A cosa bisogna pensare quando si pensa a una riforma della sanità

A cosa bisogna pensare quando si pensa a una riforma della sanità

A cosa bisogna pensare quando si pensa a una riforma della sanità

Gentile Direttore,
tra il 2009 e 2014 la spesa sanitaria italiana si è ridotta, divergendo dalla francese e tedesca maggiormente elevate. L’utenza ha diverse caratteristiche. Vi sono 2 regioni italiane caratterizzate da una maggiore età media della popolazione: Liguria 47,4 e Friuli Venezia Giulia (FVG) 45,5. L’indice di vecchiaia risulta rispettivamente 238,4 e 190. I dati medi per la città di Trieste sono più elevati rispetto a quelli nazionali, con età media 48,2 e indice di vecchiaia 243,3 (ISTAT 2013) e per questo fattore non appaiono comprimibili.


 


Negli ospedali delle regioni a maggior anzianità, i posti letto per acuti sono 3,62 e 3,85 (2012), segnalando una maggiore presenza di posti letto in FVG, seconda per popolazione anziana, ma non in tutta la Regione. Per spiegarne la differenza si potrebbe far riferimento alla legge di Roemer: l’offerta dei posti letto ospedalieri influenza la domanda. Il pil pro capite risulta più elevato in Liguria rispetto al FVG. Vi sono Regioni con elevata quota di anziani, con reddito medio più elevato, minori posti letto, più virtuose nella spesa. Tuttavia i ricoveri aumentano con soggetti a minor reddito.
 
La disponibilità di posti letto può essere collegata ad alcuni effetti sanitari. Recentemente si è riscontrato aumento della mortalità in Italia nel 2015 rispetto al 2014 e se ne è avuta conferma anche nei dati del FVG, +10%, rispetto +11.3% media nazionale (Messaggero Veneto, Udine, 3.1.15). Ciò stimola la ricerca di fattori estrinseci, come definiti da Wu in Nature 2016, che possano determinare questi incrementi. Stiamo andando verso un’epoca in cui, per effetto della crisi internazionale, si stanno completando alcune modifiche sanitarie: riduzione di ricoveri ospedalieri e spostamento del rapporto assistenza ospedaliera / territoriale, a favore di quest’ultima (51,09% nel 2013). Alcune strutture ospedaliere vengono accorpate, diminuiscono i vertici assistenziali. Alcuni punti nascita vengono soppressi per bassa natalità.


 


L’appropriatezza induce a valutazioni nei ricoveri, riduzione di esami, a definizioni di criteri per l’uso di antibiotici. Farmaci innovativi e alcuni esami radiologici sono concessi in minor misura. Alcuni accertamenti dovranno essere giustificati, si introdurranno sanzioni. La popolazione non sempre concorda, come quando nota un aumento contributivo del ticket, cresciuto del 26% nel periodo 2006-2014 (Agenas 2015). Non si sono radicalmente modificati i tempi di attesa, quando eccessivi. Talora le cure vengono auto-limitate. Nella ricerca di soluzioni, esistono valutazioni diversificate anche tra vertici sanitari.

La prevenzione, nel 70-90% dei casi legata all’influenza di fattori estrinseci, non sempre è incentivata. Certe normative sulle emissioni da centrali a carbone, inceneritori, fonderie, cementifici, oleodotti, traffico urbano ed emissioni marine, fluviali, depurazioni delle acque, se sottostimate, non possono ridurre i fattori inducenti un processo morboso. L’energia rinnovabile talora non viene incentivata.

C’è chi dice che le Università non sono proiettate sui problemi territoriali. In realtà, come nei riparti sanitari, vanno diminuendo i finanziamenti ministeriali, per cui diviene difficile accordare ricerca e didattica a orientamenti regionali. Nonostante ciò risultati positivi si vedono in pubblicazioni e ricerche.

Quindi una maggiore attenzione si ponga ai parametri ambientali ed ai dati acquisiti, come alle direttive di organismi internazionali (OMS, IARC). Si valuti uno sviluppo tecnologico appropriato per la riduzione di fattori nocivi, un maggior impegno dei giovani nello sviluppo della ricerca e nella sua attuazione. Si inserisca un’attenzione maggiore all’equità nell’assistenza sanitaria, specie per bambini, lavoratori, donne, anziani. Si svincolino tagli basati solo su criteri economico-meccanicistici.


 


Ciò può rappresentare quel rinnovamento, che contribuisce ad una maggiore diffusione di funzioni sociali, riduzione di malattie ambiente correlate, razionalizzazione dell’assistenza e dei costi sanitari, costituendo un modello efficace di riforma sanitaria.

Mariano Cherubini e Dario Bossi
ISDE FVG, Medici Chirurghi Specialisti, Trieste

29 Marzo 2016

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