Gentile direttore,
il nuovo Atto Aziendale in itinere della Azienda Sanitaria Territoriale di Pesaro Urbino, da poco reso pubblico, costituisce una formidabile occasione per studiare cosa voglia dire in termini di inefficienze e sprechi raddoppiare a pochissimi chilometri di distanza un ospedale con Dipartimento di Emergenza e Accettazione (DEA) di primo livello. Allo stesso tempo costituisce una formidabile occasione per capire a dove si possa spingere la politica pur di prendere voti.
Per approfittare di questa doppia occasione serve una mappa e una breve ricostruzione della storia del progetto del nuovo ospedale di Pesaro, che è al centro di questa “parabola”. Cominciamo dalla mappa. Andiamo su Google Maps, cerchiamo il Presidio ospedaliero San Salvatore di Pesaro – Stabilimento di Muraglia e vediamo quanto dista dal Presidio Ospedaliero Pubblico Santa Croce di Fano: 10,7 chilometri, 13 minuti in macchina. Il Presidio di Muraglia si trova a Pesaro Sud mentre l’Ospedale di Fano è vicino al centro città appena più a Sud.
E adesso il raccontino. C’era una volta l’Azienda Ospedaliera Marche Nord che aveva tre sedi: quella dell’Ospedale San Salvatore di Pesaro in centro città con la maggioranza delle discipline a partire da quelle facenti parte del DEA, la sede di Muraglia del San Salvatore sede del polo onco-ematologico e l’ospedale Santa Croce di Fano pure con un proprio DEA. La stretta vicinanza delle tre strutture fece avviare dalle precedenti Giunte di centrosinistra il solito interminabile percorso per la costruzione di un nuovo ospedale che integrasse strutturalmente le tre vecchie sedi in una unica sede inizalmente previsto presso Fosso Sejore, una località facilmente rintracciabile nella mappa sulla strada litoranea quasi intermedia tra Pesaro e Fano. Il progetto stava per avere l’approvazione dei due Ministeri della Salute e della Economia e delle Finanze, quando nel 2020 la nuova Giunta di centrodestra smontò tra i suoi primi atti (avete presente Trump questi giorni?) sia il progetto che l’Azienda, fatta confluire nella neonata Azienda Sanitaria Territoriale di Pesaro e Urbino, a sua volta frutto dell’altra operazione di smontaggio, quello della Azienda Sanitaria Unica Regionale trasformata in 5 Aziende Sanitarie Territoriali, una per Provincia.
Al posto del progetto del nuovo Ospedale Marche Nord sono nati due progetti, uno per il nuovo Ospedale di Pesaro e l’altro per fare una palazzina con il nuovo DEA dell’Ospedale di Fano. Ecco le sobrie parole con cui il presidente della Regione, Francesco Acquaroli, presenta alla stampa il nuovo Ospedale di Pesaro: Il nuovo Ospedale sorgerà nel quartiere di Muraglia e avrà 382 posti letto, che potranno salire a 460 in caso di emergenza. Costo totale: 204 milioni di euro, di cui circa 180 arrivano dallo Stato, 16 dalla Regione e 7 da fondi europei. In termini finanziari, “la più grande opera pubblica mai realizzata nelle Marche”. La più grande opera pubblica delle Marche sta dentro una rete ospedaliera regionale che rispetto al DM 70 è “fuori come un balcone” ed è da mesi in attesa di essere oggetto di un nuovo accordo di programma coi Ministeri competenti (la bozza dell’Accordo è stata mandata ad agosto dalla Regione Marche) che sicuramente la politica cercherà di far approvare, temo, what ever it takes. Ma oggi con il nuovo Atto aziendale della AST di Pesaro Urbino abbiamo finalmente l’elenco dei doppioni che affliggeranno i due ospedali di Pesaro e Fano. I corsi di formazione manageriale dei prossimi anni potrebbero trasformarli in una bella esercitazione sugli sprechi da cattiva programmazione ospedaliera. Eccone alcuni:
- due DEA di primo livello con due Pronto Soccorso e Medicina d’urgenza (due Unità Operative Complesse, UOC ), due terapie intensive (incomprensibilmente con una unica UOC), due cardiologie con UTIC (due UOC) e una emodinamica e cardiologia interventistica a Pesaro (UOC);
- due aree mediche polispecialistiche con due medicine generali (una sola UOC), e una UOC per ciascuna delle seguenti discipline: geriatria, neurologia con Stroke Unit (che sta nell’Ospedale senza neurochirurgia), pneumologia e malattie infettive (che stanno una in un ospedale e una in un altro, alla faccia della pandemia), una gastroenterologia e una nefrologia e dialisi che operano nelle due sedi con una unica UOC per disciplina;
- due aree chirurgiche polispecialistiche con una UOC per ciascuna di queste discipline: chirurgia generale che opera nelle due sedi, breast unit, urologia che opera nelle due sedi, ortopedia e traumatologia che opera nelle due sedi, otorinolaringoiatria che opera nelle dei sedi e neurochirurgia. In più ci sono UOSD per le seguenti discipline: odontostomatologia e oculistica in una sede e chirurgia toracica e chirurgia vascolare nell’altra sede;
- nell’area materno infantile c’è un punto nascita in ciascuna sede con una UOC da una parte e una UOSD dall’altra di ginecologia e ostetricia e una unica UOC di pediatria;
- in area oncoematologica c’è un attività in entrambe le sedi con una attività prevalente di alta complessità a Pesaro e una attività di day hospital e ambulatoriale a Fano con una UOC per disciplina (oncologia, ematologia e radioterapia);
- nell’area della salute mentale c’è una sola unità operativa complessa di psichiatria che opera nelle due sedi e una unità operativa complessa di neuropsichiatria infantile e della adolescenza);
- nell’area dei servizi ci sono ovviamente attività di diagnostica per immagini, laboratorio analisi e medicina trasfusionale in entrambe le sedi con una unica UOC per disciplina più la medicina nucleare e la microbiologia presenti come UOC solo a Pesaro.
Inutile dire che queste duplicazioni già oggi richiedono un consistente ricorso alle Cooperative specie per i Pronto Soccorso e i punti nascita.
L’atto aziendale fa miracoli, riuscendoci in larga misura, per caratterizzare ragionevolmente i due ospedali e le discipline che operano in entrambe le sedi. Ma una programmazione irragionevole non potrà mai essere vicariata da una gestione ragionevole. Alle esercitazioni che si faranno in futuro su questo caso si potranno invitare i partecipanti a calcolare quanto personale in più viene assorbito dalla continuità assistenziale da garantire nelle due sedi in tutte le aree e a valutare le diseconomie e inefficienze legate all’utilizzo subottimale dei posti letto di area critica, alla duplicazione delle tecnologie e al loro sottoutilizzo, alla duplicazione di uffici e servizi di supporto, alla gestione e manutenzione di due diverse strutture distinte e allo “sloggiamento” da Muraglia delle attività territoriali che ospitava in strutture di proprietà (una RSA con 27 posti letto, una cittadella della salute mentale con 58 posti letto, più il Corso di Laurea in Infermieristica, il Centro di Salute Mentale, il Centro per i Disturbi del Comportamento Alimentare e il Centro Prelievi).
Ma aspettiamo con fiducia la valutazione ministeriale del progetto.
Claudio Maria Maffei