Quotidiano on line
di informazione sanitaria
Venerdì 01 MARZO 2024
Lettere al direttore
segui quotidianosanita.it

Oltre alla specializzazione il vero nodo da sciogliere è: libera professione o dipendenza per i medici di medicina generale?

di Vittorio Mapelli

12 LUG -

Gentile Direttore,
mi sono sbagliato, e chiedo scusa anche al Ministro Orazio Schillaci, nel sostenere che la formazione specifica in medicina generale è vietata dalle Direttive della UE. Vietata è un termine troppo forte e impreciso. Ho approfondito il tema, dopo la replica di Polillo e Proia, e ho trovato che la specializzazione universitaria è possibile ed è richiesta nei paesi in cui i MMG sono assunti come dipendenti dal servizio pubblico – Finlandia, Svezia, Irlanda, Islanda, Spagna, Portogallo, Slovenia – ma non negli altri in cui lavorano come liberi professionisti – Regno Unito, Francia, Italia, Belgio, Paesi Bassi, Austria, Ungheria, Cechia.

In Germania e in alcuni paesi vicini – Danimarca, Polonia, Slovacchia, Svizzera – la medicina di famiglia è equiparata alla medicina interna ed è una specialità che dura 5 anni. Nel Regno Unito la formazione post lauream è gestita dal Royal College of General Practitioners. In tutte le Medical School vi sono dei dipartimenti di general practice, che tengono corsi agli undergraduate; è possibile però anche la specializzazione universitaria. In Spagna i medici devono frequentare il corso di specializzazione in Medicina Familiar y Comunitaria e in Portogallo quello di Medicina Geral e Familiar. I corsi durano 4 anni e sono gestiti in piccola parte dall’Università e per il resto da tutor delle strutture territoriali. I medici stranieri, con diploma di formazione specifica in medicina generale, che volessero operare in questi due paesi, dovrebbero o fare il corso di specializzazione o chiedere l’equivalenza, dato che non esiste una disciplina europea di questi aspetti.

L’eventuale diploma di specializzazione in medicina generale avrebbe, quindi, valore solo in Italia, non essendo riconosciuto dall’UE. La circolazione dei futuri MMG italiani all’estero dovrebbe essere regolamentata da accordi bilaterali (il RU, ad esempio, riconosce le norme in vigore al momento dell’uscita dall’UE nel 2021), mentre si porrebbe un problema per i MMG di altri paesi che volessero stabilirsi in Italia, perché mancanti della specializzazione universitaria. Viene quindi spontanea la domanda: a che pro la specializzazione dei MMG? Avrebbe senso solo nell’ipotesi del loro passaggio alle dipendenze del SSN. E quindi resta pur sempre da sciogliere quel nodo: libera professione o dipendenza per i medici di medicina generale?

Vittorio Mapelli

Ex professore associato di economia sanitaria
Università degli studi di Milano



12 luglio 2023
© Riproduzione riservata

Altri articoli in Lettere al direttore

lettere al direttore
ISCRIVITI ALLA NOSTRA NEWS LETTER
Ogni giorno sulla tua mail tutte le notizie di Quotidiano Sanità.

gli speciali
Quotidianosanità.it
Quotidiano online
d'informazione sanitaria.
QS Edizioni srl
P.I. 12298601001

Sede legale:
Via Giacomo Peroni, 400
00131 - Roma

Sede operativa:
Via della Stelletta, 23
00186 - Roma
Direttore responsabile
Luciano Fassari

Direttore editoriale
Francesco Maria Avitto

Tel. (+39) 06.89.27.28.41

info@qsedizioni.it

redazione@qsedizioni.it

Coordinamento Pubblicità
commerciale@qsedizioni.it
    Joint Venture
  • SICS srl
  • Edizioni
    Health Communication
    srl
Copyright 2013 © QS Edizioni srl. Tutti i diritti sono riservati
- P.I. 12298601001
- iscrizione al ROC n. 23387
- iscrizione Tribunale di Roma n. 115/3013 del 22/05/2013

Riproduzione riservata.
Policy privacy