Siamo mmg e sosteniamo fortemente il passaggio alla dipendenza dal Ssn. Ecco perché

Siamo mmg e sosteniamo fortemente il passaggio alla dipendenza dal Ssn. Ecco perché

Siamo mmg e sosteniamo fortemente il passaggio alla dipendenza dal Ssn. Ecco perché

Gentile Direttore,
questo contributo vuol dare voce a tutti quei medici che sostengono fortemente la riforma promossa dal Ministero della Salute e dalle Regioni, la quale prevede il passaggio alla dipendenza dal SSN per i Medici di Medicina Generale (MMG). Le istanze del nostro Movimento MMG per la Dirigenza sono alternative a quelle delle associazioni contrarie al processo riformatore volte al mantenimento dello status quo, a nostro avviso più per interessi corporativi che per ragionevoli motivazioni.

I detrattori della riforma sostengono che il passaggio alle dipendenze del SSN porterebbe alla perdita di capillarità dell’assistenza primaria, alla compromissione del rapporto di fiducia tra medico e paziente, alla perdita di attrattività per la medicina generale ed addirittura all’abbandono in massa dei MMG ed alla privatizzazione delle cure primarie. È nostro intento rispondere puntualmente a queste fallaci convinzioni in modo che il lettore possa farsi un’idea più realistica dello scenario che andrebbe a configurarsi.

Come Movimento MMG per la Dirigenza riteniamo che con il passaggio ad un rapporto contrattuale di dipendenza dal SSN per l’assistenza sanitaria primaria:

– Non si perderebbe la capillarità dell’assistenza poiché il D.M.77/2022 prevede tra gli standard per l’assistenza territoriale, oltre alle Case della Comunità hub e spoke, anche “ambulatori di Medici di Medicina Generale (MMG) e Pediatri di Libera Scelta (PLS) tenendo conto delle caratteristiche orografiche e demografiche del territorio al fine di favorire la capillarità dei servizi e maggiore equità di accesso, in particolare nelle aree interne e rurali, nel pieno rispetto del principio di prossimità”. Sembrerebbe inoltre dichiarato l’impegno delle Regioni a mettere a disposizione altri ambulatori pubblici, oltre le Case della Comunità, per assicurare la capillarità dell’assistenza sul modello spagnolo o portoghese (… nessun Comune, neppure il più piccolo, dovrà rimanere sguarnito – https://www.corriere.it/dataroom-milena-gabanelli/medici-di-famiglia-ecco-il-documento-riservato-che-porta-a-una-svolta-epocale/4e27e466-e95a-4990-b0d6-6a0d2fec4xlk.shtml). Grazie alla maggiore integrazione dell’assistenza primaria nella rete territoriale, questi ambulatori periferici potranno essere funzionalmente collegati alla Casa della Comunità di riferimento tramite un gestionale informativo condiviso, percorsi di comunicazione organizzati e definiti, rifornimento di materiali e strumentazione, etc.

– Non verrebbe meno il rapporto di fiducia tra medico di medicina generale e paziente poiché verrà mantenuta la possibilità per il cittadino di scegliere il proprio MMG, così come ha rassicurato il Ministro Schillaci nelle sue recenti dichiarazioni (https://www.quotidianosanita.it/governo-e-parlamento/articolo.php?articolo_id=127874) e come già avviene nei sistemi di assistenza primaria spagnolo e portoghese dove i medici di medicina generale sono dipendenti del servizio sanitario (https://www.quotidianosanita.it/lettere-al-direttore/articolo.php?articolo_id=100628). Nella nuova organizzazione, così come nella attuale, il cittadino verrebbe seguito nel tempo dal proprio MMG di fiducia ma avrebbe in aggiunta la possibilità di rivolgersi per le urgenze minori, al di fuori degli orari di ambulatorio del proprio curante, ad un medico presente nella casa della comunità.

– Non si perderebbe attrattività per la medicina generale, piuttosto riteniamo che avere a disposizione un contratto che comprenda tutele quali malattia, maternità, ferie, part-time, etc. e che permetta di lavorare in un sistema più organizzato e strutturato, dove sia favorito il lavoro in équipe multiprofessionali e multidisciplinari, susciterebbe maggiore interesse per questa professione che attualmente sta soffrendo la perdita di nuove leve dato che sempre meno laureati in medicina scelgono il corso formazione specifica in medicina generale, lo abbandonano in itinere o scelgono di iscriversi ad una scuola di specializzazione accademica una volta terminato il corso regionale (https://www.ilsole24ore.com/art/medici-famiglia-ne-mancano-oltre-3100-entro-2026-oltre-11400-pensionamenti-sud-nuove-leve-non-basteranno-rimpiazzarli-477percento-medici-supera-limite-1500-assistiti-forte-crisi-accessibilita-e-qualita-dell-assistenza-AFDFtsx, https://curprim.blogspot.com/2024/10/primi-dati-sulla-partecipazione-al.html?m=1 ).

– Non si verificherebbe un abbandono in massa degli MMG maggiore di quanto già non si prospetti con l’imminente passaggio al ruolo unico di assistenza primaria previsto dall’ACN 2019-2021, il quale riteniamo comporterebbe un notevole aumento del carico lavorativo con conseguente rischio di burn out per molti medici e potrebbe portare molti a scegliere la pensione anticipata o i giovani ad abbandonare la medicina generale, fenomeno che già attualmente stiamo tristemente osservando (https://www.corriere.it/cronache/25_febbraio_03/ilaria-il-medico-di-famiglia-che-si-dimette-via-social-stavo-male-e-non-avevo-tutele-meglio-cambiare-lavoro-4b4bd6e4-eb69-489c-9c39-f44dbdcadxlk.shtml). È vero che è prevista la scelta del passaggio al ruolo unico per i medici già convenzionati ma se la maggior parte di questi non scegliesse di prestare servizio aggiuntivo ad ore nelle case della comunità il rischio sarebbe quello di non poter garantire un solido funzionamento dell’assistenza primaria nel nuovo sistema di riorganizzazione territoriale. Invece, obbligare tutti indistintamente a prestare un servizio ad ore nelle case della comunità, come si legge in una proposta politica recentemente pubblicata, sarebbe addirittura peggio.

– Non si tenderebbe a privatizzare ulteriormente l’assistenza sanitaria: la problematica della spinta al privato riteniamo risieda piuttosto nell’insufficiente finanziamento al servizio sanitario pubblico che, negli anni, ha portato ad una grave carenza di risorse umane e strutturali. Non si capisce come una maggiore integrazione nel SSN del MMG possa portare alla privatizzazione, anzi semmai è il contrario perché è proprio il servizio pubblico che beneficerebbe di ulteriori risorse di personale al suo interno.

Riteniamo quindi che non sussistano validi e ragionevoli motivi per non portare avanti un processo riformatore della medicina territoriale, il quale invece porterebbe a numerosi vantaggi in termini di assistenza ai cittadini come abbiamo illustrato nel nostro documento di posizione (DOCUMENTO_MOVIMENTO_MMG_PER_LA_DIRIGENZA.pdf).

Proponiamo al legislatore di istituire concorsi pubblici per la dirigenza medica nel settore dell’Assistenza Primaria, per dare la possibilità ai MMG di essere assunti in regime di dipendenza dal SSN. Tuttavia, riteniamo condivisibile anche mantenere la possibilità di prestare servizio in regime di convenzione, per tutelare quei MMG che non se la sentono di affrontare un cambiamento (si ricordi che il doppio canale contrattuale è già previsto dall’art.25 della Legge 833/1978). La dirigenza medica per i MMG rappresenta un’opportunità per quei medici di medicina generale che, come noi del Movimento, credono fermamente che la nostra maggiore integrazione nel SSN pubblico e la nostra partecipazione da protagonisti nel nuovo assetto di riorganizzazione della medicina territoriale possa solo andare a migliorare l’assistenza primaria, sia perché noi medici avremo garantite condizioni contrattuali e di organizzazione del lavoro migliori, sia perché i cittadini potranno usufruire di un servizio di cure primarie pubblico più strutturato, organizzato, sostenibile ed efficiente.

Movimento MMG per la Dirigenza

Movimento MMG per la Dirigenza

27 Febbraio 2025

© Riproduzione riservata

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