Carenza medici. Contro emergenza condizioni di lavoro migliori e un piano per i medici a Partita Iva

Carenza medici. Contro emergenza condizioni di lavoro migliori e un piano per i medici a Partita Iva

Carenza medici. Contro emergenza condizioni di lavoro migliori e un piano per i medici a Partita Iva

Gentile Direttore,
la carenza di medici è una realtà ormai ben chiara anche alla pubblica opinione e non raramente si parla di “emergenza” o “di bomba pronta ad esplodere”. Il calo del personale medico è stato costante dal 2009 al 2014, con una brusca impennata dal 2014 al 2016, in tutta Italia, con la sola eccezione del Trentino Alto Adige. Particolare rilevanza e pericolosità è l'aspetto dei medici di urgenza che gestiscono i Pronto Soccorsi.
 
Secondo i dati presentati dalla Società Italiana di Medicina Emergenza Urgenza (SIMEU) all'Accademia dei Direttori del 23-24 Ottobre u.s. sono ben 2000 i medici mancanti e molti sono i concorsi che vedono la partecipazione di un numero di candidati inferiore ai posti disponibili o che addirittura vanno deserti.
 
Alcune regioni hanno deliberato rispetto alle iniziative intraprese per colmare gli organici e per rendere più appetibile il lavoro nei Pronto Soccorsi.
 
Il Lazio nonostante la presenza di tre Scuole di Specializzazione in Medicina d'Urgenza, sconta anche fino ad adesso il limitato numero di borse di studio, e il periodo di blocco del turn over correlato al piano di rientro.
 
Il recente Studio Anaao preconizza per il 2025 una carenza di specialisti nel Lazio di quasi 550 unità.
 
Per cercare di superare indenni soprattutto il periodo estivo, le Aziende Sanitarie del Lazio, in assenza di una linea univoca, hanno cercato ogni possibile risorsa pur di tenere aperti i Pronto Soccorso regionali, per la stragrande maggioranza in grande affanno.
 
Sono state incentivate le guardie in prestazioni aggiuntive anche da parte di medici provenienti da altri reparti, sono state contattate e coinvolte le “famose” Cooperative, si sono fatti concorsi utilizzando il Decreto Calabria per coinvolgere gli specializzandi del IV e V anno.

E poi esiste un'altra categoria di medici: i libero professionisti, che in base all'art 7 co. 6 del DL 165/2001, vengono chiamati a svolgere turni di guardia in PS, magari di strutture diverse non solo nella Regione Lazio, ma anche fuori Regione.
 
Gli effetti sulla sicurezza dei malati e degli stessi operatori dovuti all'impossibile controllo dei turni di lavoro cumulati, la mancanza del senso di appartenenza ad un team lavorativo con protocolli e regolamenti condivisi, sono sicuramente delle criticità che sarebbe colpevole ignorare.
 
Come anche non possiamo ignorare che si tratta spesso di colleghi che hanno accumulato anni di esperienza in area emergenza, che non possono accedere ai concorsi perché non specialisti e che per la maggior parte sarebbero disponibili ad un percorso formativo per approdare ad una stabilizzazione.
 
La Commissione Regionale dell’Emergenza dell'Anaao Lazio, in base ad un censimento svolto nell'ottobre 2019, ha quantificato nel Lazio una quota significativa di medici a Partita Iva. E' una realtà totalmente assente nella Aziende Ospedaliere e nelle ASL di Roma Città (ASL Roma 1,2,3), mentre è molto importante nelle provincie (Latina circa 20%, Frosinone 20%, Viterbo 42%) e nella provincia romana (Roma 4 oltre 60%, Roma 5 circa 25%).
 
L'Anaao, nel documento della Commissione Nazionale Emergenza del Novembre 2018 (in allegato), stigmatizzava l'utilizzo di medici non specialisti e non formati in PS, e ancor di più delle Cooperative.
 
E' opportuno pensare, quindi, ad un piano complessivo che veda questi colleghi libero-professionisti, che possono vantare un percorso nell'Emergenza-Urgenza che le aziende presso cui prestano opera devono certificare, per poter accedere in sovrannumero ad una delle tre scuole di specializzazione in MU del Lazio.
 
Potranno quindi continuare a lavorare durante il periodo formativo scegliendo una sola azienda con cui impegnarsi, che a sua volta dovrà convenzionarsi con la Scuola.
 
Alla fine del percorso formativo, con un concorso regionale unico, potranno essere immessi nel SSR garantendo per almeno 2 anni.
 
Ricordiamo inoltre che i concorsi espletati in alcune aziende del Lazio sono andati deserti e sicuramente la causa è da ricercarsi nelle condizioni disagiate dei Pronto Soccorsi per i quali erano stati autorizzati i concorsi (Frosinone, Roma 5, etc…); per ovviare codesta difficoltà si dovrebbe prevedere un premio economico  per coloro che vanno nei luoghi disagiati ed inoltre prevedere che i sanitari con specialità affini alla medicina d’urgenza possano, dopo un periodo di servizio presso il Pronto Soccorso, accedere ai reparti della propria specialità.
 
Guido Coen Tirelli

Segretario Regionale Anaao Assomed Lazio

06 Novembre 2019

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