Sciopero Snami per “una nuova legge che superi la Balduzzi”   

Sciopero Snami per “una nuova legge che superi la Balduzzi”   

Sciopero Snami per “una nuova legge che superi la Balduzzi”   
Oggi la mobilitazione per chiedere una nuova legge che “riconosca la medicina generale nella sua autonomia, identità e funzione”, spiega il presidente Angelo Testa. Lo Snami chiede, tra le altre cose, l’abrogazione del “ruolo unico” e il riconoscimento della Specializzazione in medicina generale. L’introduzione di tutele per i mmg (dalla maternità alla malattia) e una semplificazione della burocrazie per dare spazio alla cura.

“Il cuore della protesta” indetta oggi dallo Snami “non è una rivendicazione isolata, ma la necessità di superare la Legge 8 novembre 2012, n. 189, che definì il quadro normativo attuale della medicina territoriale. In un nostro precedente documento intitolato “Al macero la Legge Balduzzi”, pubblicato il 9 dicembre 2013, denunciavamo già gli effetti deleteri che quella legge avrebbe avuto sulla professione medica e sul rapporto medico-paziente. Oggi ribadiamo con forza che non basta una semplice modifica: occorre una nuova legge quadro che riconosca la medicina generale nella sua autonomia, identità e funzione”. A dirlo è Angelo Testa, presidente dello Snami, chiedendo sostegno allo sciopero indetto oggi dal sindacato e illustrando tutte le ragioni della protesta.

Quattro, in particolare, le criticità e le proposte dello Snami:

1) Ruolo unico e autonomia professionale
La Legge Balduzzi, spiega Testa, “ha introdotto una visione in cui la medicina generale viene progressivamente ricondotta a forme organizzative standard (come le Aggregazioni Funzionali Territoriali – AFT – e le Unità Complesse di Cure Primarie – UCCP) e al “ruolo unico” dell’assistenza primaria.
Questo modello causa tre problemi principali:
• la perdita della libertà professionale del medico convenzionato, che diviene pedina all’interno di processi aziendali e organizzativi.
• la cancellazione o la forte riduzione della scelta fiduciaria del paziente, perché la costruzione del rapporto medico-paziente viene deformata da logiche industriali di servizio.
• l’indebolimento della medicina di prossimità nello studio singolo o associato, sostituita da modelli più “efficienti” ma meno centrati sul paziente”.

Lo Snami chiede che la nuova legge “abroghi il ‘ruolo unico’ imposto dalla Balduzzi, ripristini la forma della medicina generale convenzionata libera e responsabile e valorizzi l’organizzazione territoriale senza che il medico perda autonomia”.

2) Tutela della maternità, della genitorialità e della vita del medico
“La medicina generale – spiega il presidente Snami – non è solo lavoro: è professione, vocazione, legame con le persone. Ma la normativa vigente non ha saputo garantire condizioni di lavoro compatibili con la maternità, la paternità o la cura della vita personale del medico. Come denunciavamo nel nostro comunicato del 2013, il sistema creato da quella legge prevedeva aggregazioni forzate, rischi di perdita di personale di studio, tagli alle indennità e precarizzazione.
Oggi è evidente che:
• molti medici donna (e uomo) nella medicina generale rinunciano a maternità/paternità o subiscono penalizzazioni.
• la mancanza di tutele organizzative porta allo stress professionale, all’abbandono del territorio o alla riduzione dell’attività.
• la carenza di sostituzioni garantite e di supporti organizzativi significa che la professione diventa insostenibile nei periodi di congedo o di cura familiare”.

Lo Snami chiede la nuova legge “preveda tutele economiche e organizzative chiare per maternità, paternità, malattia e congedi, che le sostituzioni siano garantite dal sistema nazionale e che la medicina generale possa essere esercitata in condizioni compatibili con la vita familiare e personale del medico”.

3) Formazione, programmazione e attrattività della medicina generale
La legge Balduzzi, per Testa, “pur introducendo alcuni elementi di riforma, non ha definito con chiarezza un percorso formativo e attrattivo per la medicina generale, né ha garantito una programmazione stabile del fabbisogno di medici di famiglia. Il nostro sindacato ha più volte segnalato che quel modello “strutturato” si basava su risorse insufficienti e su una logica esausta.
Le ricadute sono:
• scarsità di adesione da parte dei giovani medici alla medicina generale, che appare poco attrattiva e priva di riconoscimento.
• ambiti territoriali scoperti o con carenza di medici, soprattutto nelle aree interne e periferiche.
• responsabilità professionali sempre crescenti senza proporzionali valorizzazioni o percorsi formativi adeguati”.

Lo Snami chiede che la nuova legge “riconosca la medicina generale come specializzazione clinica di base, definisca un percorso universitario riconosciuto, stabilisca un piano nazionale del fabbisogno e valorizzi le carriere nella medicina di famiglia”.

4) Deburocratizzazione, digitalizzazione e centralità della cura
La riforma imposta dalla Balduzzi, prosegue Testa, “si è tradotta, nella pratica, in aumento di adempimenti, aggregazioni obbligatorie, piattaforme informatiche diverse, processi burocratizzati, spesso senza risorse e con scarsa attenzione alla semplificazione reale. Il nostro articolo denunciava già che «le aggregazioni forzate snaturerebbero il rapporto medico-paziente» e che «il medico dedica più tempo ai moduli che ai pazienti».
Gli effetti che oggi osserviamo:
• medici che passano gran parte del tempo in studio a gestire moduli, sistemi informatici non integrati, richieste burocratiche, soffocando la funzione clinica.
• territori dove la digitalizzazione è frammentata, inefficace o assente, con conseguente disservizio per i cittadini.
• un modello assistenziale che privilegia logiche di efficienza misurata su procedure, piuttosto che sulla qualità del rapporto medico-paziente”.

Lo Snami chiede che la nuova legge “definisca standard nazionali per la digitalizzazione territoriale, elimini duplicazioni burocratiche, integri ospedale e territorio, metta al centro la cura e non la compilazione di moduli e che gli strumenti informatici siano al servizio della professione clinica”.

“La Legge 8 novembre 2012, n. 189 (Decreto Balduzzi) – spiega ancora il presidente Snami – ha segnato un cambio epocale nell’assistenza territoriale. Tuttavia, dopo oltre un decennio, ne registriamo l’incapacità di generare un modello sostenibile, attrattivo, centrato sulla professione e sui cittadini. Per questo SNAMI scende in sciopero e chiede che il Parlamento e il Governo approntino una nuova legge quadro che: • abroghe o superi la legge 189/2012 nei suoi nodi critici; • definisca un modello della medicina generale che riconosca autonomia professionale, tutele, formazione, risorse e digitalizzazione; • ponga il medico di famiglia al centro dell’assistenza sanitaria territoriale, come protagonista del rapporto con il paziente, non come componente subalterna di un sistema aziendale”.

“Con questo spirito – conclude Testa –, Snami invita tutti gli interlocutori istituzionali e i cittadini a sostenere la mobilitazione del 5 novembre 2025 — non contro, ma per la qualità dell’assistenza, la dignità della professione e il diritto alla salute”.

05 Novembre 2025

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