“Affermare che nel Lazio si prescrive il doppio rispetto ad altre regioni può far saltare sulla sedia, ma i numeri da soli sono una fotografia sfocata: dicono che c’è qualcosa, ma non spiegano cos’è”. Così la Fimmg Lazio commenta i dati diffusi dal Ministero della Salute che pongono il Lazio in vetta delle regioni con maggior numero di ricette specialistiche prescritte. “Non serve processare i medici di famiglia senza analizzare come nascono queste ricette, quasi mai frutto d scelte autonome. Nel Lazio, la stragrande maggioranza delle impegnative è ‘indotta’ da specialisti, pronto soccorso o dimissioni ospedaliere: se il sistema non permette a queste articolazioni, di chiudere la pratica, la firma dobbiamo metterla noi. È statistica, non cattiva gestione”, spiega il sindacato in una nota.
Per la Fimmg Lazio, l’analisi va fatta tenendo conto di alcuni fattori:
1) “Negli ultimi tre anni, la Regione Lazio ha aumentato considerevolmente i budget per il privato accreditato e installato nuove apparecchiature diagnostiche con il PNRR, una legge economica elementare dice che l’aumento dell’offerta fa crescere la domanda. Infatti nel Lazio la spesa Privata a carico del cittadino è arrivata al 30%, mentre nelle regioni prese a campione, è circa la metà”.
2) “La DGR 1186/2024 ha blindato i budget per il privato accreditato, ma non ha imposto la dematerializzazione obbligatoria e diretta per ogni atto prescrittivo. In questo modo la Regione finanzia il privato, ma siccome è deresponsabilizzato, non ‘vede’ cosa questo prescriva finché la richiesta non viene trasformata in ricetta rossa dal medico di medicina generale”.
3) “A rincarare la dose è intervenuta la DGR 15/2026. Questa norma “legalizza” il passaggio della ricetta bianca tramite il paziente, trasformando quest’ultimo in postino. Lo specialista visita, incassa la parcella, consegna un foglio bianco al paziente e delega al MMG la trascrizione. I medici di medicina generale diventano una ‘lavatrice statistica’”.
Insomma, chiarisce la Fimmg Lazio, “Il sistema così impostato scarica i costi reali e la responsabilità economica sulla medicina generale. Il paradosso della DGR 15/2026 permette all’accreditato di incassare, sollevandolo però dalla responsabilità di gestire il costo di diagnostica e farmaci. Ma c’è di più se l’MMG trascrive un esame suggerito da un centro accreditato e questo viene giudicato ‘non appropriato’, controlli e sanzioni, come da DGR 716/2023, arrivano al medico, non a chi ha preso la decisione”.
“Siamo i primi a volere liste d’attesa vuote: un paziente che aspetta un anno torna da noi dieci volte per rassicurazioni. Ma l’appropriatezza si fa con i percorsi (PDTA) e la tecnologia, non con la paura delle sanzioni”, sottolinea il sindacato dei medici di medicina generale. “La strada è semplice: chi visita, prescrive: (pubblico o privato), eliminando il passaggio dal MMG. Diagnostica di primo livello negli studi: se posso fare un ECG o un’ecografia in studio, quella ricetta non uscirà mai dal cassetto”.
“Finché non si avrà il coraggio di dire che ‘chi genera la spesa deve metterci la faccia, cioè la firma’, continueremo a leggere la fake news che i medici di medicina generale del Lazio prescrivono troppo. In realtà sono gli unici che, in questo sistema, si prendono ancora la responsabilità di firmare una ricetta per non lasciare il cittadino da solo davanti al bancone della farmacia o allo sportello di un laboratorio”, conclude la Fimmg Lazio. “I numeri sono importanti, non mentono, non vanno usati come clave, ma studiati, illustrati e spiegati possibilmente senza pregiudizio e, magari, con un pizzico di onestà intellettuale”.