Connessi alla sicurezza: la nuova era della risonanza magnetica da remoto

Connessi alla sicurezza: la nuova era della risonanza magnetica da remoto

Connessi alla sicurezza: la nuova era della risonanza magnetica da remoto

Gentile Direttore,
la risonanza magnetica da remoto sta evolvendo da concetto futuristico a risposta concreta alle pressioni organizzative che gravano sulla radiologia moderna. Le console “remote-ready”, collegate tramite canali criptati, permettono al personale di pilotare lo scanner da una postazione esterna, visualizzare la pianificazione in tempo reale e comunicare con il paziente tramite interfono o video; le piattaforme più avanzate integrano algoritmi di intelligenza artificiale che perfezionano il posizionamento e consentono a un secondo tecnico, collegato da remoto, di supervisionare contemporaneamente l’attività nella sala.

Ogni installazione richiede rigorosi test di rete — velocità, latenza e affidabilità — oltre a simulazioni di carico per validare il comportamento sotto traffico intenso e piani di emergenza che garantiscano la continuità operativa in caso di perdita di connettività. Il software di scansione deve includere videoconferenze bidirezionali con indicatori chiari che mostrino chi ha il controllo, permettendo così al tecnico remoto e all’operatore in sede di vedersi a vicenda e condividere la visualizzazione della console e della sala scanner.

Con l’introduzione di specifiche raccomandazioni nel Manuale sulla Sicurezza in Risonanza Magnetica dell’American College of Radiology (ACR) 2024 (1), la risonanza magnetica da remoto compie un passo decisivo verso un riconoscimento formale: gli standard di sicurezza tradizionali restano invariati, ma la presenza fisica di un operatore certificato MR Safety Level 2 — formato sui rischi specifici della RM e autorizzato ad accedere alle Zone III e IV, le aree a rischio più elevato — resta obbligatoria.

Le opinioni degli esperti rivelano le sfumature del dibattito. In questo contesto, la voce di Tobias Gilk (2), uno dei massimi esperti mondiali in sicurezza MRI, ha un peso particolare. Gilk riconosce che il modello da remoto, se adeguatamente regolamentato, può essere utile e sicuro, specialmente considerando le crescenti difficoltà nel reperire tecnici specializzati: in molte aree, la carenza di personale sta già limitando l’accesso ai servizi diagnostici. Le sue osservazioni rappresentano anche un chiaro appello alla responsabilità professionale. Gilk avverte che, proprio perché la RM richiede relativamente pochi interventi in tempo reale, la presenza consapevole del tecnico è sempre stata — e rimane — l’elemento chiave per garantire la sicurezza. Il suo messaggio è inequivocabile:
“Non possiamo permettere che l’assenza dell’ideale ci impedisca di perseguire il possibile.
Ma nemmeno possiamo accettare che l’assenza di regolamentazione diventi un lasciapassare per scorciatoie rischiose.”

Samuel Oliveira (3), specialista in risonanza magnetica da remoto, pur condividendo gli stessi principi di sicurezza, osserva che il Manuale 2024, più che favorire una vera tele-operazione, di fatto replica l’impostazione tradizionale: i rigidi requisiti di presenza in sede, l’assenza di un riconoscimento formale dei flussi di lavoro da remoto e la mancanza di standard per comunicazione, gestione delle emergenze o formazione dei tecnici da remoto rendono il documento più una risorsa teorica che una guida pratica. Linee guida ancora ancorate a presupposti tradizionali impongono tre operatori, protocolli di comunicazione da remoto e percorsi formativi dedicati, rischiando di far lievitare i costi oltre i benefici e scoraggiando l’adozione con direttive eccessivamente teoriche.

Dal punto di vista regolatorio, tutti i flussi audio-video e DICOM devono transitare attraverso canali criptati end-to-end in piena conformità al GDPR e alle normative locali: la privacy del paziente richiede informazioni chiare, consenso esplicito, monitor collocati in aree riservate e registrazioni criptate. Le organizzazioni devono adottare policy documentate che definiscano ruoli, flussi decisionali e piani formativi per guasti tecnici o emergenze, supportati da autenticazione a più fattori, audit dei log, verifiche sull’integrità delle immagini e tracciabilità completa del processo diagnostico.

Se correttamente implementati, i sistemi da remoto offrono benefici tangibili: superano i vincoli logistici, diffondono la competenza specialistica nei siti periferici e riducono sensibilmente i tempi di attesa. Tuttavia, esistono svantaggi intrinseci legati all’assenza fisica: segnali sottili — come la presenza accidentale di oggetti ferromagnetici o lievi cambiamenti nelle condizioni del paziente — possono sfuggire al controllo remoto; un’eccessiva dipendenza dalla modalità a distanza può indebolire la formazione in sede, offuscare i ruoli e intaccare la coesione del team.

Il vero equilibrio deve essere trovato tra la centralizzazione delle competenze e la salvaguardia dell’autonomia locale, garantendo il supporto specialistico senza creare dipendenze e mantenendo sempre la sicurezza, la formazione e la qualità diagnostica al centro dell’attenzione.
La risonanza magnetica da remoto non è un’automazione da subire, ma un progetto condiviso e regolamentato, in cui il Tecnico Sanitario di Radiologia Medica diventa protagonista della trasformazione digitale, unendo le competenze tradizionali alle nuove capacità per trasformare l’innovazione in vero progresso per i pazienti e per il sistema sanitario

Giuseppe Scappatura
TSRM presso la UOC di Radiologia del GOM di Reggio Calabria

BIBLIOGRAFIA
(1) https://www.acr.org/Clinical-Resources/Clinical-Tools-and-Reference/radiology-safety/mr-safety
(2) https://scholar.google.com/citations?user=jHbjvYcAAAAJ&hl=en
(3) https://www.linkedin.com/in/samueloliveiramri/
(4) https://it.linkedin.com/in/giuseppe-scappatura-3bb112137

28 Aprile 2025

© Riproduzione riservata

Case della Comunità: non bastano edifici, serve un progetto
Case della Comunità: non bastano edifici, serve un progetto

Gentile direttore,da medico di medicina generale, guardo con amarezza al fallimento della riforma promossa dal ministro della Salute, Orazio Schillaci. Un’amarezza che nasce non solo dai contenuti discutibili della proposta,...

Il “Buco Bianco” della Leadership: il limite strutturale che frena il post‑professionalismo
Il “Buco Bianco” della Leadership: il limite strutturale che frena il post‑professionalismo

Gentile direttore,nel dibattito sull’evoluzione delle professioni sanitarie, l’attenzione si concentra spesso su competenze ibride, innovazione tecnologica, nuovi modelli organizzativi e integrazione multiprofessionale. Tuttavia, esiste un elemento meno visibile ma decisivo...

L’algoritmo decide, il professionista risponde: il vero nodo dell’IA in sanità
L’algoritmo decide, il professionista risponde: il vero nodo dell’IA in sanità

Gentile Direttore,nel dibattito sanitario si parla sempre più spesso di intelligenza artificiale. Si discute delle sue potenzialità, dei benefici attesi, della capacità di migliorare processi, ridurre tempi e supportare le...

Senza un ponte tra ospedale e territorio, la riforma resta incompiuta. Internisti pronti a collaborare
Senza un ponte tra ospedale e territorio, la riforma resta incompiuta. Internisti pronti a collaborare

Gentile Direttore, la riforma della medicina territoriale è una delle sfide decisive per il futuro del Servizio sanitario nazionale. Case di Comunità, Ospedali di Comunità, Centrali operative, telemedicina e assistenza...