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Covid. Ma come si contano i nuovi casi sintomatici?

di Claudio Maria Maffei

28 GEN - Gentile Direttore,
ieri Qs ha documentato la grande difformità nei risultati nell’utilizzo dei tamponi rapidi e come otto Regioni non forniscano i dati dei referti. Ovviamente tali difformità di comportamento da parte delle Regioni si traducono in una difficoltà di leggere comparativamente l’andamento dei contagi nelle varie realtà regionali.
 
Analogo problema si pone su un altro dato di fondamentale importanza e cioè il numero giornaliero di nuovi positivi sintomatici. Questo dato risulta di grande importanza in quanto è sui sintomatici che viene calcolato l’indice Rt, come si spiega bene nel sito dell’Istituto Superiore di Sanità (ISS):  “Il metodo statistico di calcolo di Rt è robusto se viene calcolato su un numero di infezioni individuate secondo criteri sufficientemente stabili nel tempo. Regione per regione, i criteri con cui vengono individuati i casi sintomatici o i criteri con cui vengono ospedalizzati i casi più gravi sono costanti, e il numero di questo tipo di pazienti è quindi strettamente legato alla trasmissibilità del virus. Al contrario, l’individuazione delle infezioni asintomatiche dipende molto dalla capacità di effettuare screening da parte dei dipartimenti di prevenzione e questa può variare molto nel tempo... Il risultato è che un maggiore o minore aumento dei casi asintomatici trovati non dipende dalla trasmissibilità del virus ma dal numero di analisi effettuate. Per questi motivi, le stime di R0 ed Rt non tengono conto delle infezioni asintomatiche”.

 
Benissimo, ma adesso bisogna vedere se le Regioni questo dato dei nuovi casi giornalieri sintomatici lo rilevano in modo omogeneo. Innanzitutto, questo dato, pur così importante, non è al momento riportato in alcuna tabella.  Fino ad alcuni mesi fa la quotidiana elaborazione ISS/Ministero riportava due colonne (oggi scomparse) in cui venivano divisi i nuovi casi tra quelli identificati sulla base di un sospetto clinico e quelli da screening.
 
A buon senso i primi dovevano  corrispondere ai sintomatici ed i secondi agli asintomatici. Si può vedere qui a titolo di esempio la tabella del giorno 29 ottobre. In alcune Regioni il peso dello screening era nullo e quindi tutti i casi finivano tra i sintomatici (sempre a logica). Gli instant report dell’ALTEMS (Alta Scuola di Economia e Management dei Sistemi Sanitari) “pescavano” da questa tabella e davano le percentuali per Regione dei nuovi casi da screening e da sospetto clinico. Si veda qui un esempio.
 
E’ legittimo quanto meno sospettare che tanta enorme variabilità nella percentuale di nuovi casi da screening e da sospetto clinico si potesse tradurre in una diversa stima del peso dei sintomatici comunicati all’Istituto Superiore di Sanità e Ministero. Le cose non dovrebbero essere cambiate molto a giudicare dai dati di alcune Regioni prese a campione e scelte perché questo dato lo rendono in qualche modo evidente. Prendiamo i dati del 27 gennaio 2021 (ieri) delle Marche e della Emilia-Romagna.
 
Nelle Marche Il Servizio Sanità della Regione Marche ha comunicato che nelle ultime 24 ore erano stati testati 3.301 nel percorso nuove diagnosi,  con  466 nuovi casi di cui solo 56 casi sintomatici (12%), mentre nello stesso giorno in Emilia-Romagna erano stati trovati 923 nuovi positivi su 23.751 tamponi 923 nuovi positivi con 474 sintomatici (51%). A titolo di confronto in Toscana dal sito dell’ARS si ricava che nelle due settimane dal 28 dicembre al 12 gennaio gli asintomatici erano poco più del 40% rispetto al totale dei nuovi positivi.
 
Questa grande variabilità tra le Marche da una parte e le altre due Regioni dall’altra meriterebbe una riflessione, visto che oltretutto le Marche nelle “vecchie” tabelle ISS/Ministero erano tra le Regioni in cui tutti i casi o quasi venivano da casi clinicamente sospetti (insomma il contario di quello che risulta oggi). Insomma, l’impressione è anche qui che i criteri di rilevazione del dato cambino nel tempo e/o tra Regioni. Come li puoi interpretare in modo unificante data questa situazione che interessa con ogni probabilità la maggioranza delle Regioni?
 
Nel frattempo i Presidenti delle Regioni si dilettano di indici epidemiologici, Rt in testa, anche approfittando della confusione che regna sia sui dati che sulla loro interpretazione. Confusione che poi legittima interpretazioni “politiche” di questi indici e delle decisioni che ne derivano.
 
Ecco a titolo di esempio alcune dichiarazioni del presidente Luca Zaia della Regione Veneto del 29 dicembre 2020: “Tra gli indicatori del sistema di monitoraggio ce n'è uno che permette di capire quanti sono gli asintomatici rispetto ai sintomatici. La soglia non deve mai scendere sotto il 60%. Il Veneto per l'85% dei positivi è in grado di dire quali sono sintomatici e quali no… In Veneto abbiamo molti asintomatici ma non possiamo confrontare questi dati con quelli delle altre regioni. Da questa settimana l'indice Rt verrà fatto basandosi anche sui tamponi rapidi fatti ma non sarà un dato chiave nel conteggioL'Rt si basa principalmente sul calcolo dei sintomatici sui casi positivi oltre a vari altri elementi. In Veneto si è mantenuto sempre sotto 1,25. Adesso sta scendendo più lentamente rispetto ad altre regioni”. Sfido chiunque a ripetere.
 
Ecco invece le dichiarazioni di alcuni giorni fa dell’Assessore alla Sanità della Regione Marche Filippo Saltamartini: “L’indice Rt viene calcolato su alcuni parametri: il rapporto tra posti occupati e posti disponibili in terapia intensiva che deve essere inferiore al 30%. Il secondo è il rapporto tra i ricoverati in area medica … e posti letto disponibili .... Il terzo è la percentuale tra il numero delle persone testate e i positivi. Il quarto parametro il numero delle infezioni, comprese quelle che avvengono in ambito familiare tra due persone. Poi ce ne sono altri che riguardano il numero complessivo delle persone positive e tra questi il numero di sintomatici e asintomatici”.
 
Insomma, seppure a modo loro i governi regionali hanno capito che i nuovi casi sintomatici contano. Adesso dovremmo capire tutti “come” si contano.
 
Claudio Maria Maffei
Coordinatore scientifico Chronic-on

28 gennaio 2021
© Riproduzione riservata


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