Autonomia differenziata, non concordo con Aiom, ecco perchè

Autonomia differenziata, non concordo con Aiom, ecco perchè

Autonomia differenziata, non concordo con Aiom, ecco perchè

Gentile Direttore,
Franco Perrone, del quale mi onoro di essere amico personale, è un grande ricercatore e sarà un grande presidente per Aiom. Mi permetto garbatamente di dissentire dalla posizione che ha esposto su Quotidiano Sanità, fortemente contraria all’autonomia delle regioni e cerco di argomentare la mia opinione.

Il passaggio del governo della sanità alle Regioni è in verità antecedente alla riforma del Titolo V del 2001: deriva dai Decreti legislativi 502/1992 e 517/1993. Separazione tra compiti di indirizzo politico e di gestione, aziendalizzazione e regionalizzazione del SSN sono stati i 3 principi cardine di quella riforma, sostenuta da diversi Ministri di alto livello. Il SSN “non regionalizzato” delle USL alla fine degli anni ’80, rappresentava un fallimento dei principi, ancora attuali, della legge istitutiva 833 del 1978.

Le differenze tra i territori e tra Nord e Sud erano se mai più accentuate: esiste un rapporto del Sole 24 ore di quel periodo, probabilmente ancora consultabile.

La riforma del 1992/1993, rafforzata dalla norma costituzionale del 2001, è stata invece alla base di alcuni straordinari risultati ottenuti dal SSN nel suo complesso, dei quali forse vi è poca consapevolezza collettiva. Tra il 2015 ed il 2020 il Servizio Sanitario Nazionale si è classificato infatti ai primi posti in numerosi report indipendenti internazionali (Bloomberg, OCSE, OMS).

Nonostante tutti i problemi, di nessun altro servizio pubblico nazionale potevamo (fino al 2020) andare fieri come della sanità: istruzione, università giustizia, trasporti e pubblica amministrazione figurano sempre piuttosto in basso nei ranking internazionali.

L’autonomia è uno strumento: può essere utilizzato bene o male. Alcune regioni del Centro e del Sud, tra le quali la Campania, hanno visto progressi significativi in diversi ambiti, anche nella cura dei pazienti con cancro. E’ vero, oggi molti nodi sono venuti al pettine e ci sono ancora troppe differenze tra le aree geografiche del Paese, ma queste non riguardano solo la sanità: le ritroviamo analoghe in tanti altri ambiti nei quali il governo è centralizzato.

Posto che deve essere un impegno civile di tutti lavorare per superarli, siamo sicuri che una maggiore responsabilizzazione alla fine non si riveli uno strumento utile, magari anche per altri settori della pubblica amministrazione?

Gianpiero Fasola
Direttore del Dipartimento di Area Oncologica Azienda sanitaria universitaria Friuli centrale
Già Presidente del Collegio Italiano Primari Oncologi Medici Ospedalieri 2013-2015

25 Gennaio 2024

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