Come cambia il clima e quali sono i pericoli per la salute

Come cambia il clima e quali sono i pericoli per la salute

Come cambia il clima e quali sono i pericoli per la salute

Gentile Direttore, il clima sta cambiando rapidamente, e i dati di tutti i principali centri scientifici internazionali sono concordi: l'uomo sta alterando con le proprie attività gli equilibri del pianeta. Il cambiamento è intenso e rapido, tanto che ogni anno le statistiche registrano valori medi che solo pochi anni fa erano impensabili. 

Gentile Direttore, il clima sta cambiando rapidamente, e i dati di tutti i principali centri scientifici internazionali sono concordi: l’uomo sta alterando con le proprie attività gli equilibri del pianeta. Il cambiamento è intenso e rapido, tanto che ogni anno le statistiche registrano valori medi che solo pochi anni fa erano impensabili. Questo incide inevitabilmente sulle condizioni di vita e di lavoro delle persone e sulla salute delle popolazioni, ponendo alla policy problemi nuovi e complessi che le sole dinamiche di mercato non sono in grado di risolvere.

Il 2026: l’emergenza sanitaria del clima estremo

Nel 2026 il clima estremo in Europa è ormai un’emergenza sanitaria a tutti gli effetti. Diverse ondate di calore record hanno colpito il continente già a maggio e giugno, causando migliaia di morti e mettendo sotto forte pressione Pronto Soccorso e DEA. L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha pubblicato una nuova guida per proteggere la popolazione.

Le estati di oggi erano pressoché impensabili cinquant’anni fa, e le conseguenze sulla salute sono dirette: il caldo favorisce la diffusione di zanzare e altri vettori, aumentando il rischio di malattie come la dengue; le notti tropicali impediscono al corpo di riposare a sufficienza; la siccità riduce i raccolti, con ricadute sulla sicurezza alimentare.

Figura 1. Mappa del surriscaldamento in Europa 2026

(Fonte: Eurostat)

I dati: Lancet Countdown 2026

Il quadro è confermato dal nuovo Report Europeo 2026 del Lancet Countdown su salute e cambiamento climatico, che monitora 43 indicatori aggiornati al 2025 e descrive un’Europa sempre più vulnerabile al caldo estremo, alle malattie infettive emergenti, all’insicurezza alimentare e alle disuguaglianze sociali legate al clima.

Il 99,6% delle regioni europee monitorate ha registrato un aumento dei decessi legati al caldo nel periodo 2015-2024 rispetto al 1991-2000 (+52 morti per milione di abitanti l’anno, in media), e gli avvisi sanitari per caldo estremo sono aumentati del 318%.

A pagare il prezzo più alto sono le fasce più fragili: neonati sotto l’anno di età e ultrasessantacinquenni hanno accumulato nel 2024 oltre 2,3 miliardi di giorni-persona di esposizione alle ondate di calore, il dato più alto mai registrato in Europa, con un incremento del 254% rispetto al periodo 1991-2000 (da 460 milioni a 1,63 miliardi di giorni-persona), dovuto sia all’invecchiamento della popolazione sia alla crescita del 129% nella frequenza delle ondate di calore.

Il numero medio annuo di ore in cui il caldo rende rischiosa l’attività fisica leggera o moderata è aumentato di 60 ore (+88%), con ricadute dirette sulla salute cardiovascolare e respiratoria.

Cresce anche il rischio infettivo: l’idoneità climatica alla trasmissione della dengue in Europa è aumentata del 297% rispetto al periodo 1981-2010, favorendo focolai locali trasmessi dalle zanzare Aedes. In crescita anche il rischio legato a West Nile virus, chikungunya e leishmaniosi, mentre la stagione dei pollini allergenici si è allungata di una-due settimane l’anno.

Figura 2 – Stato della terra

(Fonte: Report Europeo 2026 del Lancet Countdown su salute e cambiamento climatico)

I confini planetari in cui l’umanità può riprodursi

I confini planetari (o planetary boundaries) sono i limiti biofisici entro cui l’umanità può operare in sicurezza senza rischiare cambiamenti ambientali catastrofici e irreversibili. Introdotti nel 2009 dallo Stockholm Resilience Centre, sono suddivisi in 9 aree critiche:

1- Cambiamento climatico

2 – Perdita di biodiversità e integrità della biosfera (estinzione di specie ed ecosistemi)

3- Cicli biogeochimici (flussi alterati di azoto e fosforo, spesso dovuti all’agricoltura)

4 – Cambiamento nell’uso del suolo (es. deforestazione e conversione di foreste in terreni agricoli)

5 – Uso di acqua dolce (sfruttamento di fiumi, laghi e acqua nel suolo)

6 – Acidificazione degli oceani

7 – Introduzione di nuove entità (inquinamento chimico da microplastiche, pesticidi, metalli pesanti e scorie radioattive)

8 – Carico di aerosol nell’atmosfera (particolato e polveri che influenzano clima e precipitazioni)

9 – Riduzione dello strato di ozono stratosferico

Il cambiamento climatico agisce come un “effetto domino” su tutti i confini planetari (le 9 regole fondamentali che mantengono stabile l’ambiente). Gli scienziati del Potsdam Institute for Climate Impact Research hanno accertato che l’umanità ha già superato ben 7 di questi 9 limiti di sicurezza.

I pericoli maggiori per l’uomo includono:

Estinzione di molte specie animali e vegetali.

Riduzione delle risorse d’acqua dolce.

Danni all’agricoltura e carenza di cibo.

Diffusione di malattie.

Dalle correnti oceaniche agli ecosistemi, dalle catene alimentari alle formazioni nuvolose: una miriade di elementi compongono il nostro pianeta blu. Come organi di un corpo, interagiscono e si influenzano reciprocamente in molti modi diversi.

Questo è il Sistema Terra: la complessa interazione globale tra la vita e l’ambiente fisico, evolutasi nel corso di miliardi di anni. La sua stabilità è stata il fondamento di tutte le attività umane, dai primi agricoltori alle società moderne. Recentemente, tuttavia, questa stabilità è stata pericolosamente minacciata dalle azioni umane. Stiamo esercitando pressione sul sistema terrestre in molti modi diversi.  Queste nove categorie si influenzano reciprocamente: la distruzione della natura riduce la capacità della Terra di assorbire i gas serra, peggiorando il cambiamento climatico, e il cambiamento climatico e la deforestazione portano a perturbazioni ancora maggiori del ciclo dell’acqua dolce. La misura in cui perturbiamo ciascuna di queste componenti del sistema terrestre determina il futuro del nostro pianeta.

Finora, la Terra è stata in grado di assorbire gran parte di queste pressioni, ma questa capacità di assorbimento ha iniziato a vacillare. Per misurare la pressione che stiamo esercitando sulla Terra, gli scienziati hanno identificato parametri chiave, chiamati Variabili di Controllo, per ciascuna categoria. Misurare lo stato di salute del pianeta nel suo complesso è difficile. Le variabili di controllo non possono fornirci un quadro perfetto e gli scienziati lavorano costantemente per migliorarle e perfezionarle. Ciononostante, queste misurazioni sono indicatrici importanti della salute del nostro pianeta, non diversamente da un esame del sangue diagnostico effettuato dal medico.

La risposta europea: la Call to Action su clima e salute

La Commissione Europea e l’OMS considerano ormai il clima una minaccia alla sicurezza. La nuova Call to Action della Pan-European Commission on Climate and Health definisce il cambiamento climatico una minaccia diretta alla sicurezza e alla stabilità sociale, e propone di trattarlo come emergenza sanitaria pubblica di rilevanza internazionale, per rafforzare il coordinamento tra sistemi sanitari, governi e protezione civile.

Tra le proposte:

Un hub informativo europeo su clima e salute per contrastare la disinformazione; strutture permanenti dedicate nei ministeri della Salute;

Una raccolta dati che tenga conto di età, genere, reddito, disabilità e condizioni sociali; l’integrazione delle competenze climatiche nella formazione di medici e infermieri;

Obiettivi di decarbonizzazione per il settore sanitario;

Il rafforzamento del supporto psicologico nei piani di emergenza, viste le crescenti ricadute di eventi estremi e della perdita della casa o del lavoro sulla salute mentale;

Piani urbani integrati su qualità dell’aria, mobilità sostenibile e spazi verdi.

Figura 3 – I determinati del clima.

(Fonte: Report Europeo 2026 del Lancet Countdown su salute e cambiamento climatico)

Sul piano economico, la Commissione propone di ridurre i sussidi alle fonti fossili e reindirizzare le risorse verso rinnovabili, trasporto pubblico e sanità resiliente al clima — anche perché circa il 94% della popolazione urbana europea è ancora esposta a livelli di particolato fine superiori ai limiti OMS — e di superare il PIL come unico indicatore di progresso, integrandolo con misure di salute, equità sociale e sostenibilità ambientale (citando anche l’esperienza italiana degli indicatori di Benessere Equo e Sostenibile, BES).

Che fare: risposte emergenziali e risposte strutturali

Di fronte a un’emergenza di questa portata, è utile distinguere due livelli di intervento, che rispondono a logiche, tempi e responsabilità diverse.

Risposte emergenziali — scala locale, attivabili subito con le risorse e i poteri già oggi nelle mani di Regioni, Comuni e aziende sanitarie:

Piani caldo comunali con sistemi di allerta precoce e apertura di centri di raffrescamento pubblici;

Rinforzo temporaneo dei turni di pronto soccorso, 118 e rsa nei giorni di allerta rossa;

Protocolli ospedalieri dedicati alle ondate di calore, con monitoraggio prioritario dei pazienti fragili;

Sorveglianza entomologica e disinfestazione mirata contro le zanzare vettrici (aedes);

Ordinanze comunali che limitano il lavoro all’aperto nelle ore più calde;

Comunicazione mirata verso anziani, bambini e lavoratori esposti, con reti di vicinato attivate nei giorni critici;

Supporto psicologico d’urgenza dopo eventi estremi (alluvioni, incendi, ondate di calore).


Risposte strutturali — richiedono consenso politico, tempi più lunghi e investimenti pubblici:

Decarbonizzazione del sistema sanitario e obiettivi net-zero per ospedali e strutture territoriali;

Riqualificazione energetica e climatica di ospedali, case di riposo ed edilizia sanitaria;

Istituzione di strutture permanenti clima-salute nei ministeri della salute e integrazione stabile del tema nei curricula di medici e infermieri;

Investimenti in reti di monitoraggio della qualità dell’aria e accesso pubblico ai dati ambientali;

Riforma fiscale con fissazione del prezzo del carbonio e spostamento della tassazione dal lavoro alle emissioni;

Piani urbani integrati (mobilità sostenibile, zone a basse emissioni, spazi verdi, edilizia efficiente);

Investimenti pluriennali nella prevenzione del rischio idrogeologico e nella protezione delle infrastrutture critiche;

Adozione di indicatori di progresso oltre il pil, che includano salute, equità e sostenibilità;

Politiche di giusta transizione per i lavoratori dei settori ad alto impatto climatico.

La prima lista non basta senza la seconda: senza investimenti e decisioni politiche strutturali, le risposte emergenziali restano un argine sempre più fragile contro un fenomeno che cresce di anno in anno.

(Fonte: da Franco Pesaresi, Difendersi dal caldo si può: le azioni concrete per proteggere la salute, in Italia e nelle nostre città)

Una domanda aperta

Il pianeta, in senso stretto, non è in pericolo: ha già attraversato sconvolgimenti ben peggiori nella sua storia e continuerà a esistere. In gioco sono il benessere e la sopravvivenza della nostra specie, e la capacità delle società europee di proteggere salute, qualità della vita e coesione sociale nei prossimi decenni. La domanda, se le dinamiche attuali dovessero proseguire senza una risposta adeguata, è se prevarrà il “si salvi chi può” o il “siamo nella stessa barca”.

Si ringrazia il collega Andrea Vannucci per i contributi forniti.

Giorgio Banchieri,

Segretario Nazionale ASIQUAS, Docente DiSSE, Università “Sapienza”, Roma

Riferimenti.

OMS/WHO – Linee guida per sostenere il cambiamento climatico, 2026

Call to action della Pan-European Commission on Climate and Health 2026

IPCC – Cambiamenti climatici per tutti, 2026;

Report Europeo 2026 del Lancet Countdown su salute e cambiamento climatico

03 Agosto 2026

© Riproduzione riservata

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