Che Giorgia Meloni citi Tina Anselmi ma dimentichi il Ssn, non è un buon segnale

Che Giorgia Meloni citi Tina Anselmi ma dimentichi il Ssn, non è un buon segnale

Che Giorgia Meloni citi Tina Anselmi ma dimentichi il Ssn, non è un buon segnale

Gentile Direttore,
ieri lei ha ricordato -commentando i 70 minuti di intervento alla Camera e i successivi 33 della replica del presidente del Consiglio Giorgia Meloni- come la sanità non sia mai entrata nel discorso. Questa omissione ovviamente appare molto grave a chi, come i lettori di questo Quotidiano, ha chiarissimo il rischio di vedere affondare il Servizio Sanitario Nazionale (SSN) così come lo abbiamo ereditato dai suoi genitori politici nobili, tra cui Tina Anselmi pure ricordata nel suo intervento.

La sensazione, perché per ora solo di sensazione si può parlare, è che ancora prevalga nel nuovo Presidente l’atteggiamento tipico di chi ha vinto la campagna elettorale con buoni slogan in assenza di buoni programmi.

Del resto se andiamo a rileggere il programma elettorale di Fratelli d’Italia sulla sanità non trova certo motivi di conforto. E’ un cumulo di luoghi comuni del tutto generici con alcune proposte persino inquietanti come “il rafforzamento della medicina predittiva con un meccanismo di premialità nell’accesso al sistema sanitario per chi segue un regolare e concordato percorso di monitoraggio dello stato di salute”.

Sono parole in libertà che non tengono conto di quello che un politico dovrebbe sapere e cioè che una delle cause delle diseguaglianze di salute è la minore capacità delle classi sociali più disagiate di accedere ai servizi offerti, ad esempio agli screening. Sembra quasi si voglia far passare un messaggio del tipo “Salute e merito” come quello che dovrebbe passare con il nuovo Ministero “Istruzione e merito”.

Una cosa con cui si deve fare i conti è la assenza nella destra sociale (così mi pare possa essere definita quella guidata da Giorgia Meloni) di una adeguata esperienza di buon governo a livello regionale, quella che ti fa toccare con mano i problemi del SSN.

Questa criticità è ben nota a chi conosce la realtà delle Marche in cui la sanità (come tutto il resto) è mal governata da due anni dal centrodestra con un governatore, Francesco Acquaroli, di Fratelli d’Italia e molto vicino all’attuale Presidente del Consiglio. Vicino e apprezzato, tanto che la trionfale campagna elettorale di Giorgia Meloni cominciò proprio dalle Marche.

La stessa scelta del Ministro, il prof. Orazio Schillaci, sembra più dettata dalla necessità di mettere qualche figura di tecnico autorevole in mezzo a una squadra di governo molto politica che da una scelta consapevole dei problemi da affrontare in tema di tutela della salute.

Nella consapevolezza che le valutazioni vanno fatte sui “fatti”, qualche preoccupazione i criteri di scelta di una figura chiave come quella del nuovo Ministro sulla Salute la sollevano. Il Ministro avrà molte priorità che rimandano a temi che sono se non estranei, sono certo molto lontani dalla sua formazione e dalla sua esperienza.

Penso ad esempio al potenziamento dei servizi territoriali e alla integrazione tra sanità e sociale che per il nuovo Ministro, medico specialista ospedaliero e universitario, non sono certamente stati all’ordine del giorno.

Mi permetto di aggiungere che nel dibattito sulla Mission 6 del PNRR l’Università e in particolare le Facoltà di Medicina sono state mediamente latitanti, a differenza di quanto avvenne con la Legge 833 alla cui stesura la componente degli igienisti universitari diede un grande impulso con i Professori Seppilli e Giovanardi oltre, ovviamente, a Giovanni Berlinguer.

Tornando all’Onorevole Anselmi, il Presidente Giorgia Meloni l’ha ricordata come partigiana e come prima donna a rivestire la carica di Ministra, ma non ha fatto come il Presidente Mattarella che a suo tempo ricordò come fu grazie alla sua “ferma determinazione” che la Legge 833/1978 istitutiva del SSN passò.

Relatore di minoranza contro quella Legge fu l’Onorevole Pino Rauti (Msi-Destra nazionale) cui si attribuiscono queste affermazioni: «Questa Riforma è un colossale errore, una avventura demagogica. Vi diamo appuntamento in quest’aula e fuori da quest’aula, presso l’opinione pubblica, per poterlo constatare in avvenire, anche nei tempi più brevi».

Siccome siamo agli inizi e abbiamo spazio per una correzione di tiro o addirittura inversione di rotta come del resto il Presidente Giorgia Meloni sta facendo su più fronti. Facciamoci sentire però.

Claudio Maria Maffei

26 Ottobre 2022

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