Clinicizzazione degli ospedali: Rieti chiama Italia

Clinicizzazione degli ospedali: Rieti chiama Italia

Clinicizzazione degli ospedali: Rieti chiama Italia

Gentile Direttore,

il tema è delicato, ma eluderlo non giova a nessuno. La sanità pubblica nel nostro Paese sta affrontando una delle sue crisi più profonde: mancano medici, aumentano i carichi di lavoro, i pronto soccorso sono sempre più affollati e le liste di attesa ingolfate.

L’esempio del Lazio è emblematico. La Giunta Regionale risponde, infatti, che la grave situazione è il frutto delle precedenti politiche sanitarie, responsabili del disastroso deficit di bilancio ereditato, che paralizza il sistema e rende difficoltosi i processi di cambiamento: lo sentiamo puntualmente a ogni cambio di Governo.

Va ricordato che a metà mandato di questa legislatura, sono state concluse da poco le nomine dei Direttori Generali, gli atti aziendali non sono stati completati e gli obiettivi di programmazione delle aziende, con i relativi incarichi che dovrebbero organizzare i servizi ai cittadini, sono bloccati dal 18 aprile 2023: una lentezza organizzativa esasperante.

Ma guarda caso, quando si tratta di assegnare incarichi apicali, improvvisamente, con un’efficienza inaspettata, cambiano modalità e regole di reclutamento. Spuntano profili provenienti da realtà ben lontane da quella ospedaliera: Case di Cura Accreditate, Istituti Religiosi ma soprattutto Università. Magari con curriculum brillanti, ma estranei alle dinamiche e alle regole del Servizio Sanitario Regionale.

La questione non concerne il valore dei singoli: riguarda il principio generale. È opportuno che una struttura complessa ospedaliera sia assegnata al di fuori del perimetro concorsuale del SSN? È dunque necessario discutere, se una legge datata – il D. Lgs. 517/99 – sia opportuno che oggi venga utilizzata per superare quelle procedure che dovrebbero garantire equità, trasparenza e coerenza come richiesto dai contratti della dirigenza medica pubblica.

La Regione Lazio ha appena approvato l’atto aziendale della ASL di Rieti, utilizzando un protocollo d’intesa con l’Università vecchio di quasi dieci anni senza tener conto delle ricadute funzionali. Quale impatto ricadrà sui servizi rispetto all’attuale situazione nella quale versa il Sistema Sanitario Regionale, la ASL e il territorio della provincia di Rieti? Come potranno conciliarsi i rinnovi contrattuali firmati con le professioni sanitarie? Nella settimana precedente la pubblicazione dell’atto aziendale, la Direzione Salute ha emanato una delibera nella quale stabilisce nuovi criteri di valutazione dei Direttori di Struttura, peraltro disallineati rispetto a quelli approvati con il nuovo CCNL 2019-2021.

A loro viene chiesto di saper gestire risorse, personale, obiettivi, flussi, budget e risultati. È lecito allora chiedersi: chi accede a una struttura complessa con un contratto universitario – senza aver mai gestito nulla all’interno del SSN – è davvero in grado di rispettare questi criteri? E soprattutto: chi lo certifica? Il decreto? L’università? O non sarebbe più logico, per tutti, che a concorrere siano soprattutto coloro in grado di garantire il rispetto delle regole del gioco?

La questione è tutt’altro che tecnica. È prima di tutto etica, ma anche politica e senz’altro sindacale: perché un conto è migliorare il dialogo tra ospedale e università, un altro è utilizzare l’università come canale parallelo per creare scorciatoie nel sistema pubblico. E dire che non ci sono medici disponibili è falso: mancano magari i “primari pronti all’uso”, ma la rete di dirigenti che ogni giorno regge l’urto del sistema – nei reparti, nei turni, nei servizi – esiste eccome. Basta volerla valorizzare.

E poi c’è un punto che non può essere ignorato. La Regione Lazio, con il Decreto n. 469 del 2017, ha stabilito che i servizi sanitari devono essere erogati garantendo la qualità e la sicurezza dei percorsi di diagnosi e cura. È un principio che non può essere ignorato proprio quando si assegna un incarico apicale. Perché chi dirige una struttura deve conoscere il sistema da dentro, con le sue regole organizzative, contrattuali e gestionali. Non può limitarsi a firmare un contratto e poi apprendere in corsa cosa significa guidare un team, pianificare un budget, gestire una lista d’attesa. La qualità e la sicurezza non si improvvisano. E allora: siamo sicuri che, nel 2025, abbia ancora senso affidarsi a una norma del 1999? Siamo sicuri che il sistema sanitario pubblico possa davvero permetterselo?

Se così non fosse ancora una volta si organizzeranno servizi che non soddisfano i cittadini, si sprecheranno risorse che graveranno sul bilancio regionale, ma soprattutto le conseguenze negative le pagheranno i Medici, costretti per l’ennesima volta a lavorare in un sistema ingovernabile, stretti fra l’incudine di una piramide gestionale impossibile da governare e il martello di un’utenza che continuerà a esprimere il suo risentimento e malcontento sugli operatori sanitari.

Pierino Di Silverio
Segretario Nazionale Anaao Assomed

Pierino Di Silverio

03 Giugno 2025

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