SIMeVeP: “L’Ue indebolisce regole sulla sostenibilità. Passo indietro rispetto al Green Deal”

SIMeVeP: “L’Ue indebolisce regole sulla sostenibilità. Passo indietro rispetto al Green Deal”

SIMeVeP: “L’Ue indebolisce regole sulla sostenibilità. Passo indietro rispetto al Green Deal”

La SIMeVeP critica l’approvazione dell’Omnibus I che riduce gli obblighi di rendicontazione e due diligence sulla sostenibilità per le imprese. Secondo l’associazione si tratta di un arretramento con meno aziende coinvolte, minori responsabilità ambientali e sociali e rischi per la tutela climatica e la trasparenza delle filiere produttive

“L’Omnibus I si è spinto molto più in là nel ridurre gli obblighi di rendicontazione sulla sostenibilità e di due diligence (dovere di diligenza) operando un taglio netto alle ambizioni ambientali e sociali dell’Europa fino ad ora sostenute da un quadro normativo d’avanguardia e il più completo al mondo che ha richiesto 5 anni per la sua costruzione e adesso viene smontato in soli 12 mesi, il cd “Green Deal”.

Maurizio Ferri, Coordinatore scientifico SIMeVeP, commenta così l’approvazione dell’Omnibus I Package da parte degli Stati membri dell’UE riuniti nel Consiglio europeo lo scorso 24 febbraio.

Un accordo il pacchetto di riforme Ue, volto a ridurre significativamente i requisiti di rendicontazione delle direttive sulla sostenibilità (Corporate Sustainability Reporting Directive – CSRD) e due diligence (Corporate Sustainability Due Diligence Directive CSDDD) per le aziende, nell’ambito del programma di semplificazione della Commissione Ue che ha come obiettivi l’aumento della competitività europea e la riduzione degli oneri di conformità per le aziende.

La normativa sarà pubblicata nei prossimi giorni nella Gazzetta ufficiale dell’Unione Europea ed entrerà in vigore 20 giorni dopo la pubblicazione

Innalzamento delle soglie (meno aziende coinvolte).

Le modifiche, prosegue Ferri, introducono soglie molto più elevate per l’applicazione delle norme, riducendo drasticamente il numero di aziende coinvolte. La CSRD si applicherà ora solo alle imprese con oltre 1.000 dipendenti e 450 milioni di euro di fatturato, escludendo circa il 90% delle aziende inizialmente interessate. Ancora più drastico l’intervento sulla CSDDD, che riguarderà solo le imprese con 5.000 dipendenti e 1,5 miliardi di euro di fatturato.

Eliminazione di responsabilità e piani climatici.

L’accordo elimina l’obbligo per le aziende, finora imposto dalla CSDDD, di predisporre piani di transizione climatica; elimina il regime di responsabilità e riduce le potenziali sanzioni a un limite massimo del 3% dei ricavi globali.

Riduzione della quantità di informazioni

Viene inoltre ridotta la quantità di informazioni che le imprese possono richiedere ai fornitori più piccoli nelle catene di approvvigionamento, consentendo alle aziende con meno di 1.000 dipendenti di non fornire informazioni di rendicontazione e ordinando alle aziende rientranti nel CSDDD di fare affidamento principalmente su informazioni ragionevolmente disponibili anziché richiederle in modo sistematico.

Sebbene il Parlamento Europeo sia intervenuto nella procedura legislativa, il caso specifico dell’Omnibus I – prosegue la nota – è stato caratterizzato da deroghe alle normali procedure di valutazione e consultazione che hanno suscitato preoccupazioni formali da parte delle istituzioni di controllo europee e ONG che segnalano: rischi sistemici (minori controlli e obblighi di due diligence mettono a rischio la stabilità sociale, ambientale ed economica a fronte di risparmi minimi per le imprese) e incertezza legale (viene suggerito che la legge sia ora strategicamente miope e di dubbia legalità, aprendo la porta a possibili sfide nei tribunali).

Il messaggio finale della SIMeVeP  è quindi “un appello all’azione invitando a difendere la responsabilità aziendale, gli obblighi immediati e le pratiche di business sostenibili contro l’Omnibus I, definito ‘arretramento normativo’ che sacrifica gli obiettivi ambientali sull’altare del profitto industriale”.

04 Marzo 2026

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