20 anni dalla legge Sirchia: per eliminare le sigarette servono idee nuove
Gentile Direttore,
nei giorni passati i giornali hanno dato ampio risalto ai venti anni della legge Sirchia, una legge che dal punto di vista culturale ha rappresentato uno spartiacque che, secondo i dati del Ministero della Salute, ha contribuito a ridurre nel tempo di 1 milione il numero dei fumatori1,2. Tuttavia, oggi il fumo in Italia riguarda ancora 10 milioni di persone secondo l’Istat3. Secondo le ultime rilevazioni dell’Istituto Superiore di Sanità e del Ministero della Salute i fumatori sono aumentati negli ultimi anni anche per effetto della pandemia Covid. Nel 2019/2020 fumava il 22% della popolazione4, una percentuale che è salita al 26,2% a maggio 20215, per poi riprendere a scendere al 24,2% a maggio 20226.
A fronte di questi numeri emerge la necessità di ragionare a vari livelli, coinvolgendo quanti più attori possibile, per trovare soluzioni nuove e diverse ad un problema estremamente complesso come quello del fumo.
Il primo livello è quello della prevenzione, soprattutto per quanto riguarda i più giovani. Negli ultimi anni, rispetto al tema dell’iniziazione, l’attenzione si è concentrata esclusivamente su prodotti come le sigarette elettroniche e i prodotti a tabacco riscaldato ritenuti una porta d’accesso alla dipendenza da nicotina. Secondo Eurobarometer7, però, il 98% dei giovani inizia con le sigarette tradizionali o con il tabacco trinciato, come peraltro confermato anche dall’ultimo rapporto Istat sul fumo8. Questo vuol dire che, oltre alla realizzazione di indagini sul consumo, occorre anche approfondire le motivazioni e individuare strategie per dissuaderli dall’iniziare, qualsiasi prodotto a base di tabacco e/o nicotina. Le campagne di educazione e informazione hanno un ruolo fondamentale ed è per questo che devono esserne ideate di nuove e più efficaci facendo leva su coloro che i giovani ascoltano e di cui hanno fiducia.
Il secondo livello fondamentale è quello della cessazione. Considerato il numero di fumatori sostanzialmente stabile da anni, da un lato occorre interrogarsi sul perché i Centri Anti-Fumo (CAF), nati come presìdi sul territorio per i fumatori, non hanno dato i risultati attesi. Nell’ultimo anno il Telefono Verde contro il Fumo ha ricevuto solo 8.500 chiamate e si stima che non siano più di 13.000/anno i fumatori che si rivolgono ai CAF9. Inoltre, solo il 9,6% dei fumatori rimane in astinenza a 6 mesi di distanza dal tentativo di cessazione10. Cosa bisogna fare per rafforzare la capillarità e la qualità della proposta di questi centri? Anche in questo caso in modo nuovo, sfruttando le tante energie anche del terzo settore. Dall’altro lato, serve domandarsi che ruolo possano svolgere i prodotti tecnologici senza combustione per i fumatori che non smettono. La loro adozione ha fatto notevolmente calare il numero di fumatori in Paesi come il Regno Unito, la Svezia, la Norvegia, la Nuova Zelanda e il Giappone11,12.
Su questi prodotti, però, aleggia ancora troppa confusione. Da qui il terzo livello di intervento: lavorare, a partire dalla comunità medico-scientifica, per non lasciare soli e senza informazioni i fumatori, che di questa solitudine risentono, come dimostra il “1° Rapporto su fumo di sigaretta e prodotti senza combustione in Italia” realizzato dal Censis con il contributo di Philip Morris Italia13
C’è bisogno di maggiore chiarezza e di studi scientifici che confrontino i nuovi prodotti tecnologici con le sigarette e gli altri prodotti combusti. Le nuove tecnologie non sono certamente prive di rischio, tuttavia possono sicuramente rappresentare un’alternativa per quei fumatori che non smettono di fumare, in una logica di potenziale riduzione del rischio. Infatti, sebbene la nicotina crei dipendenza e non sia priva di rischi, è la combustione la principale causa delle patologie fumo correlate14.
Quanti medici nella propria esperienza di anamnesi tabagica si trovano ogni giorno di fronte a fumatori adulti pienamente consapevoli dei rischi e i quali comunque non smettono?
E’ comprensibile il richiamo al principio di precauzione che viene da tanti settori della sanità, ma esso non deve rappresentare un ostacolo alla ricerca scientifica nell’ottica di un più ampio beneficio per la popolazione interessata. Se mancano delle risposte, queste devono essere cercate promuovendo nuovi e più avanzati studi clinici scientifici comparativi che costituiscano la base fondante di una medicina basata sulle evidenze. Invece, troppe volte si incontrano resistenze a priori che vanno contro i principi della ricerca scientifica stessa.
L’auspicio è che l’anno nuovo ci porti idee nuove e un impegno diverso, senza la riproposizione di soluzioni che evidentemente non hanno funzionato. C’è bisogno di unire le forze e di agire insieme. Le sigarette possono diventare un ricordo del passato.
Dott. Raffaele Cerbini
Medico Chirurgo, specialista in Medicina Interna e d’Urgenza.
Senior Manager, Scientific and Medical Affairs – Philip Morris Italia
Note:
1. Istituto Superiore di Sanità. Rapporto sul fumo in Italia – 2004. https://www.iss.it/documents/20126/2225077/Rapporto_sul_fumo_in_italia_2004_.pdf/a5f95c9f-0adc-a088-dfec-22ef1c70b5a0?t=1575727333283
2. Ministero della Salute. Giornata Mondiale senza tabacco – 2015. Istituto Superiore di Sanità CS n°8 29 maggio 2015. https://www.salute.gov.it/portale/news/p3_2_1_1_1.jsp?lingua=italiano&menu=notizie&p=dalministero&id=2091.
3. ISTAT. Fattori di rischio per la salute: fumo, obesità, alcol e sedentarietà – Anno 2021. https://www.istat.it/it/archivio/270163.
4. Istituto Superiore di Sanità. CS N° 36/2020 – Giornata Mondiale senza tabacco: diminuisce durante il lockdown il numero di fumatori di sigaretta tradizionale, aumentano i consumatori di tabacco riscaldato e di e-cig. https://www.iss.it/en/comunicati-stampa/-/asset_publisher/fjTKmjJgSgdK/content/id/5411608.
5. Istituto Superiore di Sanità. CS N°31/2021 – Fumo: durante la pandemia 1,2 milioni di fumatori in più, contributo negativo delle e-cig e dei prodotti a tabacco riscaldato. https://www.iss.it/web/guest/comunicati-stampa/-/asset_publisher/fjTKmjJgSgdK/content/id/5749833.
6. Istituto Superiore di Sanità. CS N°39/2022 – Fumo: in Italia circa 800mila fumatori in più rispetto al 2019. Triplicato il consumo di sigarette a tabacco riscaldato. https://www.iss.it/web/guest/primo-piano/-/asset_publisher/3f4alMwzN1Z7/content/id/7146126
7. EU. Eurobarometer. Attitudes of Europeans towards tobacco and electronic cigarettes. Feb 2021. https://europa.eu/eurobarometer/surveys/detail/2240.
8. Istat. Sigaretta elettronica e prodotti a tabacco riscaldato, un consumo in lento aumento. CS 3 gennaio 2023. https://www.istat.it/it/files//2023/01/TODAY-Sigaretta-elettronica-tabaccoriscaldato.pdf.
9. Beatrice F, Albera A. No Smoke Centers in Italy: Critical Issues & Perspectives. J Community Med Public Health Care 2022; 9: 117.
10. Istituto Superiore di Sanità. Epicentro. Sorveglianza PASSI. Smettere di fumare. https://www.epicentro.iss.it/passi/dati/SmettereFumo.
11. Fagerström K. Can alternative nicotine products put the final nail in the smoking coffin? Harm Reduct J 2022; 19: 131.
12. Beatrice F, Albera A, Rossi Mason J. Can you do without risk reduction in the fight against smoking? J Community Med Public Health Care 2022; 9: 119.
13. Gli italiani e il fumo: percezione dei rischi e abitudini. https://www.censis.it/welfare-e-salute/gli-italiani-e-il-fumo-percezione-dei-rischi-e-abitudini.
14. Food and Drug Administration (FDA). Chemicals in Tobacco products and your health. 1 May 2020. https://www.fda.gov/tobacco-products/health-effects-tobacco-use/chemicals-tobacco-products-and-your-health
13 Gennaio 2023
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