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L’Ugl Salute e il Governo Draghi

18 FEB - Gentile Direttore,
la pandemia ha portato ancora più allo scoperto le criticità che hanno condotto il SSN sull’orlo del baratro. La corsa indiscriminata negli anni a tagli nel settore della salute ha impoverito un sistema che va rifondato ponendo alla base del nuovo progetto i lavoratori. Gli organici sono assolutamente sottodimensionati e gli operatori della sanità in troppi casi sono costretti a turni di servizio massacranti.
 
Tutto questo, oltre che sui singoli professionisti, si riflette inevitabilmente sulla qualità dei servizi offerti ai cittadini. Bisognerà sbloccare in via definitiva il turn-over e assumere forze nuove dando le dovute garanzie con forme di contratti a tempo indeterminato, scorrendo ove possibile le graduatorie formatesi da concorsi già effettuati, per chiudere al più presto con esternalizzazioni e outsourcing.
 
Perdurando l’emergenza si potrà ipotizzare un piano di assunzioni straordinario. Un intervento forte andrà effettuato sulle retribuzioni per portare gli stipendi degli operatori italiani, oggi non concorrenziali, al livello della media europea e evitare quindi fughe all’estero di professionisti attratti da migliori condizioni economiche e maggiori tutele.

 
Per quanto riguarda il Recovery Plan, dall’ inziale stanziamento di 9 miliardi si è saliti ai 20. Questo fa capire come anche in fase previsionale non ci si sia resi conto di quanto la sanità italiana abbia bisogno di risorse. Anche i 20 miliardi, a nostro avviso sono insufficienti. L’investimento che andrà effettuato su personale, edilizia sanitaria, medicina del territorio, modernizzazione tecnologica deve prevedere uno sforzo ulteriore per riconsegnare alla nazione un SSN in gradi di procedere al passo con tempi. Al nuovo Governo chiediamo anche di vigilare, perché le risorse arrivino tutte a destinazione non perdendosi, come storie passate hanno insegnato, in rivoli di sprechi e malaffare.
 
E poi c’è la questione della medicina del territorio. Era il 13 novembre scorso quando al principio della seconda ondata di diffusione del covid-19 abbiamo dovuto ascoltare il “mea culpa” del precedente governo su ciò che poteva essere e non è stato fatto in tema di medicina del territorio. La pandemia ha mostrato l’assenza di quell’argine che avrebbe dovuto frenare le ondate di diffusione del virus. Confermiamo, come UGL Salute, la necessità di ingenti investimenti sul potenziamento della assistenza domiciliare partendo dalle USCA che di fatto non sono mai state attivate, sul rafforzamento degli Ospedali di comunità e l’aggiornamento degli standard delle RSA. I cittadini devono tornare a usufruire di servizi immediati e di vicinanza per alleggerire la pressione sulle grandi strutture ospedaliere.
 
Crediamo, inoltre, che l’emergenza pandemica abbia ulteriormente evidenziato come la revisione del Titolo V della Costituzione sia quantomeno auspicabile. La sovrapposizione di competenze tra Stato e Regioni ha mostrato tutti i suoi limiti, con una autonomia regionale che negli anni non ha fatto altro che aumentare le difformità nei livelli di assistenza fornita sul territorio nazionale con evidenti diseguaglianze tra il Nord e Sud. C’è urgenza di intervenire spostando gli attuali equilibri verso una unica linea guida centrale che possa uniformare la qualità delle cure erogate a tutti i cittadini.
 
Sulla vicenda vaccini, poi, lascerei al giudizio della storia lo spreco di risorse per l’iniziativa florovivaistica dei padiglioni a petalo che si sono rivelati solo una mossa propagandistica in un momento in cui l’Italia avrebbe assoluto bisogno di concretezza e soluzioni ponderate. E’ evidente come nel meccanismo qualcosa non abbia funzionato alla perfezione e la diatriba per il rallentamento nella distribuzione delle dosi da parte delle case farmaceutiche ha frenato un percorso già programmato. Quello che francamente ci ha turbato e che abbiamo denunciato con forza è stato il proliferare dei furbetti del vaccino. Aver somministrato a altri dosi che erano destinate a operatori della sanità e categorie protette rispecchia un’usanza, quella dei raccomandati, che in Italia evidentemente non riusciamo a debellare.
 
E infine voremmo sottolinare che il sistema delle colorazioni non ci convince e crediamo abbia alimentato solamente confusione tra i cittadini. Questo continuo “stop and go” non ha prodotto risultati non all’altezza delle aspettative a fronte di pur sempre importanti limitazioni della libertà individuale dei cittadini e danni economici e sociali rilevanti.
 
E’ pur vero che i dati in Italia sono migliori rispetto ad altre nazioni ma crediamo che un risultato migliore si poteva ottenere anche con una capillare mappatura del tracciamento delle positività che invece è rimasta solo utopia. Invece oggi la situazione non è chiara e il rischio di un nuovo lockdown incombe sulla testa dei cittadini italiani.
 
Gianluca Giuliano
Segretario nazionale Ugl Salute
 
 

18 febbraio 2021
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