Sciopero sale parto. Troise (Anaao): “Su contenzioso medico o risposte o protesta generale”

Sciopero sale parto. Troise (Anaao): “Su contenzioso medico o risposte o protesta generale”

Sciopero sale parto. Troise (Anaao): “Su contenzioso medico o risposte o protesta generale”
Il segretario nazionale dell’Anaao conferma da parte di tutti i medici le preoccupazioni espresse dai ginecologi sul boom di denunce. “La campagna elettorale è l’occasione per valutare la volontà dei Partiti di trovare soluzioni. Senza le quali, la protesta, fino ed oltre lo sciopero, sarà generale”.

“La dichiarazione di sciopero degli ostetrici ginecologi rappresenta solo la punta di un iceberg che nasconde inquietudini e paure non confinate nei punti nascita, visto che nella graduatoria delle denunce troviamo anche i medici di pronto soccorso, gli oncologi, i chirurghi in genere e quelli ortopedici in particolare”. Ad affermarlo è Costantino Troise, segretario nazionale dell’Anaao Assomed, sottolineando come il problema del contenzioso medico-legale contro i medici e non solo, “diffuso e in crescita esponenziale”, produce “inquinamento della relazione medico-paziente, l’adozione di procedure difensive da parte dei professionisti, l’incremento dei premi di assicurazione a carico dei medici e delle Aziende”.
 
“Oggi – prosegue Troise – le aziende sanitarie, ossessionate dalla logica del pareggio di bilancio, sottovalutano il ruolo delle carenze organizzative e strutturali nel determinare gli eventi avversi. E lasciano il medico sempre più solo, schiacciato tra rischio di contenzioso e logiche aziendali non sempre orientate all’aumento della sicurezza delle cure per operatori e pazienti”.
 
Per il segretario nazionale dell’Anaao Assomed la campagna elettorale “è l’occasione giusta per valutare la volontà dei Partiti di trovare soluzioni strutturali non più rinviabili. Senza le quali, la protesta, fino ed oltre lo sciopero, sarà generale”.

Anche in considerazione del fatto che, conclude Troise, “il sistema sanitario non sarà mai sostenibile se la medicina difensiva rimane l’unico scudo a disposizione di un medico che rischia di rispondere in proprio, anche in sede penale, delle conseguenze dannose di un suo atto, decontestualizzato rispetto al suo valore sociale, e di uscire dall’ospedale, varcato come apprezzato professionista, alla stregua di un aggressore o di un assassino”.
 
 

 

18 Gennaio 2013

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