Apertura alla psichiatria solo sulla carta 

Apertura alla psichiatria solo sulla carta 

Apertura alla psichiatria solo sulla carta 

Gentile Direttore,
ha ragione il collega Andrea Angelozzi nel rilevare come nel provvedimento (decreto o disegno di legge?) del Ministro Schillaci sulle liste di attesa il finanziamento per la psichiatria sia assolutamente insufficiente: 80 milioni rispetto ad un fabbisogno di 2,5 miliardi di Euro necessari per raggiungere il tanto citato e richiesto 5% della spesa sanitaria. Non solo ma è del tutto inadeguato persino a colmare l’incremento dei costi dovuti all’inflazione, agli aumenti delle rette nelle residenze, ai nuovi contratti degli Enti del Terzo Settore. Con meno risorse reali, resta quindi sulla carta la pur apprezzabile apertura sulla possibilità di assunzioni in deroga di personale.

A suscitare perplessità è anche l’art 21 che stanzia 40 milioni di Euro per la realizzazione di nuove REMS o la manutenzione di quelle esistenti. In primis perché non si rimanda ad un accordo in sede di Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le Province autonome di Trento e di Bolzano. Infatti un significativo accordo era stato approvato, per altro da questo governo, il 30 novembre 2022 e sarebbe quindi molto importante procedere alla sua attuazione.

Punti unici regionali (PUR), gestione liste di attesa con nuovi criteri dando priorità ai detenuti “sine titulo” e ai reati gravi, protocolli e sostegno dei DSM sono essenziali per migliorare la funzionalità dell’intero sistema. Servirebbero risorse per la salute mentale negli Istituti Penitenziari e per promuovere misure alternative, compresa l’applicazione della sentenza 99/2019 della Corte Costituzionale al fine di ridurre il sovraffollamento, gli agiti auto ed eterolesivi.

Prima di procedere è indispensabile un’analisi delle situazioni regionali per comprendere lo stato di attuazione della legge 81/2014 ed intervenire selettivamente. Come noto la lista di attesa è per oltre l’80% concentrata in cinque regioni e riguarda per lo più misure detentive provvisorie. Spesso si pone l’appropriatezza degli accessi in REMS specie per soggetti con psicopatia, uso di sostanze.

Per aprire nuove REMS, oltre ai costi edilizi stimabili in 8-10 milioni di Euro per ogni REMS, vi sono quelli di gestione intorno ai 3 milioni di Euro/anno. Quindi, in una situazione di carenza di risorse, si tratta di fare scelte con molta ponderazione dei benefici e dei rischi. Come noto se non cambia il modello di funzionamento, il solo aumento dei posti letto porta alla loro rapida occupazione e il problema permane. Non credo sarebbe una soluzione aumentare le REMS “nazionali” come Calice al Cornoviglio (SP), autorizzata dal precedente governo, venendo meno ai principi di territorialità e rendendo così ancora più difficile la cura presso i DSM e quindi le dimissioni e il turnover. Sostenere i DSM è la priorità in quanto la maggior parte di pazienti con misure giudiziarie è nel territorio e circa il 70% ospite di Residenze. Occorre attuare un piano per la sicurezza e la qualità delle cure, tema più volte sollevato, dopo l’omicidio della psichiatra Barbara Capovani e tragici incidenti accaduti ai pazienti.

E’ auspicabile che in sede di discussione possa esservi ascolto e un’ampia consultazione pubblica anche in vista dell’annunciato PASM.

Pietro Pellegrini
Direttore Dipartimento Assistenziale Integrato Salute Mentale Dipendenze Patologiche Ausl di Parma

03 Giugno 2024

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