Violenza sui sanitari. Ecco come prevenire e difendersi dalle aggressioni. Dalla FpCgil un vademecum per gli operatori

Violenza sui sanitari. Ecco come prevenire e difendersi dalle aggressioni. Dalla FpCgil un vademecum per gli operatori

Violenza sui sanitari. Ecco come prevenire e difendersi dalle aggressioni. Dalla FpCgil un vademecum per gli operatori
Il sindacato ha codificato una serie di comportamenti da mettere in atto in una situazione di potenziale rischio di aggressioni degli operatori sanitari. “È una delle procedure più semplici a costo zero che si deve mettere in atto in tutte le strutture”. IL VADEMECUM

Cosa fare per prevenire un’aggressione o come comportarsi in caso di violenza e cosa devono fare le aziende per limitare il fenomeno? A queste domande cerca di dare risposte la FpCgil con un vademecum in cui vengono codificate una serie di comportamenti da mettere in atto in una situazione di potenziale rischio di aggressioni degli operatori sanitari.
 
Ecco le principali indicazioni del Sindacato:
 
Cosa DEVE fare il lavoratore in caso di probabile aggressione.
 
Codificare una serie di comportamenti da mettere in atto in una situazione di potenziale rischio di aggressioni degli operatori sanitari, è una delle procedure più semplici a costo zero che si DEVE mettere in atto in tutte le strutture. Le indicazioni di seguito non risolvono il problema ma ogni lavoratore ha il dovere di metterle in atto al fine di tutelare se stesso ed i colleghi. L’obiettivo che è quello che le raccomandazioni ministeriali siano messe in atto in tutti i luoghi di lavoro verificando e segnalando dove questo non accade.
 
Nel caso tu sia vittima di un episodio di minacce devi mantenere una condotta che favorisca la de-escalation del comportamento aggressivo:
 
• presentati con nome e qualifica professionale;
 
• adotta un’espressione tranquilla ferma con un tono di voce basso, rivolgendoti direttamente all’utente chiamandolo per nome se possibile mostrati interessato a capire quale sia il suo problema;
 
• guarda il paziente negli occhi ma senza fissarlo, ma alternando lo sguardo;
 
• usa un linguaggio semplice e facilmente comprensibile;
 
• cercare di rispondere all’esigenza immediata proposta dal paziente, senza spostare il discorso su altri temi;
 
• negoziare con il paziente ponendolo di fronte a scelte alternative;
 
• corrispondere al codice preferenziale del paziente (geografico, politico, sportivo, alimentare, ecc..);
 
• cercare di far sedere il paziente sedendoti anche tu, cosi da avere un minor impatto della presenza fisica nella circostanza e quindi una probabile riduzione del comportamento aggressivo , se non vuole sedersi rimani in piedi anche tu;
 
• posizionarsi a fianco del paziente con un asse di circa 30°: la superficie esposta a colpi è minore; inoltre si comunica più disponibilità al dialogo;
 
• modula la tua distanza dal paziente, mantieni sempre una distanza di sicurezza;
 
• evita atteggiamenti di postura chiusi che potrebbe essere interpretati come difensivi o aggressivi, (come stare a braccia conserte, muoverti rapidamente o avvicinarti troppo, puntare l’indice);
 
• non sorridere, il paziente può interpretarlo come una presa in giro;
 
• non toccare il paziente, nelle persone agitate porta a fraintendere facilmente il contatto fisico come ostile o minaccioso quindi non invadere il suo spazio;
 
• non tenere le mani in tasca, mantenerle libere e pronte a proteggersi; • non rispondere alle minacce con altre minacce;
 
• non dare ordini;
 
Quando sei con un paziente o un parente, durante una visita o un colloquio, valutare sempre la possibilità che possa verificarsi un atto di aggressione, quindi è prudente:
 
• non lasciare sulla scrivania oggetti contundenti, taglienti e potenzialmente pericolosi;
 
• non rimanere solo con una persona che potrebbe essere violenta e mantenere sempre una via di fuga;
 
• ascoltare il paziente o l’accompagnatore difficile, in luogo dedicato, al fine di evitare l’effetto pubblico che, oltre ad innescare meccanismi di teatralità, spesso produce la diffusione del malcontento;
 
• modula la tua distanza dal paziente, mantieni una distanza di sicurezza minima di 1,5 m, che può essere eventualmente raddoppiata;
 
• mantieniti una via di fuga verso una porta evita di posizionarsi con le spalle al muro o in un angolo;
 
• ascolta il paziente e ponilo davanti a delle scelte alternative • non indossare collane e occhiali, scarpe aperte, cinture, rimuovere dalle proprie tasche penne, matite, oggetti appuntiti o taglienti.;
 
• devi sempre avere disponibili i Dispositivi di Protezione Individuale;
 
• evita di rimanere da solo con il paziente se lui vuole parlare con uno specifico operatore accetta ma non lasciarlo solo;
 
• se non si ristabilisce la normalità, attiva la vigilanza interna se presente, per dissuadere l’aggressore;
 
• se la situazione è a grave rischio evolutivo, allertare le Forze dell’Ordine.
 
Cosa chiediamo noi alle aziende affinché ti tutelino.
La prevenzione degli atti di violenza contro gli operatori sanitari richiede che l’organizzazione sanitaria identifichi i fattori di rischio per la sicurezza del personale e ponga in essere le strategie ritenute più opportune. A tal fine, le strutture sanitarie devono mettere in atto interventi di prevenzione della violenza che comprendano in primis le azioni di seguito riportate, coinvolgendo le rappresentanze sindacali e i rappresentanti per la sicurezza aziendali.
 
La struttura sanitaria deve esplicitare il proprio impegno per:
 
• diffondere una cultura di disponibilità, accoglienza e comunicazione nell’organizzazione e verso gli utenti;
 
• promuovere la collaborazione con soggetti che supportano l’identificazione di strategie atte ad eliminare o attenuare la violenza nei servizi sanitari;
 
• dare rilievo alle scelte strutturali e organizzative effettuate dalla Direzione per la sicurezza degli operatori e degli utenti;
 
• assegnare le responsabilità e le risorse per la gestione degli interventi di prevenzione;
 
• sensibilizzare il personale per la segnalazione degli episodi di violenza subiti e per suggerire le misure per ridurre o eliminare i rischi;
 
• prevedere un percorso aziendale di gestione degli episodi di violenza e l’esplicitazione dei soggetti interessati (referente per la gestione del rischio, medicina legale, ecc.);
 
• fornire al personale coinvolto le informazioni sulle procedure previste in caso di violenza subita e sulle forme di assistenza disponibili;
 
• definire programmi di formazione, in orario di lavoro, per tutto il personale per far sì che tutto il personale conosca i rischi potenziali per la sicurezza e le procedure da seguire in caso di episodi di violenza. I contenuti formativi devono essere diversificati in base ai contesti lavorativi e profili professionali.

07 Gennaio 2020

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