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Covid. Vaccinati e no vax. A chi dare priorità in caso di emergenza?

di Consulta di Bioetica

17 GEN - Gentile Direttore,
siamo nel mezzo della quarta ondata Covid-19, e per ora sembra che ce la si possa fare a superare il picco senza troppe difficoltà: qualcuna c’è stata, ma poca cosa rispetto al passato. Mentre tutti auspichiamo il meglio, non sappiamo esattamente come evolverà la situazione, e il primo interrogativo da porsi riguarda se sia opportuno o no chiedersi che cosa è giusto fare qualora si verificasse la soluzione peggiore. C’è chi dice che non va bene esplorare simili ipotesi di scuola, perché così facendo si può creare sconcerto o altre reazioni sconvenienti.
 
Un’analisi razionale osserva che, invece, è prudente e opportuno scandagliare le varie ipotesi possibili e riflettere su di esse per essere preparati a affrontare meglio la situazione qualora si presentasse. In questa prospettiva è saggio chiedersi che cosa è giusto fare nel caso in cui ci si trovasse nella malcapitata ipotesi di dover scegliere a chi assegnare l’unico letto disponibile di rianimazione o l’unico presidio salvavita rimasto di fronte a due o più pretendenti.
 
In queste situazioni di scelta tragica la regola generale è di dare la priorità a chi ha più probabilità di farcela, privilegiando l'accesso alle terapie intensive a chi ha maggiori possibilità di avvalersene. Ma questa regola vale sempre o a volte richiede di essere qualificata?
 
Prendiamo un esempio: supponiamo di avere un solo mezzo disponibile, e di ricevere la richiesta urgente di elisoccorso per soccorrere un appassionato di sport estremo o un pompiere che si è ferito mentre sta facendo il proprio dovere. Sappiamo che, se soccorsi subito, sia l’uno che l’altro hanno eguale probabilità di farcela: dove mandare l’elicottero?
 
Gli sport estremi sono leciti e nulla da dire al riguardo, ma chi li pratica sa di esporsi a rischi maggiori: sceglie di affrontarli, sa che cosa ciò comporta e se ne deve assumere la responsabilità. L’unico elisoccorso disponibile va mandato a chi è stato ferito mentre stava compiendo il proprio dovere, e non a chi si è volontariamente esposto a rischi maggiori.
 
Sia chiaro: è sempre meglio evitare di trovarsi di fronte alla scelta tragica, e avere due o più elicotteri a disposizione. L’auspicio è che si riesca sempre a curare tutti, ma chi rifiuta volontariamente il vaccino anti Covid sa che così facendo si espone a rischi maggiori di cui deve assumersi la responsabilità. È il rispetto per quella scelta che impone di dare la precedenza a chi si trova a richiedere il soccorso pur avendo evitato di mettersi nelle situazioni di maggior rischio.
 
Può darsi ci siano altre considerazioni contrarie a quelle proposte, che al momento non sono emerse. Sul tema la Consulta di Bioetica non ha una posizione specifica e l’osservazione proposta vuole essere un contributo alla discussione razionale e pacata che speriamo si arricchisca presto di altre riflessioni.
 
Mariella Immacolato (Massa-Carrara)
Maurizio Mori (Torino)
Paolo Malacarne (Pisa)
Giuliana Pitacco (Trieste)
Mino Orlando (Novi Ligure)
Maria Luisa Trentin (Vicenza)
Maria Teresa Busca (Torino)
Luca Baltieri (Trento)
Demetrio Neri (Reggio Calabria)
Lucia De Zen (Trieste)
Consuelo Luverà (Messina)
Massimo Sartori (Varese)
Palma Sgreccia (Roma)
Piero Di Blasio (Napoli)
Eugenio Pucci (Macerata)

 
Consulta di Bioetica

17 gennaio 2022
© Riproduzione riservata

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