I giovani e la marijuana. Tra rischi, falsi miti e dipendenze. Se n’è discusso al Grassi di Ostia

I giovani e la marijuana. Tra rischi, falsi miti e dipendenze. Se n’è discusso al Grassi di Ostia

I giovani e la marijuana. Tra rischi, falsi miti e dipendenze. Se n’è discusso al Grassi di Ostia
Convegno all’ospedale in cui molti esperti hanno affrontato il tema. Presente anche Silvio Garattini che ha parlato anche della cannabis light: “È risibile che si vendano inflorescenze di vari tipi di cannabis per i collezionisti, che, in realtà, sono pochi mentre molti di più sono quelli che ne faranno altro uso”

La Sala Sinibaldi dell’ospedale G.B. Grassi è stata riempita oltre ogni ottimistica previsione nelle giornate del 3 e 4 aprile per lo svolgimento del convegno “Miti e realtà dell’uso di Thc e delle dipendenze comportamentali nei giovani“, con la partecipazione dei maggiori e qualificati esperti e studiosi della materia che hanno magistralmente delineato gli  effetti della cannabis,  sotto forma di marijuana e di hashish.
 
Silvio Garattini, fondatore e presidente dell’istituto “Mario Negri” nonché membro dell’Aifa in Consiglio d’amministrazione, più volte componente del Consiglio Superiore di Sanità, ha svolto la lectio magistralis di apertura del convegno specificando che i prodotti da cannabis  non possono essere definiti prodotti  leggeri in quanto producono danni molto importanti sui giovani e possono essere l’anticamera per approdare ad altri tipi di droga.


 


È bene non trascurare che nei giovani il cervello è in via di sviluppo e quindi i danni sono maggiori proprio perché la presenza di una sostanza chimica altera tale evoluzione. Per lo scienziato esistono nel nostro Paese oltre duemila negozi esercizi commerciali che vendono prodotti a base di cannabis. È risibile che si vendano inflorescenze di vari tipi di cannabis per i collezionisti, che, in realtà, sono pochi mentre molti di più sono quelli che ne faranno altro uso. Garattini, inoltre ha descritto le  prove scientifiche che dimostrano i diversi effetti collaterali nell’uso continuato della cannabis, a partire dagli effetti sul sistema nervoso, dalla minor capacità di concentrazione e di ragionamento, fino ad arrivare anche a forme pesanti di psicosi e schizofrenia ed infine  a un’ulteriore estensione degli effetti indesiderati con  il cancro del testicolo, in quanto il consumo di cannabis fa crescere il rischio mediamente di oltre il doppio che negli uomini non fumatori.


 


Lo scienziato ha altresì evidenziato che sono altrettanto preoccupanti le anomalie nella struttura cerebrale, in quanto gli studi clinici hanno dimostrato effetti farmacologici del Thc nella cefalea più resistente, nell’epilessia, nel tremore e in alcune forme di dolore, ma si tratta di un altro campo di diverso utilizzo in quanto i principi della cannabis possono essere utili per alcune malattie.
Per contrastare la sempre più crescente diffusione della cannabis tra i giovani Garattini ritiene che debba essere attuata una efficace forma di informazione e comunicazione per  far comprendere che l’affermazione  ‘è soltanto una canna’ induce un’idea sbagliata. Bisogna che i giovani capiscano questo e si può ottenere in vari modi, sia aumentando molto l’informazione nell’ambito dei social network sia creando all’interno delle scuole gruppi di giovani che capiscono l’importanza del problema e che si impegnino a rendere edotti i coetanei, dopo essere stati adeguatamente formati sui danni che induce la cannabis: è fondamentale che siano i giovani a parlare con i giovani, ribadisce Garattini.
 
Il colonnello dell’Arma dei Carabinieri Giorgio Stefano Manzi, docente di tecniche investigative presso la Scuola Ufficiali Carabinieri, ha evidenziato nel suo intervento le difficoltà che incontrano le forze dell’ordine con l’attuale legislazione nell’individuare la dose personale e altri parametri legati alla quantità di canapa che si può coltivare in proprio. Tema ripreso e amplificato anche dal viceprefetto Serafina Mascolo dell’Ufficio Territoriale del Governo e i giudici del Tribunale per i Minorenni di Roma Federico Falzone e Paola Manfredonia.
 
In rappresentanza del Ministero della Salute è intervenuta Liliana La Sala, direttore dell’Ufficio competente illustrando le attività della sanità italiana sulla questione, mentre Carla Scarfagna, direttore  della Comunicazione dell’ Asl Roma 3, ha approfondito gli aspetti legati all’informazione e alla spettacolarizzazione  da parte dei mass media  negli ultimi decenni sulla diffusione del fenomeno della tossicodipendenza , citando Vincenzo Muccioli, divenuto caso mediatico per molto tempo fino a fatti di cronaca che hanno coinvolto giovani  tossicodipendenti, destando una particolare attenzione nella opinione pubblica.
 
Il direttore generale dell’ Asl Roma 3 Vitaliano De Salazar ha espresso soddisfazione per l’iniziativa che si inserisce nell’'impegno della sanità pubblica del litorale nel contrasto nel trattamento delle tossicodipendenze in quanto dal 2017 l’ASL Roma 3 ha prodotto o un percorso diagnostico terapeutico assistenziale sulle fragilità correlate alle dipendenze di quanti pazienti minori e giovani adulti tra i 13 e 22 anni hanno problematiche psicopatologiche psichiatriche legate alla dipendenza da sostanza.


 


Il Direttore del DSM dell’ASL RM3 Andrea Balbi e codirettore scientifico del convegno insieme alla psicologa Sandra Berivi  e lo psichiatra Antonio Grassi ha evidenziato che l’ASL si sta maggiormente  con le istituzioni scolastiche  per realizzare azioni di integrazione e di sostegno ai docenti e  di corretta informazione ai  ragazzi.
Nel corso del Convegno sono inoltre intervenuti tanti altri esperti in particolare della Giustizia, tra cui Stefano Ferracuti.
 
Saverio Proia

Saverio Proia

06 Aprile 2019

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