Veterinari. Quasi un terzo dei professionisti del Ssn in pensione fra tre anni. SIVeMP: “Il Governo sblocchi subito le scuole di specializzazione”

Veterinari. Quasi un terzo dei professionisti del Ssn in pensione fra tre anni. SIVeMP: “Il Governo sblocchi subito le scuole di specializzazione”

Veterinari. Quasi un terzo dei professionisti del Ssn in pensione fra tre anni. SIVeMP: “Il Governo sblocchi subito le scuole di specializzazione”

L’allarme del sindacato arriva dopo la pubblicazione del Conto Annuale 2024, che evidenzia organici già insufficienti e un ricorso crescente a personale non specializzato. Senza il riavvio dei percorsi formativi, avverte il SIVeMP, saranno a rischio i controlli di sanità pubblica veterinaria e sicurezza alimentare.

Un veterinario del Servizio sanitario nazionale su tre è vicino alla pensione e il ricambio generazionale rischia di non esserci.

A lanciare l’allarme è il Sindacato Italiano Veterinari di Medicina Pubblica (SIVeMP), che, sulla base dei dati del Conto Annuale 2024, evidenzia come il 34% dei professionisti abbia più di 60 anni. Una situazione resa ancora più critica dal blocco delle scuole di specializzazione, che secondo il sindacato rischia di lasciare il Ssn senza un numero adeguato di specialisti per garantire le attività di sanità pubblica veterinaria, sicurezza alimentare e tutela della salute. Il SIVeMP chiede quindi al Governo di emanare senza ulteriori ritardi il decreto necessario a riattivare i percorsi di specializzazione

“Il quadro – scrive il sindacato in una nota – è già da tempo allarmante anche a causa della sostituzione, in diverse realtà, degli organici mancanti non già con veterinari specialisti da inquadrare nella dirigenza ma con “gettonisti”, spesso privi dei requisiti di specializzazione, e della necessaria esclusività di rapporto e terzietà, il che mette a repentaglio la qualità e l’efficacia stessa dei controlli ufficiali di sanità pubblica veterinaria e sicurezza alimentare.

La situazione è ancora più grave se si considera il blocco delle scuole di specializzazione determinato dalla mancata emanazione del decreto governativo necessario ad avviarne i percorsi. L’anno accademico 2025-2026 è già compromesso e, se il Governo non interverrà con urgenza, il problema si riproporrà anche per quello successivo”.

Le conseguenze sono gravissime. Nei prossimi tre o quattro anni il Servizio sanitario nazionale rischia di non disporre di un numero sufficiente di medici veterinari in possesso dei requisiti obbligatori per partecipare ai concorsi pubblici e accedere al SSN. Si verrebbe così a creare un vuoto generazionale che comprometterebbe ulteriormente la capacità di garantire le attività di sanità pubblica veterinaria che il governo ha decretato con i LEA.

I carichi di lavoro dei servizi veterinari pubblici sono in costante aumento e gli organici sono già oggi largamente insufficienti. 

Senza un adeguato ricambio generazionale e senza la formazione dei nuovi specialisti, il sistema rischia di non essere più in grado di assicurare le fondamentali attività di prevenzione, sicurezza alimentare, sanità animale e tutela della salute pubblica.

È quindi indispensabile – conclude la nota – che il Governo, oltre a frenare l’uso distorto di personale sanitario avventizio, adotti con la massima urgenza il decreto necessario per consentire la riattivazione delle scuole di specializzazione e nuovi contratti di formazione/lavoro per gli specializzandi e programmare il futuro della medicina veterinaria pubblica.

Ogni ulteriore ritardo metterebbe seriamente a rischio la continuità e l’efficienza di un settore strategico per la tutela della salute dei cittadini”

06 Luglio 2026

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