Veterinari. Sivemp: “Nei prossimi 5 anni il 40% andrà in pensione. Governo sblocchi turnover”

Veterinari. Sivemp: “Nei prossimi 5 anni il 40% andrà in pensione. Governo sblocchi turnover”

Veterinari. Sivemp: “Nei prossimi 5 anni il 40% andrà in pensione. Governo sblocchi turnover”
Il sindacato in vista della convocazione per il 2 agosto del Tavolo (art. 22 Patto Salute) sulla valorizzazione del personale del Ssn rilancia l’allarme sulla futura carenza di professionisti. “La protezione del nostro patrimonio zootecnico dalle malattie infettive e la loro eradicazione, non saranno adeguatamente gestiti”.

In vista della convocazione per il 2 agosto del Tavolo previsto dall’ art. 22 del Patto per la salute 2014-2016 sulla valorizzazione, gestione e sviluppo delle risorse umane del SSN, il SIVeMP ripropone al Ministero della Salute, al Ministero dell’Economia e alle Regioni l’allarme sull’inadeguatezza degli organici dei Servizi Veterinari del Ssn, auspicando che il “nuovo governo raccolga l’invito ad avviare un immediato graduale reintegro degli organici dei servizi veterinari pubblici per assicurare la complessiva funzione di Sanità Pubblica Veterinaria”.


 


“A causa della mancata pianificazione del turn over da parte di Asl e Regioni – scrive il Sivemp – , in assenza di interventi tempestivi, nel giro di 5 anni il 40% del personale veterinario dirigente dei Dipartimenti di prevenzione delle ASL e degli IZS – che ad oggi, come confermato da una recente indagine SIVeMP, supera i 60 anni di età per il 40% degli organici – uscirà dal sistema e le funzioni della sanità pubblica Veterinaria saranno oggettivamente  impossibili da esercitare con appropriatezza”.
 
Molti i rischi segnalati dal sindacato se non s’interverrà: “Problemi come il benessere nelle filiere zootecniche e nei macelli, la lotta alla antimicrobico resistenza, la lotta al randagismo, il controllo degli alimenti di origine animale, il monitoraggio dei rischi di impatto ambientale della zootecnia e dell’acquacoltura, la vigilanza sulle popolazioni animali invadenti, la protezione del nostro patrimonio zootecnico dalle malattie infettive e la loro eradicazione, non saranno adeguatamente gestiti e impediranno al “sistema paese” di offrire sufficienti garanzie ai cittadini italiani nonché ai partner commerciali comunitari ed internazionali, mettendo a rischio sia il livello di garanzie sanitarie interne sia la proiezione sui mercati internazionali dei nostri prodotti della eccellente filiera agroalimentare che, senza adeguate credenziali sanitarie certificate da servizi veterinari dotati delle necessarie competenze, autorevoli ed altamente efficienti, non possono essere esportati”.
 
“Per evitare un crollo verticale della medicina veterinaria pubblica e delle funzioni di tutela della salute e dei mercati agro-zootecnici-alimentari è necessario sbloccare il turn over dei veterinari, prevedere borse di studio per la formazione specialistica per tutte le professioni che ne sono prive attivando percorsi di formazione- lavoro che prevedano l’inserimento dei veterinari specializzandi nei dipartimenti di prevenzione e negli Istituti Zooprofilattici Sperimentali” ha dichiarato il segretario Nazionale Aldo Grasselli.
 
“È insensato – conclude –  impedire al Ssn di fare tesoro delle esperienze dei suoi professionisti attivi per formare i nuovi professionisti che nel tempo dovranno sostituirli. I ministeri competenti, le regioni e le società scientifiche, tra cui la Società Italiana di Medicina Veterinaria Preventiva, devono rivisitare anche le tipologie delle specializzazioni necessarie ai veterinari pubblici futuri, nella loro durata e nei contenuti”.

26 Luglio 2018

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