Quella sofferenza evitabile

Quella sofferenza evitabile

Quella sofferenza evitabile

Gentile Direttore,
ormai nel nostro paese si sono superate le 100 mila vittime accertate causate dal Covid 19, ma questo non è solo un numero drammatico di morti che non si è potuto evitare per l’assenza di cure davvero adeguate eziologicamente orientate ma è anche indicativo di una ancor più enorme quantità di umana sofferenza occorsa, includente non solo quella di coloro che purtroppo sono deceduti, ma anche quella di coloro che sono sopravvissuti ma comunque l’hanno largamente vissuta, in quanto, anche per la carenza di risorse e personale, non sempre è stato possibile attuare un adeguato controllo sintomatologico.
 
Eppure, teoricamente, avremo avuto le armi e le conoscenze per ottenere almeno un buon controllo della sofferenza, ma, paradossalmente anche per ciò che sarebbe stato nelle nostre possibilità, non avevamo comunque pronta la adeguata diffusione delle competenze e l’organizzazione per erogarle ubiquitariamente in maniera omogenea.
 
Anche questo dovrebbe costituire la presa di coscienza di un vulnus da cui imparare per una migliore organizzazione sanitaria futura che si auspica oggi sia pragmaticamente possibile, in generale anche meglio utilizzando e considerando il personale sanitario che ha retto in concreto il SSN in questi anni.   
 
Nel nostro paese il controllo della sofferenza in tutti i setting di cura, è in effetti già stato saggiamente definito come un Livello Essenziale di Assistenza, quindi teoricamente inderogabile come recentemente ricordato dal Presidente della Corte Costituzionale. 
 
Ciò però è frequentemente disatteso,  in particolare a livello ospedaliero ove questa pandemia si è particolarmente riversata portando ad evidenziare tutti i limiti del nostro SSN (territoriali ed anche nosocomiali), fra i quali anche la scarsa presenza di servizi di Cure Palliative e di Terapia del Dolore effettivamente a ciò dedicati nei nosocomi, ove negli anni sono stati spesso dimenticati a causa di normative incompiute (legge 38/2010 ed attesi decreti attuativi davvero applicabili ed applicati), od anche dissennate e contraddittorie, poco attente ai bisogni del malato, ma solo ai bilanci immediati, inevitabilmente generatori di gravosi costi futuri (vedi DM 70/2015 che di fatto concretamente, fra i numerosi altri tagli, cancellò la presenza delle CP eliminandole illegalmente dal novero delle discipline ospedaliere), che hanno fatto della sanità costante terreno ove far cassa con inevitabili conseguenze che ora viviamo e paghiamo a caro prezzo.
 
In parte, oltre che normativa, è anche una questione culturale, infatti durante i ricoveri in reparti per acuti il giusto concentrarsi sulle cure eziologiche, non dovrebbe far dimenticare l’importanza per il paziente, ma anche per la clinica, della presenza di sofferenze sintomatologiche non controllate che possono poi, indirettamente, per distress importante e per degrado della qualità di vita, contribuire ad un eventuale outcome sfavorevole.
Ancora oggi, nel pieno inizio di quella che ormai purtroppo possiamo definire Terza Ondata Pandemica, siano orfani di trattamenti davvero risolutivi e stiamo pagando il prezzo inevitabile di una mortalità ancora assai elevata.
 
Quindi, nella speranza di rapide ed ubiquitarie vaccinazioni dal potere preventivo certo nonostante le varianti attuali e future e di nuove cure effettivamente più efficaci delle presenti, speriamo anche che possano essere poste in essere diffusamente le già possibili cure della sofferenza utili, va ricordato,  sia per coloro che purtroppo non riusciranno a superare questa terribile e subdola malattia,  sia per coloro che invece riusciranno ad attraversarla, ma ne potrebbero portare cicatrici anche indelebili, che invece potrebbero essere mitigate se la loro sofferenza potesse essere meglio controllata in ogni fase di malattia.
 
Marco Ceresa
Medico

09 Marzo 2021

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