Riforma medicina generale. Snami: “No al ruolo unico”

Riforma medicina generale. Snami: “No al ruolo unico”

Riforma medicina generale. Snami: “No al ruolo unico”
"Apprezziamo il riconoscimento della specializzazione come requisito imprescindibile, un passo avanti importante. Sulla questione dipendenza vs convenzione, non si può decidere nulla fino a quando lo Stato non definirà chiaramente la missione delle Case di Comunità. Fino a quando non ci sarà chiarezza sul lavoro, ogni discussione resterà astratta e fuorviante".

Mentre si concentra l’attenzione sull’applicazione immediata del ruolo unico ai nuovi ingressi nella medicina generale convenzionata, Snami denuncia con forza che il problema è ben più profondo e strutturale: “Così come è stato ideato, il ruolo unico finirà per coinvolgere progressivamente tutta la categoria, inclusi i medici già operativi”.

“La vera follia è che si sta ipotizzando un doppio binario – dipendenza e convenzione – senza chiarire il nodo fondamentale: qual è il lavoro che i medici saranno chiamati a svolgere nelle Case di Comunità? Quali saranno le attività previste? Quali servizi verranno garantiti ai cittadini? Discutere di modelli contrattuali senza sapere cosa si farà concretamente in queste strutture equivale a muoversi alla cieca, creando confusione tra i professionisti e disorientamento tra i cittadini. È il classico esempio di guardare il dito e non la luna”, spiega il sindacato.

“Come Snami chiediamo con fermezza: chiarezza sul ruolo unico, che, se nessun governo vuole togliere dalla Legge, deve essere uno strumento di accesso a una graduatoria unica, non un vincolo rigido di sistema. Tutela della flessibilità professionale, con possibilità, come sempre, di scegliere tra: lavoro a quota oraria; modalità mista; lavoro a quota capitaria, in base alle esigenze territoriali e ai diversi contesti organizzativi”.

“Apprezziamo il riconoscimento della specializzazione come requisito imprescindibile, un passo avanti importante. Sulla questione dipendenza vs convenzione, non si può decidere nulla fino a quando lo Stato non definirà chiaramente la missione delle Case di Comunità. Se queste strutture prevedranno attività 7/7 con ambulatori dedicati ed organizzati con erogazione di diagnostica di primo livello allora la dipendenza potrà essere una forma attrattiva. Se il lavoro dovrà invece rimanere territoriale, capillare e flessibile, allora la convenzione resterà la forma più adeguata. Fino a quando non ci sarà chiarezza sul lavoro, ogni discussione resterà astratta e fuorviante. Snami continuerà a battersi per un modello sostenibile, equo e centrato sui bisogni reali dei cittadini e dei professionisti”, conclude la nota.

03 Giugno 2025

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