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Le mutue sanitarie integrative non sono le mutue aziendali del passato

09 LUG - Gentile Direttore,
come valutato dalla Fimiv-Federazione italiana della mutualità - nata nel 1900 quale Federazione italiana delle società di mutuo soccorso - nel documento depositato dopo l’audizione in Commissione Affari Sociali della Camera il 22 gennaio scorso [u1] e come chiarito dall’Agenzia delle Entrate nella relazione del 15 maggio scorso, i contributi di assistenza sanitaria sono poco più di 2 miliardi. “Conseguentemente, nell’ipotesi in cui l’ammontare dei contributi versati nel 2017, pari ad € 2.053.220.946, avessero concorso alla formazione del reddito d’impresa dei datori di lavoro/società di capitali, sarebbero stati assoggettati ad IRES con l’aliquota del 24 per cento, con una maggiore entrata sul bilancio dello Stato di € 492.773.027.”

 
Pertanto, la stima del valore delle deduzioni dei contributi di assistenza sanitaria versati dal datore di lavoro a fondi, enti e casse e società di mutuo soccorso con fine esclusivamente assistenziale ai sensi dell’art. 51, comma 2, lett. a) del TUIR si aggira attorno ad alcune centinaia di milioni. Tali importi contributivi non concorrono alla formazione del reddito imponibile, ma il datore di lavoro versa comunque un contributo di solidarietà all’Inps del 10%.
 
Ridimensionato di molto l’impatto del valore dell’agevolazione fiscale destinata ai contributi versati dal datore di lavoro e/o dal lavoratore ai fondi sanitari, è utile ripercorrerne la natura e la motivazione. Il legislatore ha ritenuto di dover incentivare politiche a sostegno del reddito dei lavoratori.
 
L’incentivo dato alla sanità integrativa non è dunque un privilegio per i fondi quanto piuttosto un vantaggio per le aziende e per i dipendenti.
Con risorse contenute versate ad enti che hanno un’esclusiva finalità assistenziale, si garantisce ai lavoratori la possibilità di accedere a prestazioni sanitarie non già garantite dal SSN, come le cure odontoiatriche, le prestazioni di riabilitazione e recupero della salute per inabilità temporanea, quelle a carattere socio-assistenziale in caso di invalidità permanente e patologie croniche, i presidi e gli ausili ortopedici, ecc. A fianco di queste prestazioni, oggettivamente integrative, ci sono le prestazioni che lo diventano a causa delle modalità di fruizione non garantite dal SSN in tempi adeguati rispetto alle necessità di diagnosi e cura unitamente alla copertura delle spese di compartecipazione (ticket) per le prestazioni erogate dal SSN.
 
Nel dibattito corrente si rischia di compiere l’errore di contrapporre all’universalismo del SSN il ruolo della sanità integrativa, come se questa fosse unicamente appannaggio di categorie privilegiate e gestita da compagnie assicurative che tendono ad alimentare in modo inappropriato i consumi a vantaggio degli erogatori della sanità privata.
 
Un errore evidentemente sostenuto dalla circostanza anomala e potenzialmente distorsiva che la sanità integrativa, che oggi conta circa 12 milioni di persone, viene effettivamente garantita anche da fondi affidati in gestione a compagnie di assicurazione.
 
È necessario invece prendere consapevolezza che i contributi destinati alla sanità integrativa sono stati affidati dal legislatore a enti con fini esclusivamente assistenziali tra i quali le società di mutuo soccorso, con l’auspicio che l’autogestione potesse prevalere e la disposizione, fino ad oggi disattesa, che l’affidamento in gestione fosse opportunamente normato.
In questo contesto e nell’accezione contemporanea, le Mutue sanitarie sono società di mutuo soccorso ad adesione volontaria e aperta con origini ottocentesche, il cui aggiornamento normativo risale però al 2012.
 
Il Codice del Terzo Settore ha riconosciuto la disciplina speciale delle società di mutuo soccorso, ne ha integrato significativamente le disposizioni e ribadito il ruolo di soggetti non lucrativi, che perseguono finalità di interesse generale sulla base del principio costituzionale della sussidiarietà, attraverso lo svolgimento di attività assistenziale in ambito socio-sanitario, in modo aperto ed inclusivo.
 
Le società di mutuo soccorso, inoltre, condividono con la collettività e promuovono quotidianamente un patrimonio nazionale di storia, cultura, valori civici e sociali che rappresenta una parte fondamentale dell’identità del nostro Paese.
 
Quelle che noi chiamiamo Mutue sanitarie, in base alla legge di settore, operano prevalentemente nell’erogazione di prestazioni sussidiarie di tipo sanitario e socio sanitario verso i propri soci e assistiti, ma anche sviluppano attività di promozione dei valori mutualistici e di educazione alla prevenzione sanitaria. Nulla hanno a che fare, pertanto, con le mutue aziendali di categoria originate piuttosto dalle mutue paritetiche corporative obbligatorie degli anni ’30 e riproposte nel secondo dopoguerra. Le società di mutuo soccorso libere e volontarie ne hanno subito storicamente la prevaricazione e, nel contempo, il “furto” della stessa parola Mutua che da allora ha assunto una valenza impropria e, oggi, degenerativa.
 
Nonostante ciò, le società di mutuo soccorso sono sopravvissute a centinaia, grazie al legame profondo con il territorio e con le comunità, e molte ne sono nate dal dopoguerra in avanti, sempre poggiando sui valori solidaristici delle origini.
 
Le Mutue sanitarie che la Federazione italiana della mutualità integrativa volontaria Fimiv rappresenta - vorremmo sperare di chiarirlo una volta per tutte - non sono le mutue aziendali descritte da Ivan Cavicchi nel suo recente articolo, cioè quelle che vogliono sostituirsi al SSN, bensì sono entità libere, solidali, integrative al servizio pubblico, che applicano il principio del reciproco aiuto tra gli associati, aprendo la porta a chiunque desideri esserne parte.
Le società di mutuo soccorso sanitarie o Mutue sanitarie (una semplificazione che a noi piace) scontano purtroppo il retaggio negativo che tende ad assimilarle ingiustamente a entità del passato, chiuse, obbligatorie, strumentali agli interessi economici di categoria.
 
Come abbiamo detto, le società di mutuo soccorso sono riconosciute tra gli enti del Terzo settore e, come tali, sono coinvolte nella costruzione di un’economia sociale basata sulla solidarietà e la partecipazione, non lucrativa, sussidiaria e non alternativa allo Stato. Se dovessimo mai mettere in discussione la funzione sussidiaria delle società di mutuo soccorso, dovremmo allora mettere a pregiudizio anche il valore sociale dell’auto-mutuo aiuto che è il prodotto di tanta parte del lavoro degli enti del Terzo settore nel nostro Paese.
 
Le Mutue sanitarie sono integrative non intendono mettere in discussione il ruolo del SSN, ma, attraverso la contribuzione volontaria o contrattuale, aiutano a realizzare un universalismo compiuto sia nell’erogare prestazioni escluse dai livelli essenziali di assistenza, che rappresentano davvero dei bisogni scoperti (odontoiatria, assistenza socio-sanitaria, riabilitazione, non autosufficienza), sia per superare il razionamento implicito delle prestazioni o per garantire forme flessibili e personalizzate di cura e prevenzione, nonché promuovere stili di vita sana e favorire la promozione della salute.
 
Nella missione delle Mutue sanitarie integrative vi è una doppia funzione che è sia riparatrice (intervengono ad aiutare nelle situazioni di difficoltà e di bisogno, sopperiscono alle lacune del SSN e ai suoi razionamenti) sia di responsabilizzazione dei propri soci e assistiti affinché essi non siano solo dei consumatori di prestazioni sanitarie e sociali, ma dei cittadini consapevoli che vogliono costruire insieme un sistema di tutele basato su reciprocità e relazione.  
 
La sanità integrativa ha bisogno di regole
La mutualità è un semplice e antico concetto sul quale peraltro si fonda anche il nostro sistema assistenziale pubblico. Le società di mutuo soccorso non “mungono” lo Stato per non andare in disavanzo, per riprendere l’espressione usata da Cavicchi. La loro sostenibilità è data dagli accantonamenti a riserva indivisibile e da gestioni responsabili e ponderate, trasparenti e condivise tra gli iscritti. Le prestazioni mutualistiche non sono standardizzate né muovono da ragioni commerciali, ma sono costruite sui bisogni degli associati che le approvano, non forniscono servizi preconfezionati ma sostengono la libera scelta, sono vicine alle comunità, ne condividono le istanze e ne sono al servizio.
 
Se c’è qualcosa di cui la sanità integrativa ha bisogno, sono invece le regole senza le quali le azioni deformanti del mercato possono avere la meglio.
 
La Fimiv si batte contro le mutue spurie, create strumentalmente da soggetti di profitto solo per fruire delle agevolazioni fiscali ma mettendo in atto una governance e un modello gestionale imprenditoriali con finalità lucrative.
 
Impegnati in questa battaglia, ci chiediamo se, invece di pensare a comprimere la fiscalità agevolata riconosciuta a enti socialmente meritevoli, non sia più saggio e utile interrogarsi sulle distorsioni che si sono generate all’interno del sistema dell’assistenza sanitaria integrativa. In assenza di regole, in particolare quelle atte a normare l’affidamento in gestione dei fondi sanitari, si è affermato infatti l’ingresso massiccio e preponderante di soggetti economici orientati al profitto commerciale, che rischiano di minare la credibilità solidaristica dell’intero sistema.
 
Occorre, per esempio, riflettere se sia  ancora socialmente sostenibile che i contributi girati da un fondo al suo gestore assicurativo possano continuare ad essere considerati alla stregua di prestazioni erogate, come oggi accade, e non si debba, piuttosto, mettere mano a regole di trasparenza affinché anche il gestore sia tenuto a comunicare ufficialmente i numeri della sua gestione, in modo tale che si possa conoscere effettivamente quanta parte delle risorse destinate dalle aziende a beneficio dei lavoratori si traduce in prestazioni.
 
Poter misurare l’efficacia gestionale con trasparenza è importante perché consente a enti solidaristici e non lucrativi dell’economia sociale, come sono le Mutue sanitarie, di avvalersi di un parametro competitivo equo e sostenibile.
 
Placido Putzolu
Presidente della Fimiv-Federazione italiana della mutualità
 


09 luglio 2019
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