restituire forma e concretezza alle intenzioni, purtroppo disattese, del legislatore di stabilizzare la spesa farmaceutica”.
 

30 Gennaio 2013

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