Bellezza pagata con la vita: una riforma per non morire più

Bellezza pagata con la vita: una riforma per non morire più

Bellezza pagata con la vita: una riforma per non morire più

Gentile Direttore,
Simonetta Kalfus, Margaret Spada e Ana Sergia Alcivar Chenche sono tre donne che hanno pagato con il prezzo della vita il sogno di migliorare il proprio aspetto. Le loro morti, avvenute tra il 2024 e il 2025, non possono e non devono essere archiviate come fatalità. Sono il tragico epilogo di un sistema che troppo spesso offre un percorso verso la bellezza in una totale assenza di sicurezza.

Un sistema che presenta falle inaccettabili, il cui prezzo è stato pagato da chi si è affidato alla medicina estetica con speranza. Le loro storie sono emblematiche. Simonetta si è fidata di un medico già condannato per lesioni gravi, ma ancora libero di operare a causa dell’escamotage giuridico consentito in caso di ricorso alla Commissione Centrale per gli Esercenti le Professioni Sanitarie (CCEPS), che, di fatto, congela le sanzioni degli Ordini dei Medici. Ana Sergia è morta su un lettino in una clinica abusiva, un “buco nero” della sanità operante da anni nell’illegalità. Margaret, giovanissima, è stata sedotta e tratta in inganno dalla pubblicità martellante e deregolamentata dei social media, che banalizza atti medici complessi come fossero prodotti da banco.

Questi eventi impongono una riflessione seria sulla responsabilità dei professionisti, che non è un concetto astratto, ma si declina su più livelli. Esiste una responsabilità etica e deontologica, legata al giuramento di Ippocrate e al dovere di porre la sicurezza del paziente al di sopra di ogni logica di profitto. C’è poi la responsabilità civile, che in chirurgia estetica è rafforzata, obbligando il medico non solo a operare con perizia, ma anche a garantire un risultato e a risarcire i danni causati da negligenza. Infine, vi è la responsabilità penale, quando l’errore porta a lesioni o, come in questi casi, alla morte. Se medici sanzionati continuano a operare e l’abusivismo prospera, è evidente che la percezione di queste responsabilità è pericolosamente debole.

Non basta più l’indignazione. Serve un’azione politica e istituzionale immediata, a partire da una riforma del sistema sanzionatorio che renda immediatamente esecutive le radiazioni e le sospensioni decise dagli Ordini.

È poi cruciale passare dalle parole ai fatti sulla corretta informazione. Il Codice Deontologico non è un semplice regolamento interno, ma il patto che ogni professionista stringe con i cittadini. È dovere di ogni Federazione e delle 31 professioni afferenti al Ministero della salute, quindi, mettere in campo una capillare opera di informazione per spiegarne il valore e le tutele che offre. Questa educazione alla salute e al diritto deve partire dal basso, fin dalle scuole, per formare cittadini consapevoli, capaci di riconoscere i pericoli e di pretendere il rispetto delle regole. Le campagne di cui tanto si parla, come si è detto agli Stati Generali della Prevenzione appena conclusosi a Napoli, devono partire da qui per essere davvero efficaci.

Infine, per chi è già vittima di malasanità, dobbiamo offrire una giustizia riparativa. Da sempre, propongo per questo l’istituzione di un Ufficio di Conciliazione presso ogni Ordine: un luogo per far incontrare, in tempi brevi, la parte danneggiata, il professionista e l’assicurazione, per trovare soluzioni e risarcimenti equi, senza aggiungere al dolore già patito la sofferenza di attese e costi insostenibili. Perché uno Stato che non offre un diritto certo e accessibile non è una democrazia compiuta.

Cav. Avv. Laila Perciballi

19 Giugno 2025

© Riproduzione riservata

La salute non comincia in ospedale: enti locali e prevenzione primaria per costruire comunità più sane
La salute non comincia in ospedale: enti locali e prevenzione primaria per costruire comunità più sane

Gentile Direttore,quando parliamo di salute, il pensiero corre quasi automaticamente agli ospedali, agli ambulatori, alle liste d’attesa e alle prestazioni sanitarie. È comprensibile, ma è una rappresentazione incompleta della salute...

Le competenze non si riscrivono una professione alla volta
Le competenze non si riscrivono una professione alla volta

Gentile Direttore,il caso dell’Atto del Governo n. 440 mostra quanto sia delicato intervenire sulla disciplina delle attività di una professione senza valutare contestualmente gli effetti che quelle modifiche possono produrre...

Direttori generali: non basta cambiare chi sceglie, occorre ripensare il mandato
Direttori generali: non basta cambiare chi sceglie, occorre ripensare il mandato

Gentile Direttore, il disegno di legge N° 179/2023 “Modifiche al decreto legislativo 4 agosto 2016, n.171, in materia di nomina del Direttore Generale delle Aziende Sanitarie Locali, delle Aziende Ospedaliere...

Competenze dei Biologi: la verità dei fatti contro le provocazioni corporative
Competenze dei Biologi: la verità dei fatti contro le provocazioni corporative

Gentile Direttore,la barca della scienza naviga verso orizzonti sempre nuovi e, per esplorare territori ancora in parte ignoti, richiede oggi un approccio globale - quello della "One Health" - e...