Bene investimenti sul territorio ma senza dimenticare le cure domiciliari per i pazienti cronici

Bene investimenti sul territorio ma senza dimenticare le cure domiciliari per i pazienti cronici

Bene investimenti sul territorio ma senza dimenticare le cure domiciliari per i pazienti cronici

Gentile Direttore,
come giustamente sostiene in un suo recente articolo "Dalla diagnostica dal medico di famiglia alla farmacia dei servizi. La rivincita del “territorio” una parziale e timida "rivincita del territorio" è effettivamente in atto.
 
Ne sono testimonianza concreta i provvedimenti da lei citati quali la previsione di erogazione di prestazioni diagnostiche di primo livello presso gli studi della Medicina Generale e la tanto dibattuta "farmacia dei servizi" che, al di là delle criticità tutte ancora da risolvere, rappresenta un presidio territoriale e capillare irrinunciabile.
 
L'individuazione, o il rafforzamento, di questi due asset per l’ampliamento dell’offerta sanitaria extra ospedaliera, la cosiddetta "Assistenza Territoriale", mi fanno però evidenziare l'ancora totale mancanza di attenzione verso uno degli ambiti prioritari di cura e assistenza dei pazienti cronici, le cure domiciliari.
 
L'attuale contesto delle cure domiciliari, intese come l'insieme delle prestazioni sanitarie e/o sociosanitarie erogate in regime di ADI, delle terapie salvavita che necessitano supporti tecnologici complessi (ventilazione meccanica, nutrizione artificiale, ossigenoterapia, dialisi, ecc..), fino ad arrivare alle Cure Palliative, risulta oggi completamente frammentato e disomogeneo.
 
Tale frammentazione ha due principali ricadute: la prima sul paziente, che riceve prestazioni e forniture da diversi operatori ciascuno responsabile di un pezzo del piano assistenziale con il risultato che l'onere dell'integrazione e della gestione domiciliare del paziente ricade unicamente sul caregiver; la seconda ricaduta coinvolge il Sistema Sanitario, che non è in grado di ricavare e gestire i dati delle prestazioni domiciliari e quindi non riesce a fare una programmazione efficace, né della governance clinica del paziente né della spesa sanitaria correlata.
 
Quello che a mio avviso è urgente avviare è una profonda strutturazione dell'offerta delle cure domiciliari che porti il Sistema ad individuare ed a riconoscere formalmente quei soggetti che sono effettivamente in grado di erogare una reale presa in carico domiciliare dei bisogni sanitari e sociosanitari dei pazienti ormai non più solo genericamente cronici, ma soprattutto fragili e con situazioni di multimorbidità complesse.
 
Gli Homecare provider, soggetti che già oggi assistono per conto del Sistema Sanitario circa 400 mila pazienti da Bolzano a Trapani erogando oltre 3 milioni di accessi domiciliari l'anno, hanno maturato in trent’anni di attività tutte le competenze sanitarie, tecnologiche e logistiche necessarie per essere riconosciuti dal SSN come principali interlocutori della gestione integrata del paziente a domicilio.
 
 
Una efficace presa in carico domiciliare può contribuire sensibilmente a ridurre la pressione di accessi ai pronto soccorso e tutti quei ricoveri definiti impropri causati anche da riacutizzazioni delle patologie croniche facilmente evitabili con un adeguato monitoraggio e  supporto all’aderenza terapeutica.
 
Solo così sarà possibile generare un modello di offerta territoriale davvero integrato, dove per ciascun ambito della rete sia identificato un soggetto (MMG, farmacia, RSA, ambulatorio, Homecare Provider, ecc..) deputato a “prendere in carico” il paziente (intendendo con ciò il ruolo di chi funge da centro di aggregazione dei bisogni dell’assistito), a seconda del bisogno assistenziale che è unico e caratteristico per ogni paziente multi-cronico.

 
Claudio Petronio
Direttore Centrale VIVISOL Italia, Sud Europa e Brasile 

19 Novembre 2019

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